Ocse: pressione fiscale record in Italia fa pagare le tasse più alte dell´eurozona

16/12/2010


Allarme anche sui giovani: solo uno su cinque lavora
ROMA – Più tasse e meno lavoro, soprattutto per i giovani: l´Italia non esce dalla crisi e aumenta il disagio. Lo certifica con una raffica di cifre diffuse ieri l´Ocse, la grande organizzazione di studi economici con sede a Parigi che fa capo ai 33 paesi maggiormente industrializzati.
Per prelievo fiscale l´Italia svetta in testa alla classifica dei sedici stati dell´Eurozona ma scivola alla penultima posizione tra i paesi dell´area Ocse per l´occupazione giovanile (15-24 anni): con il 21,7 per cento di occupati (in pratica, uno su cinque) fa meglio solo dell´Ungheria ed è ben al di sotto della media dei paesi membri, che è del 40,2 per cento. L´identikit del malessere, relativo al 2009, mostra che tra i giovani occupati ben il 44,4 per cento ha un impiego precario e il 18,8 per cento lavora solo part-time. Per quanto riguarda i disoccupati, oltre il 40 per cento sono senza lavoro da lungo tempo e il 15,9 per cento appartiene alla categoria senza speranze del «né-né», ovvero né studio né lavoro.
Non vanno meglio le cose sul fronte delle tasse. La pressione fiscale in Italia con il 43,5 per cento sul Pil segna un record storico e balza in cima all´Eurozona e al terzo posto tra i paesi più industrializzati dopo Danimarca (48,2 per cento) e Svezia (46,4 per cento). Secondo i dati Ocse il nostro paese ha scavalcato anche il Belgio che con una pressione impositiva del 44,2 per cento nel 2008 ci precedeva e oggi, con un peso minore del prelievo, è sceso al 43,2, ci segue.
A conti fatti nel 2009, anno in cui era pienamente in carica il governo Berlusconi, il peso percentuale di tasse e contributi sul Pil ha toccato il tetto massimo. Rispetto al 2008 l´aumento è stato di due decimi di punto (si era al 43,3), ma se si vanno a guardare gli ultimi dieci anni la progressione delle tasse in Italia appare preoccupante: l´aumento è stato di 1,3 punti, un incremento che non ha eguali nell´Eurozona se si fa eccezione per Portogallo e Slovenia. Nella media dei 33 Paesi Ocse, invece, la pressione fiscale è in discesa e si è attestata nel 2009 al 33,7%, il livello più basso dagli inizi degli anni Novanta.
Nessun alibi emerge dall´analisi della serie storica: ci si accorge che i precedenti record della pressione fiscale sono arrivati nel 1997, anno del tutto particolare durante il quale il governo Prodi dovette varare l´eurotassa per agguantare l´ingresso nell´euro (allora la pressione fu del 43,3 per cento). Precedente record nel 2007: anche in questo caso era in carica il centrosinistra ma il governo Prodi-Padoa Schioppa dovette affrontare una situazione drammatica dei conti pubblici che nel 2005 ci era costata il «cartellino rosso» di Bruxelles (si toccò il 43,4 per cento).
Oggi il centrodestra, che nel 2001 vinse le elezioni con lo slogan «meno tasse per tutti», ha arrotolato la bandiera della riduzione ma il ministro dell´Economia Tremonti ha avviato un tavolo (venerdì 17 la prima riunione) di riforma e semplificazione del sistema fiscale. Amareggiati i commenti delle opposizioni: «La pressione fiscale in Italia continua ad aumentare i dati di oggi dell´Ocse smascherano le bugie ripetute dal presidente del consiglio», dice il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina -
Nel pieno della crisi internazionale si muove, nelle posizioni di rincalzo, la classifica del Pil procapite: l´Italia, che nel 2007 era stata superata dalla Spagna, nel 2008 e nel 2009 è tornata al dodicesimo posto scalzando gli iberici. Un fenomeno dovuto all´arretramento di Madrid che, fatta 100 la media Ue, è scesa da 105 a 103 (Roma è rimasta ferma a 104).