Oggi l’udienza sul caso Pomigliano

18/06/2011

Dalle aziende metalmeccaniche alle Tlc: numerose sentenze, con esiti diversi, chiamano in causa l’assenza di regole sulla rappresentanza, presupposto per introdurre l’efficacia erga omnes dei contratti anche nel privato. Iniziamo da Torino: aula 1 del Tribunale del Lavoro, ore 10,30. È l’ultimo atto, quello di oggi contro la newco Fabbrica Italia Pomigliano del Lingotto, dell’offensiva legale portata avanti negli ultimi mesi dalla Fiom. Un’offensiva che parte da lontano, esattamente dal 2009 da quando, all’indomani della firme separata del contratto nazionale dei metalmeccanici, la Fiom ha deciso di opporsi all’applicazione dell’intesa andando in Tribunale. Il risultato? Sette sentenze riassumibili in due esiti diversi pronunciati dai Tribunali sulla richiesta della Fiom di considerare valido solo il contratto unitario nazionale del 2008, invece di quello del 2009, e di giudicare anti-sindacale il comportamento di una serie di aziende, al momento 15.
Dalle sentenze emerge l’esigenza di garantire la libertà sindacale voluta dalla Carta Costituzionale (articolo 39) l’obiettivo delle singole decisioni. Come a dire che è legittima la scelta della Fiom di non firmare un accordo non condiviso, come è legittima la scelta diversa portata avanti da Fim e Uilm. In questo senso la richiesta delle tute blu Cgil di giudicare l’accordo del 2008 come «unico ed esclusivo» è stata respinta da tutti i Tribunali. Il nodo che ha invece diviso la giurisprudenza sta nel presunto comportamento antisindacale (secondo la Fiom) delle imprese che hanno esposto nelle bacheche aziendali un comunicato per sollecitare il versamento della quota associativa straordinaria (la cosiddetta “quota contratto”), a favore di Fim e Uilm, al fine di finanziarne l’attività che aveva portato alla firma del nuovo accordo nel 2009. Secondo la Fiom questo comportamento avrebbe indotto i lavoratori a ritenere, erroneamente, che il contratto non fosse più valido ed efficace. Da Tribunali come Torino (in quattro differenti occasioni), Modena e Reggio Emilia che si sono pronunciati a favore della Fiom e altri tribunali come Torino, Tolmezzo, Ivrea, Bologna, più propensi a pronunciarsi a favore delle aziende.
Dai metalmeccanici ai call center, con il Tribunale di Roma che ha condannato per comportamento antisindacale la Festa (gruppo Snai), accogliendo il ricorso della Filcams-Cgil. La Festa aveva sottoscritto un accordo aziendale con la Fistel-Cgil il 23 marzo, invitando tutti i dipendenti della sede romana a firmare un verbale di conciliazione per rinunciare all’applicazione del contratto nazionale del commercio. L’accordo aziendale sarebbe diventata l’unica fonte regolativa del rapporto di lavoro, ma gli iscritti alla Filcams che non hanno aderito a questa proposta – sollecitando l’applicazione del contratto nazionale – sono stati collocati in ferie, poi trasferiti nella sede di Lucca. A quanti avevano offerto le loro prestazioni a Roma, l’azienda ha risposto minacciando provvedimenti disciplinari per assenza ingiustificata. Nella sentenza il Tribunale di Roma ha ribadito il principio per cui i contratti collettivi hanno efficacia vincolante solo per gli iscritti ai sindacati che hanno firmato o per coloro che hanno aderito, ordinando l’applicazione del contratto del commercio per gli iscritti alla Filcams. Una seconda sentenza per un’altra sede romana è attesa a giorni.