“ogginItalia (2)” Pezzotta: «Un nuovo patto sociale? Ormai è troppo tardi»

25/05/2005
    mercoledì 25 maggio 2005

      IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CISL: SI SCOPRONO ADESSO DATI CHE IL SINDACATO ANNUNCIAVA DA ANNI

        intervista

          «Un nuovo patto sociale?
          Ormai è troppo tardi»
          Pezzotta: la concertazione non può essere un’autoambulanza
          Tradite dal governo le intese sottoscritte nel 2002 e nel 2003

          Raffaello Masci

            ROMA

            SEGRETARIO Pezzotta, ha sentito l’Ocse? Il Paese sta andando a rotoli e serve un patto sociale.

              «E allora? Adesso che stanno parlando i nuovi guru – Istat, Eurostat, Ocse – si va diffondendo l’allarme. Ma guardi che la situazione stava precipitando già anni fa, e noi l’abbiamo segnalata».

              Il sindacato rigorista? Mi pare un’esagerazione.

                «No, guardi, l’esagerazione, semmai, è non voler riconoscere la coscienza critica che il sindacato ha avuto in tutti questi anni, sui temi della crescita e dell’innovazione. Si ricorda il “patto per l’Italia” del 2002? Lì c’era un discorso serio sull’innovazione, la ricerca, il Sud, le infrastrutture. Cioè su quei settori che, se fossero stati presi minimamente in considerazione, forse adesso lei mi intervisterebbe su altro. E non ho finito: l’anno successivo, nel 2003, giusto in questo periodo, abbiamo presentato un altro patto, condiviso con Confindustria (fatto inedito), in cui mettevamo il governo di fronte alla necessità di affrontare i rischi della recessione. Questi sono fatti o no?».

                La conclusione di questo suo discorso è: se il governo non c’è stato a sentire, adesso che vuole?

                «Francamente non ho visto uno scatto di reni da parte di chi ha guidato la politica economica. Ho visto invece l’acuirsi di una crisi in maniera devastante: aziende che chiudono, altre che delocalizzano, aree di crisi in cui la situazione si cronicizza. Per capire tutto questo non dovevamo mica aspettare l’analisi dell’Ocse: era tutto sotto i nostri occhi. Ma il governo ha tirato dritto, senza sentire né noi né altri».

                Dialogo finito, insomma. Ma lei, Pezzotta, non era per la concertazione?

                «Noi siamo sempre stati convinti che la concertazione fosse l’unica via per trovare soluzioni condivise ai problemi del Paese. Ma sa bene che da questo orecchio l’attuale governo non ci ha mai sentito. Ora la invoca? Ma siamo seri: la concertazione non è come l’ambulanza che si chiama solo quando ce n’è bisogno. O si accetta o non si accetta».

                Vabbene, ma ora come forza sociale non potete mettervi sull’Aventino. Se il Paese ha bisogno di un patto …

                  «Il sindacato non intende affatto arroccarsi su una posizione di rifiuto. Dico solo che per trattare bisogna avere qualcosa da dare, e il sindacato ormai non ha più niente: vediamo tutti come vivono i pensionati, come le famiglie stentano ad arrivare a fine mese, come tariffe e servizi siano aumentati».

                  Adesso però ci sono, in rapida successione, il documento di programmazione economica e la Finanziaria: il governo vi consulterà. Potrebbe essere l’occasione buona per riprendere un dialogo.

                  «Anche senza attendere queste scadenze, noi abbiamo già presentato un pacchetto di proposte al governo: lotta al lavoro nero, all’evasione fiscale, all’inflazione, e controllo (nei limiti in cui si può ancora) delle tariffe. Inoltre restituzione del fiscal drag e adeguamento periodico delle pensioni secondo quanto previsto già dalla legge Dini».

                  Ha detto tutto meno che il taglio dell’Irap per le imprese.

                    «Allora lo aggiungo subito, ma a patto che mi dicano come si paga poi la sanità. Perché non è possibile rigettare tutto sulla fiscalità generale. Ovvio. Dunque bene il taglio dell’Irap se questo giova alla competitività delle imprese, ma restituiamo anche un potere di acquisto ai redditi più bassi, anche in vista di un rilancio dei consumi. Non è possibile invece, battere cassa da chi ormai ha già dato. E’ chiaro?».