Offensiva di Confindustria: “Basta pensioni d’anzianità”

22/07/2001

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Offensiva di Confindustria
"Basta pensioni d’anzianità"

Sindacati e imprese: previdenza nel Dpef? Un errore
Parti sociali spaccate sull’inflazione programmata. Maroni: dal governo proposte, non ipoteche

VITTORIA SIVO


Roma – Divisi su tutti i capitoli del documento programmatico del governo, sindacati e Confindustria concordano su un solo punto: le ipotesi di intervento sulle pensioni non andavano inserite nel Dpef. Ma anche questo limitato convenire è dettato da motivazioni opposte. «Se non altro per opportunità politica sarebbe stato meglio attendere la verifica prevista per settembre», ha dichiarato il direttore generale di Confindustria Stefano Parisi, convinto che sia «un pò pericoloso» indicare fin d’ora nel Documento di programmazione economicofinanziaria le misure da adottare in materia di previdenza. Sul merito, comunque, gli industriali non hanno dubbi: andranno abolite le pensioni di anzianità e aumentata l’età per la pensione di vecchiaia.
I sindacati viceversa protestano perché, né ora né mai, sono disposti ad accettare un giro di vite sulle pensioni e respingono qualsiasi ipotesi di scambio fra aumento delle pensioni minime e tagli al sistema vigente. «Il Dpef prevede una vera e propria ristrutturazione dell’impianto previdenziale con misure assolutamente non condivisibili che, per di più, svuotano di significato la verifica futura», sostiene Sergio Cofferati leader della Cgil. Anche il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta parla di «verifica ipotecata» e il suo collega della Uil, Luigi Angeletti, contesta in particolare l’estensione del metodo di calcolo contributivo anche a coloro (con oltre 18 anni di contributi nel ‘95) che ne erano stati esclusi dalla riforma Dini.
Posizioni che gli esponenti di Confindustria e sindacati hanno esposto ieri nell’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato e che hanno indotto il ministro del Welfare Roberto Maroni a puntualizzare che «le misure concrete che il governo attuerà in tema di pensioni saranno quelle che usciranno dal confronto con le parti sociali». Le indicazioni del Dpef «non sono quindi ipoteche sul confronto, ma proposte che il governo vuole portare in modo aperto e senza pregiudizi alla verifica di settembre».
Si radicalizza lo scontro impresesindacati anche sul problema dell’inflazione: l’1,7% di tasso programmato previsto nel Dpef per il 2002 è per Cgil, Cisl e Uil troppo basso, mentre secondo la Confindustria sarebbe stato meglio fissarlo all’1,5%.
Se il Dpef scatena ancora polemiche, la questione del «buco» dei conti pubblici e lo sforamento della sanità restano sotto l’attenzione del governo. Dopo la conferenza StatoRegioni di giovedì ieri sono scattati piani antideficit locali. «Ci sarà un patto antispreco con le Regioni, ripianeremo i debiti in tre anni, dopo dovranno fare da sole su bonus e ticket», ha spiegato ieri il ministro della Sanità Sirchia. Apristrada è stata la Campania di Bassolino che ieri ha presentato la propria manovra, ma in sintonia dovrebbero arrivare misure da parte di Toscana, Umbria, e dai governatori del Polo di Veneto, Piemonte Lombardia e Puglia. Il pacchettoCampania prevede due provvedimenti sui farmaci: rimborso, tra farmaci identici, solo di quello meno caro; abolizione delle pluriprescrizioni per i malati cronici (si scende da sei a due medicinali); maggiori controlli sulle ricette; incentivazione del dayhospital; acquisti centralizzati di beni e servizi su base provinciale.

Infine, il fisco. La riforma delle riscossioni introdotta nel ‘99 sta dando i propri frutti: nei primi sei mesi dell’anno l’erario ha infatti recuperato 3.069 miliardi attraverso la riscossione delle somme iscritte a ruolo e dall’applicazione degli istituti conciliativi. Si tratta – spiega una nota dell’Agenzia delle Entrate – di un incremento di circa 1.000 miliardi di lire rispetto alla somma recuperata nei primi 6 mesi del 2000.