Ok delle imprese all’accordo sul Sud

04/11/2004

              giovedì 4 novembre 2004

              sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 17
              CONCERTAZIONE • Consensi unanimi all’intesa sul Mezzogiorno sottoscritta martedì in Confindustria da organizzazioni imprenditoriali e sindacati
              Ok delle imprese all’accordo sul Sud
              Emendamento alla Finanziaria: a Sviluppo Italia un progetto-pilota per la gestione dei nuovi incentivi Favorito l’afflusso dei capitali di rischio per le Pmi e gli spin off generati dalle università

              BARBARA FIAMMERI

              ROMA • «Era ora!». Il commento degli imprenditori del Mezzogiorno è sintetico ma eloquente. L’accordo sul Sud, sottoscritto martedì in Confindustria da imprese e sindacati (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri), raccoglie consensi unanimi e fa breccia anche in Parlamento. Proprio ieri, è stato approvato un emendamento del Governo alla Finanziaria che introduce un nuovo sistema di incentivazione per attrarre gli investimenti.

              A gestire il progetto-pilota sarà Sviluppo Italia che potrà contare sulle risorse del Fondo aree sottoutilizzate per finanziare i nuovi investimenti attraverso: un contributo in conto interessi a valere su mutui di durata non inferiore a cinque anni e non superiore a dieci, che potrà coprire fino al 50% dell’intervento agevolato; un contributo in conto capitale fino al limite massimo del 20% degli investimenti ammissibili e/o «partecipazioni temporanee al capitale sociale, in misura non superiore al 15 per cento».


              La norma ricorda che il cumulo delle agevolazioni non potrà valicare i vigenti limiti massimi di intensità di aiuto previsti dalla Ue e che il nuovo sistema sarà operativo solo dopo aver ottenuto l’approvazione di Bruxelles.

              Una precisazione scontata, che tuttavia non diminuisce l’importanza di questo nuovo intervento che può essere letto come una prima risposta positiva alle richieste contenute nel documento sottoscritto martedì, nel quale si sottolineava la necessità di interventi selettivi capaci di rendere più attraente l’offerta Sud. Di fatto i nuovi incentivi, proposti dal Governo e entrati ieri in Finanziaria, rappresentano una estensione della legge 181 sulle aree di crisi siderurgica (già gestite da Sviluppo Italia) a tutte le imprese che vogliano operare al Sud «capaci — si legge nella norma — di produrre effetti economici addizionali e durevoli e tali da generare esternalità positive sul territorio».

              Non solo. Sempre ieri è stato approvato un altro emendamento del Governo per «favorire l’afflusso di capitale di rischio verso le piccole e medie imprese innovative localizzate nel Mezzogiorno», con particolare attenzione agli spin-off generati da Università e centri di ricerca. La norma consente infatti al ministero per l’Innovazione e le tecnologie guidato da Lucio Stanca di «sottoscrivere e alienare quote di uno o più fondi comuni di investimento, non superiori alla metà del patrimonio, promossi e gestiti da • una o più Sgr».


              Due scelte in linea con le proposte di rilancio previste dal documento sottoscritto da imprese e sindacati. «Il Mezzogiorno in questi anni è cresciuto più del Nord proprio perché abbiamo potuto contare su incentivi che in parte compensano i gap competitivi che le imprese meridionali sono costrette a sopportare — dice Gianni Lettieri, neopresidente dell’Assindustria di Napoli e presidente della Mcm holding spa, gruppo tessile cui fanno capo otto società con circa 800 addetti — ma dobbiamo stare attenti, perché già Galles e Irlanda hanno messo a disposizione aiuti a fondo perduto simili a quelli italiani e Francia e Germania stanno facendo altrettanto». E non bisogna mai dimenticare che «per operare al Sud — spiega — si pagano costi assai più alti che altrove, dall’energia, ai servizi, ai trasporti, al credito: se vogliamo attrarre investimenti dobbiamo dunque offrire qualcosa in cambio».


              Insomma, il Sud può diventare appetibile solo se «il prospetto informativo» dell’offerta sarà adeguato. «Ho usufruito della 488 due volte, alla fine degli anni 90 e nel 2001, e con l’aiuto pubblico ho rivoluzionato lo stabilimento», racconta Antonio Quarta, imprenditore di Lecce alla guida di una delle prime aziende italiane nella produzione di caffè. «La mia esperienza con la questa legge è stata dunque molto positiva ma non escludo che una rivisitazione la possa ulteriormente migliorare. Credo — aggiunge — che, come correttamente viene sottolineato dal documento sottoscritto in Confindustria, sarebbe opportuno prevedere diverse forme di sostegno perché diverse sono le esigenze delle imprese; ad esempio per realtà consolidate forse è molto più attraente un’ipotesi di sconto fiscale».


              Ma il sostegno alle imprese che operano al Sud non deve essere limitato agli incentivi. «Fanno bene le parti sociali a ribadirlo», dice Luigi Greca, siciliano, che a Gela ha realizzato lo stabilimento della Ascot. «La mia azienda produce centrali elettriche e gruppi ellettrogeni prevalentemente per l’estero e in particolare per i Paesi arabi e africani — spiega — tuttavia per un’impresa del Sud le difficoltà di poter competere sui mercati internazionali sono enormi: a me ci sono voluti 10 anni di duro lavoro. Forse se avessi avuto qualcuno disposto a insegnarmi le strade da percorrere ne sarebbero bastati due».