Olga espulsa senza un perché – di N.Aspesi

11/03/2003

Storia di una delle tante colf immigrate "punite" dopo aver chiesto il permesso di soggiorno
Olga espulsa senza un perché
 
 
Pagina 1 e 15 – Cronaca
 
LA STORIA
Mercoledì la polizia l´ha accompagnata in questura, venerdì era già in volo verso l´Ucraina
Lo choc di Olga, colf laureata rispedita a casa senza un perché
          Lavorava da quattro anni in una famiglia "Ce l´hanno portata via senza spiegazioni"

          NATALIA ASPESI
          SAPPIAMO che si chiama Olga ma niente di più, ma siccome è certamente una signora, la chiameremo signora Olga. La fotografia ci mostra una giovane donna graziosa, bionda e ben pettinata, che porta con eleganza sopra un vestito a fiori il grembiulino bianco da domestica inappuntabile. Al suo paese, l´Ucraina, si è laureata in zootecnia, ma è dovuta venire in Italia per trovare un lavoro.
          Inerente al suo sapere e alla sua specializzazione? Sarebbe stato bello, ma non era possibile. Però quattro anni fa ha trovato un posto di cameriera presso una famiglia milanese. Quel mestiere lo ha fatto sino ad ora con la dignità e l´impegno, questo dice la sua "signora", che le derivano non solo dal bisogno, ma anche dall´intelligenza, dalla cultura, dal sapere valutare la situazione, le sue necessità, il senso di assoluta civiltà di chi le ha dato fiducia e l´ha accolta in casa senza diffidenza. Valutandola per le sue capacità, per la sua educazione, i suoi modi gentili.
          Forse il torto della signora Olga è quello comune a tante immigrate: di non sembrarlo, di non portare su di sé il segno della diversità, il colore della pelle, lo sguardo inquieto, la scarsa conoscenza dell´italiano. Di poter diventare un´infiltrata, una qualsiasi signora bionda che lavora e si guadagna da vivere, una come tante: italiana, ucraina, cosa importa? Importa e come, perlomeno a quella vendicativa legge Bossi-Fini a cui queste lavoratrici, questi lavoratori, che hanno la sfortuna (o la fortuna?) di non poter vantare quelle origini celtiche che i leghisti come Borghezio si sono inventati per sentirsi superiori, sì superiori, proprio loro, anche a una signora bionda, laureata, lavoratrice, di religione cristiano ortodossa, multilingue (ucraino, russo, italiano, e quasi certamente inglese, ma purtroppo non il bergamasco stretto).
          E´ curioso che la signora Olga e tanti altri stranieri che avevano trovato nelle famiglie, nei ristoranti, nelle fabbriche italiane un lavoro, l´apprezzamento delle loro qualità, e anche, come nel suo caso, stima e affetto, siano stati espulsi a causa di un bollino rosso applicato accanto al loro nome nel momento in cui invece avrebbero dovuto ottenere il permesso di soggiorno: perché era con un passaporto rosso (Guido Brignone ne fece un film nel ’35, con Isa Miranda) che il fascismo umiliava i nostri connazionali costretti ad emigrare per non morire di fame.
          Da un minuto all´altro la signora Olga, con il suo grembiulino bianco che ha appena fatto a tempo a togliere, è diventata una indesiderata, un pericolo, una nemica del nostro Paese. Quale sia stato il suo crimine non lo sa ancora, anche se ormai l´hanno ributtata a Kiev, a 500 chilometri dal suo paese, con il passaporto che in Italia le era stato requisito, ogni sogno di normalità infranto, la dignità umiliata, un senso di spaesamento e ingiustizia causato da una legge indegna del nostro Paese.
          Il cinema ha già raccontato fatti simili, come quel "Storie" dell´austriaco Hanneke, che mostra la solitudine, il dolore, la desolazione di una emigrata rumena costretta a mendicare, cosa invisibile nelle strade di Parigi. Dunque si capisce solo adesso quale era la trappola: rintracciare attraverso la spontanea richiesta di permesso di soggiorno, da parte di chi, avendo un lavoro e una casa ne avrebbe avuto diritto, quegli stranieri che in passato, qui o altrove, si erano resi colpevoli di qualcosa. Nessuno sa cosa abbia commesso di tanto abominevole la signora Olga prima di quattro anni fa, prima di essere accolta in casa di Marisa Longo, un´altra signora bionda, italiana però, che la stima, la considera una persona per bene, affidabile, le si era affezionata, come il marito e i figli. E questo è lo scandalo: più dell´espulsione, la totale mancanza di spiegazione sui motivi della decisione.
          Mercoledì scorso hanno suonato il campanello, la signora Olga è andata ad aprire, c´erano due poliziotti che senza dare spiegazioni a nessuna delle due signore l´hanno prelevata, portata in questura così come era, per un "accompagnamento sociale". Inutilmente la signora Marisa ha protestato, ha chiesto spiegazioni. La signora Olga ha telefonato più volte con il cellulare alla signora Marisa, che ha incaricato il suo avvocato di andare al centro di via Corelli dove però non l´hanno lasciato parlare con nessuno né gli hanno dato spiegazioni. Venerdì alle cinque del mattino la signora Olga è stata portata alla Malpensa e imbarcata su un aereo. Sabato avrebbe dovuto presentarsi all´udienza per la convalida del suo permesso. La signora Marisa è indignata: lei come tanti, ha perso un aiuto prezioso, ma soprattutto si è trovata impotente, si è sentita anche lei una persona svalutata, una straniera nel Paese della Bossi-Fini: di Bossi e di Fini.