Oggi il lavoro è a due velocità

17/12/2003




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18 dicembre 2003 N.51









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EUROPA
DISOCCUPAZIONE: MAPPA REGIONE PER REGIONE



Oggi il lavoro è a due velocità

 
di
 Anna Maria Angelone

12/12/2003  





Uno studio approfondisce le differenze fra le aree ricche e quelle povere di opportunità: benissimo il Tirolo e il Nord, male il Sud Italia. Peggio ancora i nuovi partner.

 
Per ogni lavoratore disoccupato in Tirolo ce ne sono quasi sei in Costa Azzurra, 10 in Andalusia e addirittura 15 nella piccola isola La Réunion.
Proprio la regione austriaca e l’ex colonia d’oltremare francese segnano la distanza massima dei senzalavoro in Europa: la prima, maglia rosa con appena il 2 per cento di disoccupati, la seconda maglia nera con il 29,3. Eppure, sono entrambi partner della stessa Ue e seguono le stesse politiche di Bruxelles.
I livelli di disoccupazione regionale misurati dall’Eurostat (per la prima volta la ricerca è allargata ai 10 nuovi partner) mostrano differenze fra nord e sud, est e ovest del continente. Un dato preoccupante: rispetto a una media Ue in miglioramento e oggi intorno all’8 per cento, la disoccupazione continua a oscillare fortemente all’interno di uno stesso paese, come dimostrano i casi italiano e tedesco. Stando ai dati dell’ufficio statistico europeo di Lussemburgo, in 43 delle 211 regioni prese in esame il tetto dei senzalavoro è pari o inferiore al 3,9 per cento: ovvero, meno della metà della media europea.

Fra le regioni più virtuose si trovano quelle di Utrecht nei Paesi Bassi, Madeira in Portogallo e il Vorarlberg in Austria. Mentre non ce n’è alcuna greca, spagnola o francese.
Anzi, almeno 20 regioni fra Spagna, Francia, Germania e Italia contano una disoccupazione ufficiale più che doppia rispetto alla media. In questo gruppo, sei italiane (quasi tutto il Sud e le due isole maggiori) superano addirittura il 15 per cento, con punte di oltre il 20 in Sicilia, Campania e Calabria (la peggiore di tutte, con il 24,6). Nel complesso, però, in Italia la disoccupazione è scesa dello 0,5 per cento rispetto all’anno precedente: quasi tutto il Nord e l’Emilia-Romagna si confermano in quella fascia di regioni europee dove è più facile trovare lavoro.
Stesse ampie differenze si ritrovano in Germania. Che, a livello nazionale conta l’1 per cento di disoccupati in più rispetto all’anno scorso. Ma se nelle regioni di Berlino, Brandeburgo, Dresda e Lipsia la disoccupazione supera il 18 per cento, in quelle di Stoccarda e Baviera, la Silicon Valley teutonica, essa scende al 3,8-4,7 per cento.

Rispetto all’anno scorso, i cambiamenti più vistosi hanno interessato alcune zone della Francia e della Grecia, dove si trovano le cinque regioni che hanno tenuto più posti di lavoro.
Migliora anche il Lazio, che ha registrato una disoccupazione inferiore di 1,6 punti percentuali. All’opposto, le due regioni dove le cose sono andate peggio sono l’Estremadura, in Spagna, e la Franche-Comté, nell’est francese: qui i lavoratori senza un posto sono aumentati di 3-4,7 punti percentuali. Ma nel complesso in Spagna e Francia le differenze fra le regioni sono ridotte: le percentuali di disoccupati sono sempre sopra il 5 per cento.
Ad allargare le distanze ci sono il fattore sesso e l’età, con le donne e i giovanissimi più penalizzati. Nella fascia 15- 24 anni la disoccupazione sale; la media Ue è del 15,2 per cento, il doppio della disoccupazione europea totale. In ben 133 delle 211 regioni prese in esame i giovani senza posto sono in aumento.

La percentuale ufficiale dei senzalavoro under 25 in Europa va da un minimo del 3,4 e 3,9 per cento, rispettivamente nel Tirolo austriaco e nella regione tedesca Oberbayern, a un massimo di 58,2 e 59,5 per cento, registrati in Italia
. Un brutto primato di Calabria e Campania che nasconde la quota, mai ben calcolata del lavoro nero.
Grande disparità anche sul fronte femminile: se in Tirolo la percentuale di disoccupate è più bassa di quella totale (1,8 contro il 2 per cento), ultima è di nuovo la Calabria con il 35,6 per cento. Le donne appaiono meno svantaggiate nelle regioni del Nord Europa e nei dieci paesi nuovi partner Ue, dove la percentuale è pressoché identica a quella maschile.
A parte questa nota positiva, però, la situazione nell’Europa centro-orientale è preoccupante. La media totale dei disoccupati sfiora il 15 per cento, quasi il doppio di quella dei Quindici. A stare meglio sono Cipro, con appena il 3,3 per cento di disoccupazione, e alcune regioni in Ungheria e Repubblica Ceca. Al contrario, sei delle sette regioni in testa alla classifica della disoccupazione sono polacche. Eppure, il livello qualitativo dell’istruzione è buono, l’analfabetismo inesistente.

Ma la formazione appare ancora troppo frammentata e non aggiornata.
I paesi hanno modificato i curricula, per adeguarli alle esigenze di un mercato del lavoro oggi più competitivo: un primo effetto è stato l’aumento di quasi il 100 per cento degli universitari, in particolare nei paesi baltici. «Ci sono evidenti differenze fra paesi passati attraverso una fase di transizione, come quelli del blocco ex Urss, e Malta o Cipro» spiega Peter de Rooij, direttore di Etf, l’agenzia Ue per la formazione lavoro con sede a Torino. «Un altro fattore discriminante è stato la rapidità delle riforme: Ungheria e Slovenia hanno iniziato prima del 1990, la Polonia molto più tardi». Un’incidenza sul livello di sviluppo, e quindi di occupazione, sembrano avere anche la presenza di industrie pesanti e l’importanza dell’agricoltura. Che può, in parte, spiegare l’alta disoccupazione della Polonia.
I nuovi dieci partner portano in dote all’Europa allargata l’1 per cento in più di disoccupati: un altro problema dal prossimo 1° maggio.



BEATI I LUSSEMBURGHESI

Il salario minimo di diversi paesi dell’Ue e in quelli che stanno per entrare


Da 1.369 euro a 116: è questa la differenza fra il salario minimo in Lussemburgo e in Lettonia
: una busta paga più leggera di 1.253 euro. Secondo uno studio dell’Eurostat, nell’Ue a 25 il divario nelle retribuzioni resta ampio: a gennaio 2003, in Portogallo, Grecia e Spagna lo stipendio minimo non superava i 605 euro al mese, mentre in Regno Unito, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Irlanda e Lussemburgo era sempre più alto di mille. Ma con un impatto diverso.
La percentuale di dipendenti a tempo pieno che percepiscono stipendi minimi nel Regno Unito è di appena l’1%. In Francia è pari al 13,9%, in Lussemburgo al 15,5%. Distanze anche maggiori nei 10 nuovi paesi Ue: Slovenia e Malta hanno lavoratori con un salario minimo fra i 451 e i 535 euro al mese. Nei restanti è sempre più basso di 212 euro. Negli Usa, dove i lavoratori vicini alla soglia di povertà sono in aumento, la busta paga minima è di 877 euro.











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