Oggi il governo colpisce le pensioni

03/10/2003




03.10.2003
Oggi il governo colpisce le pensioni
Ultimi scontri: questa mattina vertice di maggioranza prima del Consiglio dei ministri

di 
Bianca Di Giovanni


ROMA Un vertice-fiume alla Camera non è bastato al governo per mettere a punto il maxi-emendamento sulle pensioni.
Sul tavolo ancora il nodo gradualità dell’innalzamento a 40 anni di contributi, mai proposta dal sindacato semplicemente perché non è materia di scambio, specificano le Confederazioni. Ma il tema è agitato come un vessillo da Roberto Maroni, e «cassato» ancora
da Giulio Tremonti. Ci vorrà un altro vertice dei leader di maggioranza, stamani, per definire il testo che sarà mandato prima ai
sindacati e poi varato dal consiglio dei ministri. Ma la strada per una
soluzione collegiale appare tutta in salita. Alla fine deciderà solo Tremonti, con un occhio all’Ecofin della prossima settimana. E se il ministro dell’Economia accetterà la gradualità, chiederà in cambio un’anzianità pensionistica più elevata. Insomma, si «sfonderebbe» il
«tetto» dei 40 anni.
Così l’assalto alle pensioni comincia con una maggioranza ancora divisa. Altro intigo quasi inestricabile quello della Finanziaria in Senato. Oggi prima la Commissione Bilancio, poi il presidente Marcello Pera daranno il parere sull’ammissibilità della legge di Bilancio. Il fatto è che il documento è intrecciato con il cosiddetto «decretone», le cui misure contribuiscono a formare le coperture per la manovra: cosa assolutamente irregolare. E non solo. Il decretone
(che contiene condoni, riforme, sanatorie e quant’altro) appare di assai dubbia costituzionalità. «Dov’è l’urgenza di questo provvedimento, se nell’ultimo articolo si dispone che gli effetti
siano destinati alla copertura degli obiettivi della Finanza pubblica per il triennio 2004-2007?», si chiede il senatore Enrico Morando. La matassa sarà dipanata dalla Commissione Affari costituzionali.
Ma l’impresa sembra molto ardua.
E c’è di più. A quanto pare forti pressioni all’interno della maggioranza (An e Udc in testa) vogliono rivedere il provvedimento appena sbarcato in Senato, riducendo in parte gli effetti del maxi-condono edilizio. Evidentemente una misura troppo pesante da «ingoiare» per il ministro Altero Matteoli. «C’è un problema di coordinamento formale del decreto – spiega Rocco Buttiglione senza sbilanciarsi – e dall’esito della riunione dipende se se ne parlerà anche
domattina (stamattina, ndr) in consiglio dei Ministri». Smentisce Carlo Giovanardi, ma le voci restano. In questo modo l’iter già accidentato di tre provvedimenti voluti da Tremonti in contemporanea (manovra, decreto e pensioni) si complica ulteriormente, alla faccia della trasparenza e la semplificazione di cui da almeno un anno la casa delle libertà va blaterando. Al vertice di stamani sulle pensioni si entrerà con la proposta di un aumento
secco a 40 anni di contributi e 65 d’età (60 per le donne) il primo gennaio 2008. «La possibilità di soluzioni alternative – dichiara il viceministro Mario Baldassarri – dovrà garantire gli stessi effetti sulla correzione della curva». Altro tema vagliato al tavolo di ieri, quello della possibilità di estendere gli incentivi del 32,7% anche agli statali. Su questo punto, sempre ieri, ci sarebbe stato un incontro tra il vicepremier Gianfranco Fini ed i vertici dell’Ugl. Si starebbe pensando ad una verifica nel 2005 degli effetti degli incentivi nel settore privato per poi valutare un’eventuale estensione alla pubblica amministrazione. Apparentemente è un rinvio, ma nella sostanza è un secco no. Che, tra l’altro, dovrà passare sotto le Forche Caudine della Corte Costituzionale. Insomma, sarà la Consulta a seppellire le complicate (e ingannevoli) architetture di Tremonti (lo ha già fatto con le Fondazioni bancarie). Tra le novità, anche l’annunciato
arrivo di una norma sulla totalizzazione, cioè la possibilità di congiungere i periodi contributivi di lavoro autonomo e quelli di lavoro dipendente. Confermati i quattro regimi speciali per altrettante
categorie: lavori usuranti, precoci, madri e portatori di handicap.
Passando al Senato, da registrare l’arrivo con 24 ore di ritardo del decretone. In mattinata alla Camera il ministro dell’ economia ha giustificato il ritardo con il fatto che si stava ancora valutando se inscrivere il provvedimento come «collegato» alla Finanziaria. In
realtà lo ha già fatto, mischiando gli effetti dell’uno nell’altro. L’Omnibus è talmente «pesante» da coprire per nove decimi gli oneri di natura corrente del 2004. Nel complesso della manovra da 16 miliardi gioca un ruolo pari a 14,6 miliardi di euro, mentre avrà un effetto sull’indebitamento netto (quello rilevante per Maastricht) è di 13,6 miliardi. Il peso maggiore è rappresentato dalle operazioni sugli immobili pubblici: cartolarizzazioni e lease back dovrebbe portare
5 miliardi l’anno prossimo, un miliardo nel 2005 e un altro miliardo nel 2006. Altri 3,165 miliardi dovrebbe raccogliere invece il condono edilizio. Mentre dal concordato preventivo dovrebbero arrivare 3,584 miliardi. Tra le altre voci, videogiochi e scommesse dovrebbero
consentire un taglio all’indebitamento di 666,3 milioni l’anno prossimo.