Oggi la bocciatura di Cgil-Cisl-Uil

08/10/2004


            venerdì 8 ottobre 2004

            sezione: ITALIA-POLITICA – pag: 11

            Oggi la bocciatura di Cgil-Cisl-Uil
            LINA PALMERINI
            ROMA • Oggi all’audizione parlamentare sulla Finanziaria i tre sindacati andranno con giudizi simili (negativi) ma non è detto che si presentino già con un documento unitario. «Stiamo lavorando per questo ma non è scontato che sia pronto già per l’audizione — spiega Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl —. Il punto è che dobbiamo costruire insieme non solo critiche ma anche proposte». La diffidenza è tornata a condizionare i rapporti tra le tre confederazioni che, ora, scelgono la strada della prudenza prima di sottoscrivere testi in comune. Soprattutto c’è un punto che li differenzia: per la Cisl, un giudizio completo della manovra si potrà dare solo dopo il confronto sulla competitività e sviluppo con le imprese e con il Governo; per la Cgil il giudizio è già negativo al punto che nel direttivo di fine mese si potrebbe decidere già una mobilitazione.
            Uno sciopero che il sindacato di Epifani potrebbe fare anche senza Cisl e Uil. Una soluzione estrema ma che è nel conto della confederazione di Corso d’Italia.
            Il problema è che le prossime settimane non sono facili: martedì c’è l’incontro con Confindustria, il primo dopo lo strappo della Cgil del 14 luglio; il giorno prima, il lunedì, ci sarà l’incontro tra Fiom, Fim e Uil sul contratto dei meccanici per tentare una piattaforma unitaria ma la strada è assai in salita; poi ci sarà la convocazione del Governo sul Collegato.
            Tre appuntamenti a cui i sindacati si presentano con punti di vista piuttosto diversi. Dunque, è più facile pensare che un documento unitario sulla Finanziaria si possa costruire dopo aver fatto questi passaggi.
            Soprattutto per Cisl e Uil è importante mettere a punto una proposta sul potere d’acquisto e sulla competitività e, solo dopo, dare i voti al Governo.
            Per la Cgil, invece, come spiega Marigia Maulucci «Finanziaria e collegato, viaggiano su livelli diversi. Con la Finanziaria il Governo tradurrà in tagli il tetto del 2%. E questo è un fatto che non si può ignorare». L’impegno unitario in Cgil è massimo.
            Come dimostrano le parole che anche ieri ha detto il leader, Guglielmo Epifani: «Sulla Finanziaria, dobbiamo cercare di batterci unitariamente, perché il profilo delle critiche è uguale. Spero che riusciamo a fare un documento di valutazione comune, è il primo passo che bisogna fare, dopo, tutto il resto che ci sarà da fare, sarà più facile».
            Il giudizio sulla Finanziaria, che oggi esprimeranno i sindacati all’audizione, sarà negativo. Negativo perché non c’è la parte che più interessa al sindacato — lo sviluppo — ma anche perché «quel 2% di tetto sarà una frenata per gli investimenti al Sud, produrrà tagli indiscriminati.
            Inoltre siamo contrari a una riduzione fiscale indifferenziata», spiega Adriano Musi, segretario confederale Uil. Il passaggio dell’audizione di oggi «è burocratico», dice Savino Pezzotta. Il leader della Cisl vuole chiarire che aspetta il Governo al varco del negoziato sullo sviluppo.
            È in quella sede che tirerà le conclusioni e deciderà la mobilitazione. Intanto martedì c’è l’appuntamento con le imprese.
            «Con il sindacato è utile se non indispensabile condividere priorità, credo ci sia bisogno di un sindacato forte, moderno, dialogante», ha detto ieri il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo. «Non possiamo confrontarci, avere tensioni, solo al momento dei rinnovi contrattuali o quando si parla di politiche salariali», ha detto il leader degli industriali che ha rilanciato sui temi dell’innovazione, della riduzione del cuneo fiscale e degli ammortizzatori sociali. Mercoledì prossimo, poi, continua la serie di incontri delle imprese con le forze politiche: il 13 ottobre sarà la volta di An con Gianfranco Fini e Gianni Alemanno (il ministro ieri ha ricordato che «lo scambio con il sindacato è il taglio Irpef contro la moderazione salariale»).