Ocse, scatta l’allarme rosso per l’Italia

30/11/2005
    mercoledì 28 novembre 2005

    Ocse, scatta l’allarme rosso per l’Italia

      Il mondo cresce, noi siamo la zavorra d’Europa. Il debito al 110% del pil. Male i conti pubblici

        di Laura Matteucci / Milano

          ALLARME ROSSO – «La rapida crescita del debito e il rischio di deterioramento dei conti pubblici superiore al previsto potrebbero provocare una reazione dei mercati». Il rischio, insomma, è quello di pagare interessi sempre più salati. L’Ocse, l’organizzazione dei
          paesi industrializzati, fa il punto sullo stato dell’economia mondiale (piuttosto florida) e dedica un capitolo specifico del suo rapporto ai conti pubblici italiani (alquanto disastrati). E l’allarme cresce.

            Il debito pubblico è in rapida risalita ed è previsto l’anno prossimo al 110%, dopo un decennio di contenimento. Sempre nel 2006, il deficit scenderà solo al 4,2% del prodotto interno lordo, fallendo l’obiettivo del governo di un calo al 3,8% dal 4,3% previsto nel 2005. E per il 2007 il rapporto tra deficit e pil schizza al 4,8% (a fronte dell’impegno del governo con l’Unione europea a riportare il deficit sotto il 3% del pil entro il 2007).

              Con dati simili, va da sè che la crescita è pressochè nulla: «Dovrebbe rallentare nei prossimi trimestri – scrive l’Ocse – a riflesso di un indebolimento dei consumi, un rallentamento della spesa pubblica e un raffreddamento del settore delle costruzioni». Nonostante la recessione sia finita la primavera scorsa, per quest’anno l’Ocse stima un aumento del pil calcolato in decimali (0,2%), dell’1,1% l’anno prossimo (1,5% per il governo).

                E l’Italia si conferma la zavorra d’Europa, visto che il pil dell’eurozona è previsto all’1,4% quest’anno e al 2,1% il prossimo. In linea europea, i risultati di Germania e, soprattutto, Francia, con buona pace di Tremonti che ce li ha sempre indicati come fratelli di jella economica.

                  La crescita è debole, ma l’inflazione è forte. Se quest’anno dovrebbe scendere al 2,1% contro 2,3% nel 2004, dovrebbe anche tornare a salire nel 2006 raggiungendo il 2,7%. L’aumento dei prezzi al consumo a livello tendenziale – sottolinea l’organizzazione – è sceso sotto il 2% nel primo semestre del 2005 in particolare grazie alla forte crescita delle importazioni a basso prezzo dalla Cina. Nel 2006, invece, i prezzi torneranno a salire, spinti dalle ripercussioni legate all’aumento del prezzo del petrolio.

                    L’Ocse fa anche notare che i prezzi delle abitazioni in Italia sono praticamente esplosi, aumentando del 40% dal 2000, come conseguenza dei bassi (finora) tassi d’interesse.

                      Il duro giudizio dell’organizzazione parigina allarma i sindacati: «Fotografia realistica e implacabile – dice la segretaria confederale Cgil Marigia Maulucci – Deficit e debito in crescita, pil inesistente nel 2005 e striminzito nel 2006, prezzi alla produzione e inflazione in pauroso rialzo. Il tutto in una fase di grande espansione dell’economia mondiale e di ripresa netta in Europa». «Questi i risultati del contratto con gli italiani del 2001».

                        Per Savino Pezzotta, leader della Cisl, «il problema dell’Italia è di sistema, non di congiuntura», e visto che «non vengono affrontati i nodi strutturali», « oscilleremo sempre tra qualche leggero movimento e la depressione». Il segretario della Uil Luigi Angeletti sottolinea che «se non cresce la produttività, la ripresa economica la vediamo giusto i tv». E Enrico Letta, responsabile economico della Margherita, sottolinea il dato positivo di una pur piccola ripresa, ma lancia un monito sui conti pubblici: «Debito, deficit e avanzo primario annullato sono la pesante eredità che questo governo lascia ai successori».