“OffSide” Magistrati e colpevoli (2)

15/05/2006
    Luned� 15 maggio 2006

    Prima Pagina e Pagina 9 – Sport

      L’ANALISI

        Magistrati e colpevoli

          I giudici in campo nell�imbroglio del football

            Pi� del conflitto d�interessi, ci si preoccupa dei magistrati

              Giuseppe D’Avanzo

              LE RUOTE girano divaricate. Anche Prodi non comprende il paradigma pi� autentico del pasticcio calcistico (vedi alla voce: conflitto d�interessi). Come il premier, teste assai fini si proteggono con quell�ignoranza che l�uomo assume o perde a suo piacere (e non � una scusa, ma una colpa). Il meglio del mondo del calcio (Gianni Rivera o il nostro amatissimo Gianni Mura) invocano il ritorno a un passato che si ricorda privo delle impurit� introdotte dal volume di "appetiti" e affari. Spinte le lancette dell�orologio all�indietro, il gioco potrebbe (ri)trovare valori e identit�. Un�etica. A quel punto, la disqualification di chi imbroglia potrebbe bastare. Sarebbe una sanzione sufficiente, si dice. Purtroppo, insegnano i giuristi, sui codici etici bisogna disilludersi.

                �La loro efficacia dipende troppo dall�etica di chi li deve applicare�, spiega Guido Rossi, e si fa fatica a credere che il mondo del calcio sappia trovare un "nomos pre-giuridico", per cos� dire. Che voglia condividere un consenso informale su valori che avrebbero forza etica, pur non essendo ancora leggi. L�etica non pu� allora essere la soluzione della malattia perch� �, la sua radicale assenza, il problema. Occorre il diritto e, prima del diritto, naturalmente un�interpretazione della realt�.

                Bisogna decidersi. Che cosa racconta la catastrofe pedatoria? Le scorribande di una ghenga spregiudicata o le patologie della nostra democrazia? Purtroppo ci sono (credo) ragioni robuste per sostenere che "Piedi puliti" abbia lo stesso tracciato cromosomico di Tangentopoli. Declinato cos�, l�imbroglio del football ci ricorda che, nonostante le tempeste del passato, siamo ancora nel bel mezzo del guado. Ci suggerisce il pensiero che il tempo si muova in tondo riportandoci sempre l� da dove ci siamo mossi. Che le pratiche informali, spesso around the law, presidiano ogni angolo del sistema (finanche il calcio) e ci spingono ai margini dell�integrazione con l�Europa e il mondo perch� la logica della competitivit�, i flussi di investimento e di innovazione (e anche il business del football internazionale) ci terranno alla larga in quanto non giochiamo con le stesse regole altrui. Noi preferiamo passi obliqui, se con illegali, le "entrature" pi� che le capacit� e le regole; gli altri ? tutti gli altri ? mercati sicuri, aziende trasparenti, libera concorrenza, rispetto della legge. Questo pasticcio calcistico sarebbe, con evidenza, un�eccellente occasione per interrogarci su quanto e perch� sia ancora cos� debole in Italia la "democrazia delle regole".

                Al contrario, giunte a questo punto, le ruote cominciano a girare divaricate. C�� un malfattore che, con i suoi compari, ne combina una pi� del diavolo. La magistratura lo pizzica svelando le contraffazioni di un mondo che appassiona 35 milioni di italiani e muove 5 miliardi di euro. Ci si dovrebbe chiedere come sia stato di nuovo possibile, che cosa si pu� fare per evitarlo in futuro. Invece, irrita la mossa della magistratura che diventa, per un obliquo esprit de g�om�trie, la muffa pi� aggressiva del sistema. Si riaprono le antiche ferite di Mani pulite, si combinano (con Sergio Romano, Corriere della sera) i soliti discorsi deprimenti sul minaccioso protagonismo delle toghe che dovrebbero fare "miglior uso della loro indipendenza". � bizzarro, ma molto istruttivo. La questione offre l�opportunit� per vedere meglio le "cose giudiziarie", i nessi tra magistratura e potere, tra toghe e toghe. Avvistata nel fondo della catastrofe calcistica, la scena mostra come sia ideologicamente artefatta l�idea di una magistratura unilateralmente governata. O come, per altro verso, sia fuori misura, nell�iconografia edificante, la pretesa di una magistratura essenza disincarnata, �intenta ad applicare leggi perfette come teoremi�.

                Indagano Torino e Napoli. Con esiti opposti. Torino, come � naturale, respira l�aria dell�ambiente. Peggiora il clima un conflitto d�interessi "interno". Procuratore aggiunto, quindi ascoltato collaboratore del capo, � Maurizio Laudi. � da anni giudice sportivo della Federazione Calcio. Quando il titolare dell�inchiesta chiede la proroga delle indagini, si dichiara in disaccordo. Vanno chiuse. Sono inutili e insensate. Il capo, Marcello Maddalena, se ne convince. Interrompe dopo quindici giorni le intercettazioni telefoniche e, con generosit�, scrive di suo pugno 41 pagine di archiviazione. Con quel che ? in quegli stessi giorni ? salta fuori nell�indagine di Napoli, quel documento appare una mossa sbagliata. A valutarne gli argomenti, un infortunio. Per Maddalena �la designazione da parte del commissario (Pairetto) di un arbitro non pu� mai essere, di per s� sola, considerata attivit� idonea ad alterare l�andamento della gara (?) poich� la designazione di per s� non incide in alcun modo sulle modalit� di arbitraggio della partita�. � vero, ci sono le conversazioni ambigue tra Moggi e Pairetto. Ma, per Maddalena, �dall�imponente massa delle conversazioni intercettate emerge una sorta di "presunzione" o "complesso di superiorit�" che potrebbe suonare cos�: "noi siamo i pi� bravi, i pi� forti, i pi� belli, i pi� tutto: ergo, non abbiamo bisogno di arbitri compiacenti o di favori, ma solo di arbitri bravi, onesti e corretti, che arbitrino secondo le regole? E cos� che vinceremo"�. Sarebbe stato sufficiente, per Torino, attendere ancora per qualche giorno per capire come davvero, oltre la "presunzione", stavano le cose. La procura non ha pazienza. Patisce il clima? Probabile. Che un "clima" di dissuasione pesi sull�ufficio del pubblico ministero lo conferma il Corriere della sera. Scrive (12 maggio): �Gli avvocati dell�Ifil avrebbero avviato contatti con i magistrati per proporre una politica di appeasement. In pratica, l�azzeramento del consiglio, la presa di responsabilit� della propriet�: concessioni in cambio di un intervento meno drastico contro la Juve. Una politica frequente ai tempi di Mani pulite, una sorta di patteggiamento "fuori le mura": facciamo da noi piazza pulita e voi cercate di non danneggiare l�azienda�.

                Sembra di scorgere il frutto pi� maturo di un conflitto di interessi. Quella sopraffazione che �si manifesta in qualsiasi rapporto contrattuale, dai pi� elementari ai pi� complessi, ogni volta che uno dei due contraenti tratta da una eccessiva posizione di forza�. Non � sempre detto che l�uomo in toga nera sia il pi� forte e il pi� saldo, se deve fare i conti con un�intera citt�, le sue passioni, le ragioni economiche di una regione. Ancora, forse, di conflitto d�interessi conviene parlare, per quel che segue. Sempre dal Corriere della sera (societ� partecipata da alcuni protagonisti del nostro calcio) si muove una severa reprimenda perch� �stiamo assistendo a una competizione tra le procure�, e poi si sa come finisce: con un�archiviazione. Invece, di annotare le timidezze di Torino, si censurano le iniziative di Napoli dove, per due anni, s�indaga sul "calcio truccato" senza che alcuno ne sappia. Un merito non disprezzabile nell�Italia chiacchierina. Un lavoro che, al momento, pare avere corpo e buone ragioni (si vedranno gli argomenti delle procure di Roma, Parma, Reggio Calabria). Berlusconi, si deve dire, ha avuto occhio lungo. Se la magistratura non si organizza come piramide gerarchizzata (il nuovo ordinamento andr� in vigore tra due settimane), le toghe non saranno mai "controllabili". Potere diffuso, ci sar� sempre un ufficio da qualche parte, pronto a fare il lavoro che l�altro non ha avuto la forza di fare: una condizione che per� (ha ragione Romano) non ci protegge dalle toghe in cerca di visibilit� al proscenio.

                La discussione sulla magistratura convoglia su un vecchio binario il dibattito pubblico. Con una simmetria evidente. Come, in Tangentopoli, un intero ceto dirigente della societ� civile ? dalla borghesia industriale alle professioni ? si era asservito al potere politico cos�, nel football contraffatto, parte di quella stessa borghesia industriale ? tra l�indifferenza dei poteri di controllo ? si � consegnata a una banda di lestofanti che ha truccato il gioco, lucrato profitti per la consorteria, distrutto il calcio. Saltato il tappo, come ai tempi di Tangentopoli, i "colpevoli" diventano i pubblici ministeri e, in un angolo buio, finiscono i malfattori e le "regole" che hanno agevolato la loro avventura. Vogliamo davvero ancora discutere della magistratura che indica la patologia o conviene parlare della patologia? Quando si comincia?

                  (fine)