Occupazione tra alti e bassi

04/07/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
157, pag. 6 del 4/7/2003
di Bruno Mastragostino


Pubblicati i dati Istat. Guadagna il terziario, -23 mila posti nell’industria.

Occupazione tra alti e bassi

Indice nelle grandi imprese a -0,1% ad aprile

L’occupazione nelle grandi imprese resta sempre in crisi, ma anche se molto lentamente nel terziario si sta verificando una inversione di tendenza, mentre nell’industria prosegue senza sosta l’emorragia di addetti che ha preso il via intorno alla metà degli anni Novanta. Infatti ad aprile, secondo i dati comunicati ieri dall’Istat, l’indice degli occupati nelle grandi imprese (500 e più addetti) è passato a 95,3 (base 2000=100) determinando un decremento tendenziale dell’1,1%, mentre a livello congiunturale la variazione è stata pari a -0,1%. Nel dettaglio, l’indice delle grandi imprese dell’industria si è fissato a 91,3 con una flessione annua del 3,1% e mensile dello 0,2%, mentre l’indice relativo alle grandi imprese dei servizi è giunto a 98,2 marcando un incremento tendenziale dello 0,2% e una diminuzione congiunturale dello 0,1%. Nei primi quattro mesi dell’anno, spiegano i tecnici dell’istituto di statistica, i posti perduti sono stati 22 mila, ma nell’industria c’è stato un calo di 23 mila addetti, invece nei servizi un aumento di mille posti.

Insomma, i recenti dati sull’occupazione complessiva segnalano ancora una buona crescita occupazionale, ma dall’indagine che rileva l’occupazione nelle grandi imprese emerge una crisi che sembra quasi irreversibile, ma che comunque picchia in particolare sull’industria, mentre i servizi riescono a contenere i colpi della crisi e anzi assumono, in particolare nel commercio e negli alberghi e ristoranti. Tra i settori del terziario monitorati dall’Istat, infatti, soltanto i trasporti, magazzinaggio e comunicazioni (-1,7% tendenziale) e l’intermediazione monetaria e finanziaria (-1,7%) fanno registrare ad aprile una diminuzione, al contrario si evidenziano ottimi risultati nelle altre attività professionali e imprenditoriali (+3,3%), negli alberghi e ristoranti (+3,5%) e nel commercio e riparazione di beni di consumo (+6,5%). Andamento decisamente pesante quello registrato invece nella grande industria, dove ci sono appena tre settori che guadagnano addetti: le industrie manifatturiere varie (+11,3%), la lavorazione di minerali non metalliferi (+1%) e le costruzioni (+0,8%). Tutti gli altri marcano al contrario segni negativi con picchi nei mezzi di trasporto (-4,8%), nei prodotti chimici e fibre sintetiche (-4,7%), negli apparecchi elettrici e di precisione (-4,2%) e nell’energia elettrica, gas e acqua (-3,8%). Sempre ad aprile, l’Istat ha rilevato nella grande industria una crescita del ricorso alla cid (+5,4%), un aumento delle ore lavorate (+3,3%) e una sostanziale stabilità del ricorso allo straordinario (dal 4,7 al 4,6% sul totale delle ore). Nel terziario di maggiore dimensione, infine, la cig è apparsa sostanzialmente stabile (+0,5%), le ore lavorate sono diminuite dello 0,2% e lo straordinario è sceso del 5,2% .