“ogginItalia (1)” L’Ocse: Italia in recessione per tutto il 2005

25/05/2005
    mercoledì 25 maggio 2005

      NEL RAPPORTO ANCHE UNA BUONA NOTIZIA: LA DISOCCUPAZIONE POTREBBE SCENDERE
      L’Ocse: Italia in recessione per tutto il 2005
      «Crescita lenta solo a fine anno, deficit al 4,4%, il debito salirà anche nel 2006»

        Stefano Lepri

        ROMA
        Recessione piena, dice ora l’Ocse: -0,6% quest’anno. Più che il malato d’Europa, l’economia italiana appare il malato dell’intero mondo industriale, dato che tra i 30 Paesi più avanzati, membri dell’Ocse, nessuno ottiene pronostici peggiori per il 2005 e 2006. Serviranno due-tre anni di sacrifici per rimetterla in piedi, ipotizza il capo dell’ufficio studi Jean-Philippe Cotis, responsabile del rapporto semestrale (Outlook) diffuso ieri a Parigi.

          Nel documento di ieri compaiono le previsioni aggiornate che mancavano nel rapporto-Paese sull’Italia della settimana scorsa. Sui conti del nostro Stato, i numeri dell’Ocse sono i peggiori usciti finora da qualsiasi fonte: deficit pubblico al 4,4 del prodotto lordo nel 2005, in tendenza al 5,1% nel 2006, con debito pubblico accumulato in crescita in entrambi gli anni. E non è consueto che l’Ocse, organizzazione intergovernativa senza poteri di sorveglianza, si collochi tanto distante dalle cifre ufficiali fornite dai governi dei Paesi membri.

          L’Italia dunque è in rotta verso una violazione flagrante del Patto di stabilità europeo, anche nella forma rinnovata e attenuata in vigore dalla fine di marzo. Non sarà il solo dei 12 Paesi euro a superare il limite del 3% di deficit rispetto al Prodotto interno lordo – «circa metà» lo faranno, scrive l’Ocse – ma sarà quello che trasgredirà di più dopo il Portogallo, e resta di gran lunga in testa per peso del debito accumulato (a fine anno è prevista una risalita al 108% del prodotto lordo, grosso modo il livello del 2002).

          In un riquadro a parte, il rapporto ironizza sui trucchi per abbellire i bilanci adottati in diversi Paesi, che «talvolta vengono alla luce solo in ritardo, con revisioni ufficiali dei conti adottate dopo il cambio delle maggioranze di governo»: è già accaduto in Grecia e Portogallo. Il caso italiano «pone particolari rischi» perché l’alto livello del debito «peserà sulla fiducia delle imprese e dei mercati», mentre «le elezioni politiche previste per il 2006 potrebbero trattenere dalla necessaria azione per ridurre il deficit».

          La crisi dell’Italia è l’aspetto più grave del «cronico fenomeno di scarsa resistenza agli shock e di divergenti andamenti economici all’interno dell’area euro» che in prospettiva può mettere a rischio «la credibilità della stessa Unione economica e monetaria». L’Ocse, ha detto Cotis, auspica che di fronte alla bassa crescita la Banca centrale europea decida presto, «entro la primavera» di tagliare all’1,5% il costo del denaro, da tempo fermo al 2% (ma da Francoforte si risponde no); e suggerisce che «nel lungo periodo» le politiche economiche dei Paesi euro divengano più omogenee tra di loro.

          Come già nel rapporto-Paese, l’Ocse nota che nell’economia italiana «il settore aperto alla concorrenza, indebolito da anni di eccessiva inflazione da costi, ha perduto e continua a perdere quote di mercato a un ritmo inquietante»: qui sta la causa della attuale recessione. Il volume delle esportazioni italiane risulta stazionario quest’anno a fronte di una crescita vigorosa del commercio mondiale; la bilancia dei pagamenti correnti andrà in negativo nel 2005 e nel 2006 per cifre molto più alte che negli anni precedenti.

          Unico sollievo, in un quadro di previsione così nero, è che riusciremo a superare questa fase senza aumenti della disoccupazione: dopo una tenuissima risalita all’8,5% nel trimestre in corso, seguirebbe un assestamento all’8,4%. Si sta anche affievolendo l’effetto positivo delle liberalizzazioni del mercato del lavoro adottate negli anni scorsi. La nostra economia «recupererà lentamente» nella seconda metà del 2005 per poi «risalire in prossimità del proprio potenziale» nel 2006, con una crescita complessiva nell’anno dell’1,1%. Il consiglio di Cotis è di adottare una strategia ainti-inflazionistica molto severa: «moderazione salariale» e liberalizzazioni energiche per contenere prezzi e costi.

            Quanto all’insieme dell’economia mondiale, l’Ocse concorda con le altre organizzazioni internazionali nel timore che i crescenti squilibri tra le aree del mondo – Usa in crescita, Europa fiacca, Asia in forte sviluppo – conducano in qualche punto del futuro a un aggiustamento traumatico. L‘«insostenibile» deficit del commercio estero Usa potrebbe provocare un «brusco deprezzamento del dollaro» con «gravi conseguenze negativi per l’intera area Ocse» ovvero per tutto il mondo industriale. «Benché non sia il più probabile, questo scenario spiacevole diventa a poco a poco più consistente».