OIL: come la crisi ha colpito il lavoro in Europa

OIL: come la crisi ha colpito il lavoro in Europa. Giudizio positivo sul sistema italiano della Cassa Integrazione

27/02/2012

La crisi finanziaria ed economica ha senza ombra di dubbio creato nuove disuguaglianze nel mercato del lavoro, rafforzato quelle preesistenti e aggiunto ulteriori elementi di tensione: questo in estrema sintesi il messaggio dello studio “Le disuguaglianze del lavoro durante la crisi. Evidenze dall’Europa” (Work Inequalities in the Crisis: Evidence from Europe ), lanciato in questi giorni dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).

Il rapporto analizza gli effetti della crisi sull’occupazione, i salari, le condizioni di lavoro e il dialogo sociale, mettendo a confronto quattordici ricerche condotte su base nazionale in trenta paesi europei e considerando diverse categorie di lavoratori e i loro settori di attività.

Le conclusioni a cui giungono gli autori dello studio possono essere così riassunte:

    • il primo elemento che determina disuguaglianza deriva dagli effetti eterogenei degli interventi in materia di occupazione, a partire dal lavoro atipico o a tempo determinato, imposti alla popolazione attiva. Un macroscopico esempio è dato dalla Spagna, dove il 90% delle perdite di posti di lavoro ha riguardato proprio lavoratori a tempo determinato.
    • Alcune fasce sono state colpite più duramente: in quasi tutti i paesi presi in esame la disoccupazione dei giovani ha subito un’impennata, due volte più alta di quella degli adulti. Così come si sono trovati a fronteggiare una situazione molto seria i lavoratori a bassa qualifica.
    • La disoccupazione maschile sarebbe aumentata più di quella femminile, perché la crisi ha investito soprattutto settori come l’edilizia in cui è nettamente maggioritaria la presenza di lavoratori. Come è evidente, questa considerazione e il relativo commento si basano solo sui dati disponibili e non evidenziano la predominanza di lavoratrici nel precariato, sulle quali si sono abbattuti i primi effetti devastanti della recessione.
    • Gli stipendi sono diminuiti un po’ dappertutto. Gli autori sottolineano il ruolo significativo svolto dalla contrattazione di alternative ai licenziamenti, generalmente sotto forma di riduzione dei salari e/o dell’orario di lavoro. Le donne sono state le prime vittime delle riduzioni retributive.
    • Si sono accentuati gli scarti retributivi tra la parte alta e quella bassa del mercato del lavoro, con un notevole incremento delle lavoratrici e dei lavoratori poveri. Secondo Eurofound 2010, il 40% dichiara di avere delle difficoltà ad arrivare alla fine del mese; sono soprattutto donne e uomini che lavorano a tempo e “autonomi” (senza contratto o con contratti precari).
    • La diminuzione o la soppressione dei meccanismi di conciliazione tra vita professionale e vita familiare ha contribuito ad aumentare le situazioni di stress delle donne.

Lo studio dell’ OIL cita una serie di “buone pratiche” attuate dai governi per affrontare la crisi. Tra queste troviamo il "miracolo tedesco" del basso tasso di disoccupazione che è stato raggiunto anche grazie all’aumento del numero di contratti di lavoro a orario ridotto; il caso della Svezia, che ha istituito misure specifiche per aiutare i giovani a mantenere il posto di lavoro o a partecipare a corsi di formazione; il caso dell’Italia, dove il sistema della “cassa integrazione” ha, seppure parzialmente, in qualche modo contribuito a contenere gli effetti immediati della disoccupazione. Fa anche riferimento all’efficacia di quelle politiche industriali volte a sostenere i settori in difficoltà, come l’edilizia e le automobili, e finanziate con fondi pubblici.

Le nuove riforme del mercato del lavoro adottate nel 2012 con l’obiettivo di stimolare la competitività, come ad esempio il blocco dei salari minimi e i tagli alla protezione sociale in Spagna, la decisione di moltiplicare i meccanismi a tempo parziale in Francia, la moderazione salariale e l’aumento di impieghi a bassa remunerazione in molti paesi, potrebbero avere come conseguenza diretta quella di aumentare le disuguaglianze. Inoltre, sempre secondo lo studio, un numero maggiore di persone diventerà più vulnerabile alle crisi future.

A lungo termine, avverte lo studio, la crisi potrebbe ancora segnare un’ulteriore battuta d’arresto ai progressi compiuti in Europa per migliorare la qualità dei posti di lavoro e delle condizioni di lavoro. Per esempio, la riduzione delle spese per la formazione a livello di impresa insieme alla diminuzione dei programmi di formazione finanziati dallo Stato avranno di certo un effetto negativo sul lungo periodo.

A cura di Silvana Cappuccio