Occupazione: sulle misure in sospeso attesi impegni precisi

01/02/2001

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Giovedì 1 Febbraio 2001
commenti e inchieste
—pag—6

Ma dopo il pacchetto Treu è stato realizzato ben poco

di Marco Biagi

Il governo Amato avrebbe fatto meglio a non organizzare la Conferenza sull’occupazione. Alla fine di una legislatura è infatti ovvio che questo genere di appuntamenti si traduca in un’analisi delle cose fatte, oltre a qualche buon proposito per il futuro. E il bilancio non è certo esaltante, specialmente per quanto riguarda la seconda parte della legislatura. Sui temi del lavoro l’Ulivo conclude un ciclo avendo disatteso molte delle aspettative che aveva suscitato. Anche il governo Prodi pensò all’inizio della legislatura di convocare una Conferenza che lanciasse un programma quinquennale. Poi non se ne fece niente. Meglio sarebbe stato non parlarne più.

Ma poiché si vogliono trarre le somme a tutti i costi, ebbene facciamolo. In sintesi, la spinta di modernizzazione della politica del lavoro e delle stesse relazioni industriali si è esaurita nel primo biennio. Il "pacchetto Treu" è stato effettivamente il miglior prodotto dell’Ulivo in questa materia. Non soltanto per l’introduzione (meglio tardi che mai) del lavoro interinale, ma anche per altre disposizioni in materia di assunzioni a termine, tirocini con finalità formative, insomma diversi strumenti che hanno senz’altro contribuito alla ripresa occupazionale dello scorso anno. Due anni di discussioni, fuori e dentro il Parlamento, poi una legge che, vista in retrospettiva, sicuramente sarà ricordata come uno degli interventi più utili per facilitare il funzionamento del mercato del lavoro.

Dopo il "pacchetto Treu" in pratica non c’è stato più nulla. Siamo sinceri: anche il "Patto di Natale" del dicembre 1998 si è rivelato un documento tanto ambizioso quanto non realizzabile, almeno fino a ora. Nella seconda parte della legislatura è stato rinviato un po’ tutto. Pensiamo alla tanto attesa riforma degli ammortizzatori sociali, dove gli ultimi Governi non sono riusciti a coltivare l’ampia delega concessa dal Parlamento. Pensiamo alla vicenda della legge sulle rappresentanze sindacali unitarie, progettata male, senza un vero approccio concertativo, e finita ingloriosamente nei cassetti del Parlamento. Pensiamo alla legge sui lavoratori parasubordinati, dove il Senato ha deliberato un testo del tutto inconciliabile con quello attualmente in lettura alla Camera.

Non tutto, è vero, si può ridurre a provvedimenti legislativi, più o meno fortunati nel loro iter parlamentare. E allora guardiamo a un punto centrale per una politica dell’occupazione moderna, cioè ai servizi pubblici per l’impiego. Anche a questo proposito il ritardo è sconfortante. Non solo nelle regioni meridionali, ma anche in molte città del Nord il passaggio dallo Stato alle Regioni e alle Province del collocamento pubblico è ancora sulla carta. L’incrocio della domanda e offerta di lavoro lo fanno le società di lavoro interinale. L’unica cosa che in materia si chiedeva all’ultima Finanziaria, cioè di consentire a queste società di fare anche attività di collocamento, non è stata consentita. Anzi, sono state varate nuove norme che confondono le idee per quanto riguarda anche l’attività di chi fa selezione del personale.

E il nostro rapporto con l’Europa? Purtroppo non si registrano grandi miglioramenti. Al superamento del monopolio pubblico del collocamento siamo stati costretti da una condanna clamorosa della Corte di Giustizia. Non abbiamo ancora trasposto la direttiva del 1994 sui comitati aziendali europei, vero pilastro delle relazioni industriali nelle multinazionali di livello comunitario. Quando il Governo è intervenuto per trasporre una direttiva senza concertare con le parti sociali — come nel caso del part-time — il risultato è stato disastroso, al punto che lo stesso Esecutivo ha più volte annunciato una revisione. Quanto al contratto a termine, speriamo che le parti sociali riescano a confermare una pre-intesa che, una volta tanto, è fedele alle indicazioni comunitarie.

Come si vede, non ci sono affatto ragioni per cantare vittoria. Piuttosto sarebbe meglio che i due schieramenti ci dicessero con chiarezza cosa vogliono fare sui tanti punti lasciati in sospeso da questa legislatura. Più che di Conferenze di fine legislatura, è ormai tempo di impegni, semplici e chiari, che consentano agli elettori di votare con consapevolezza.