Ocse: “Riforme al palo, l´Italia segna il passo”

29/05/2003

 
 
    Pagina 31 – Economia
giovedì 29 maggio 2003
 
 
    Un documento mette a nudo i problemi del Paese: crescita lenta, disoccupazione in aumento, inflazione sopra la media europea
    "Riforme al palo, l´Italia segna il passo"
    Allarme dell´Ocse: fiducia a terra, tagliare pensioni e sanità
          "Frenano dinamismo e flessibilità dell´economia"
          ROBERTO PETRINI

          ROMA – L´Ocse lancia un preoccupato allarme sul sistema-Italia. Il giudizio dell´autorevole osservatorio internazionale arriva dopo quelli del Censis che ha parlato di un´Italia con le «pile scariche» e, più recentemente dell´Istat, che ha indicato un Paese che cammina «con il freno tirato». La bozza dell´annuale Economic Survey, esaminata nei giorni scorsi a Parigi e che sarà diffusa nelle prossime settimane, contiene molti giudizi severi.
          Queste le significative righe conclusive del documento: «Il tradizionale dinamismo e la flessibilità dell´economia italiana – dice l´Ocse – hanno segnato il passo negli anni recenti e le riforme strutturali non sono state abbastanza profonde per invertire la tendenza. Nonostante le politiche di incentivazione fiscale e le condizioni monetarie, la crescita è lenta, la disoccupazione ha ripreso a crescere, la fiducia è a terra, l´inflazione è sopra la media europea, e c´è la sensazione di una pervasiva perdita di competitività».
          Gli economisti parigini non nascondono una certa sorpresa per la mancata reazione dell´Italia dopo la crisi dell´economia mondiale cominciata nel 2001. Rilevano, infatti, che il nostro paese aveva varato un «ambizioso programma di riforme» negli Anni ’90 e, grazie all´ingresso nell´Unione monetaria e alla conseguente disciplina fiscale, aveva beneficiato di un miglioramento dei «fondamentali dell´economia». Ciò nonostante la decelerazione della crescita è «una delle più nette tra i paesi dell´Ocse nel 2002», la fiducia dei consumatori e delle imprese è a «livelli bassi» e la crescita sarà quest´anno solo dell´1%.
          L´unica «brillante sorpresa» nella attuale crisi è la buona performance del tasso degli occupati che tuttavia, spiega l´Ocse, deriva «dal precedente ciclo» ed è un «chiaro risultato della maggiore flessibilità del mercato del lavoro che ha seguito le riforme degli Anni ’90». Il rischio ora è che «tasso d´inflazione e costo del lavoro per unità di prodotto crescano più veloci della media europea, mentre gli esportatori italiani sembrano aver perso competitività e sicuramente hanno perso quote di mercato».
          L´Ocse rileva che il governo Berlusconi è andato al potere per realizzare un «grosso programma di riforme economiche orientate alla crescita» e osserva che alcune «sono già state realizzate». Ma il rapporto aggiunge che queste riforme hanno costi di bilancio che, uniti alla bassa crescita del Pil, hanno lasciato le finanze pubbliche italiane in uno stato di «fragilità». Se l´Italia vuole accettare la difficile sfida dello sviluppo deve proseguire nelle riforme fiscali, della scuola e delle politiche sociali. Come finanziarle? Per l´Ocse bisogna tagliare le spese in settori che non mettono a rischio la competitività. «Le misure – spiega – devono essere strutturali e permanenti e i primi candidati devono essere pensioni e sanità». Il rapporto nota infatti che il sistema pensionistico italiano è «assai costoso, in larga parte perché incoraggia il ritiro anticipato dal lavoro», mentre la spesa sanitaria è «alta, in crescita e potrebbe essere maggiore di quella che effettivamente risulta». E´ sbagliato e rischioso invece, per l´Ocse, finanziare «tagli permanenti di tasse e maggiori spese con misure una tantum».