Ocse: «Anticipare gli interventi sulla previdenza»

27/11/2003



      Giovedí 27 Novembre 2003


      Ocse: «Anticipare gli interventi sulla previdenza»


      ROMA – Il rapporto deficit-Pil dell’Italia sfiorerà il tetto del 3% nel 2004 e sfonderà «considerevolmente» questo limite, arrivando al 3,9% nel 2005. È la stima dell’Ocse contenuta nelle sue previsioni economiche d’autunno presentate ieri. In particolare, l’istituto parigino sottolinea che in base alle politiche attuali le previsioni ufficiali sul deficit possano essere «significativamente superate». L’ufficio studi dell’organizzazione, guidato da Jean-Philippe Cotis, stima per il nostro Paese un disavanzo «appena sotto il 3% del Pil nel 2004», anche a causa di una crescita più debole «di quella prevista dal governo». Tra gli altri fattori che concorrono al rialzo del disavanzo, l’Ocse cita «l’incertezza sulla partecipazione privata nei progetti per infrastrutture» e la considerazione «prudenziale» che l’Anas rimanga nell’ambito della pubblica amministrazione. In sostanza dalla fotografia dell’Ocse emerge il fatto che, se è vero che in questo momento sul fronte deficit tocca a Francia e Germania il ruolo di chi infrange la regola del 3% fissata dal Patto di stabilità, la bassa crescita economica finirà con il produrre effetti del tutto analoghi sui conti pubblici del nostro paese di qui a poco. Non a caso, nel l’esprimere il proprio giudizio negativo sulla decisione presa dall’Ecofin per i deficit di Germania e Francia, Cotis ha sottolineato che «salvaguardare la credibilità del Patto e delle regole sui conti pubblici richiede che i deficit strutturali delle principalieconomie dell’area vengano ridotti in modo graduale e percepibile». Non basta: per quel che riguarda l’Italia in particolare, nel rapporto si sottolinea che «una significativa riduzione nel rapporto fra indebitamento netto e Pil «richiederàmisure strutturali addizionali» e in particolar modo si raccomanda «l’operatività accelerata» delle recenti proposte di riforma delle pensioni. Sul versante dello sviluppo, l’Ocse sottolinea che l’Italia ha ristagnato nella prima parte del 2003 ma anche che ora «c’è qualche segno di ripresa» e lo sviluppo dovrebbe «gradualmente rafforzarsi» l’anno prossimo: di qui la stima di una crescita dello 0,5% per quest’anno e di un più 1,6% nel 2004, appena al di sotto della media europea, anche perché l’Italia sarà in ogni caso «sostenuta da una rafforzata crescita mondiale». In particolare, secondo l’organismo di Parigi, le esportazioni italiane sembrano destinate a rafforzarsi progressivamente, stimolando gli investimenti (la valutazione è che la spesa per investimenti fissi salga al 2,3% l’anno prossimo, dopo il -2,1% fatto registrare quest’anno). Gli investimenti, del resto, potranno temporaneamente essere portati in rialzo dagli incentivi fiscali, secondo il rapporto. Quanto ai consumi, essi dovrebbero essere sostenuti da una riduzione della disoccupazione, un recupero della fiducia dei consumatori e dall’abbassamento dei prezzi» affermano gli economisti (la loro valutazione è che i consumi aumentino dell’ 1,7% l’anno prossimo).
      In Italia «sono stati fatti molti passi avanti con misure interessanti per il mercato del lavoro», ha sottolineato Cotis e il rapporto menziona esplicitamente il fatto che in Italia l’occupazione ha tenuto, anche nella fase più acuta del rallentamento congiunturale grazie alle riforme strutturali introdotte in questo campo. L’Ocse sollecita però progressi più rapidi sul versante delle riforme del mercato dei prodotti, più concorrenza dunque, allo scopo di fare in modo fra l’altro che anche il tasso d’inflazione italiano si avvicini a quello europeo.
      «La persistente inflazione continua a danneggiare la competitività» rileva il rapporto, anche se un altrettanto persistente ampio output gap (crescita largamente al di sotto del potenziale) e una tendenziale diminuzione dei costi del lavoro unitari dovrebbero contribuire a ridurre la corsa dei prezzi l’anno prossimo. Il tasso d’incremento dei prezzi nel nostro Paese dovrebbe infatti attestarsi, nei calcoli degli economisti di Parigi, al 2,8% quest’anno per poi scendere al 2% nel 2004 e all’1,9% nel 2005.
      Il differenziale con l’euro-area tende a ridursi ma non di molto: il tasso d’inflazione in Eurolandia è stimato infatti al 2% quest’anno, destinato a scendere all’1,5% l’anno prossimo e all’1,4% nel 2005.

      ROSSELLA BOCCIARELLI