Ogni giorno quattro vittime sul lavoro

10/12/2007
    sabato 8 dicembre 2007

      Pagina 4 – Economia

        Dossier

        Ogni giorno quattro vittime sul lavoro

          Crescono gli infortuni. A rischio il lunedì e le prime ore dei turni

            Nel 2006 ci sono stati 1350 decessi, che interrompono la discesa degli anni precedenti. Edilizia, costruzioni e siderurgia i lavori più pericolosi

              ROBERTO MANIA

              ROMA – Quasi quattro morti al giorno. Soprattutto il lunedì, nelle prime ore del turno di lavoro. Si muore nei cantieri edili, nelle piccole imprese, negli altoforni siderurgici. Si muore per una distrazione, per i ritmi insostenibili, per la violazione delle norme sulla sicurezza. Sul lavoro muoiono più uomini che donne, più al nord che al sud. Poi ci sono gli stranieri (rumeni in testa) e anche i precari. Non ci sono differenze.

              È questa l´Italia che muore sul lavoro così come emerge dal Rapporto dell´Inail del 2006 e dall´ultima indagine dell´Ispesl (l´Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro). Tabelle che ci dicono anche che nel 2006 le morti bianche sono aumentate quasi del 6 per cento. Per avere quelli del 2007 bisognerà ancora aspettare, ma il trend è allarmante quanto silenzioso.

              Nel 2005 i morti denunciati all´Inail erano stati 1.274, 76 meno dell´anno scorso, quando si è superata la soglia "psicologica" dei 1.300. Per il 2006 l´Inail (nell´ultimo rapporto non ci sono i dati definitivi) stima 1.350 morti bianche. E c´è un dato che più di altri parla del deterioramento della qualità delle condizioni di lavoro: quello relativo ai decessi avvenuti «specificatamente – come scrive l´Inail – nell´esercizio dell´attività lavorativa». Insomma non quelli "in itinere" cioè di chi è morto recandosi al lavoro. I primi – quelli davvero sul posto di lavoro – sono cresciuti nell´ultimo anno di 50 unità, mente gli altri sono diminuiti di 20 unità tra il 2006 (255 casi) e il 2005 (275 casi).

              Quasi uno sui cinque muore il lunedì (il 18,80 per cento), perché – probabilmente – dopo il weekend il livello di attenzione è più basso. Tant´è che la percentuale di decessi lungo la settimana decresce lentamente con una piccola inversione di tendenza il giovedì: il 17,94 per cento il martedì, il 17,14 per cento il mercoledì, il 17,41 per cento il giovedì, il 16,21 il venerdì. Infine sabato e domenica: rispettivamente il 9,99 per cento e il 2,51 per cento. Si muore – paradossalmente – più nelle prime ore del turno (quasi il 16 per cento dei casi) e meno nelle ore di straordinario (poco più del 3 per cento), secondo le elaborazioni dell´Ispesl.

              La fascia d´età più colpita dagli infortuni mortali è quella compresa tra i 35 e i 49 anni sia per gli uomini (il 36,9 per cento dei casi nel 2006), sia per le donne (il 44,5 per cento), seguita dalla classe 18-34 (28,3 per cento per gli uomini e 40,6 per cento per le donne).

              Colpisce che nella sola provincia di Trento siano stati 20 i morti sul lavoro (nel 2005 erano stati 7), ma il record spetta alla Lombardia (232), seguita dall´Emilia Romagna (119), dal Veneto (115) e dal Piemonte (109). Circa il 50 per cento degli infortuni mortali si è verificato nelle regioni centrali e meridionali.

              Nel 2006 si è registrato un calo delle morti nell´agricoltura, nell´industria metalmeccanica, nei trasporti, nel comparto alberghiero e nel turismo, mentre le vittime sono cresciute nel settore delle costruzioni, dove è sempre più importante il contributo degli extracomunitari che ormai rappresentano il 15 per cento di chi muore lavorando nelle costruzioni.

              Il rischio di morire è più alto per chi lavora nella trasformazione dei metalli. Come, appunto, alla ThyssenKrupp di Torino.