Oggi la legge sul marchio

17/03/2010

ROMA — E adesso tocca all’Ue. La sorte della legge sull’obbligo della tracciabilità per ottenere l’etichetta « Made in Italy», che sarà approvata oggi definitivamente, in commissione Attività produttive della Camera, in sede deliberante, è in mano agli organismi europei.
Il provvedimento, primo firmatario Marco Reguzzoni (Lega), sostenuto anche dall’opposizione e ieri, alla Camera, presentato insolitamente anche dalla Cgil, di fatto è restrittivo rispetto alla normativa europea che considera un prodotto «Made in Italy» se l’ultima «modifica sostanziale» è avvenuta nel nostro Paese. Le nuove norme invece stabiliscono che sarà necessario che i prodotti siano stati realizzati «prevalentemente» all’interno del territorio nazionale. Insomma almeno due fasi della lavorazione (su quattro, tutte vengono indicate nella legge) vanno effettuate in Italia. L’etichettatura certificherà il luogo di ogni fase di lavorazione, assicurandone la tracciabilità, come pure il rispetto delle norme in materia di lavoro e di sicurezza sanitaria e ambientale.
Certo, si dirà che in questo modo sarà «Made in Italy» anche un prodotto che sia stato solo assemblato e rifinito in Italia. Ma, spiega Reguzzoni, «quantomeno sapremo dove sono avvenute le altre fasi: ci sarà dunque una tracciabilità». Per Andrea Lulli (Pd), è «una sfida all’Ue». Dice Valeria Fedeli, segretaria della Filtea Cgil: «Dichiarare come e dove si produce un prodotto aiuta la concorrenza, la trasparenza, il diritto dei lavoratori e il rispetto dei contratti». Intanto si comincia a parlare di una commissione d’inchiesta sulla contraffazione.