Occupazione: Sicilia, i servizi fanno il pieno

13/03/2002





Nel 2001 sono stati 44mila i posti in più – Cresce anche l’edilizia
Sicilia, i servizi fanno il pieno
(NOSTRO SERVIZIO)

PALERMO – Il terziario traina l’occupazione in Sicilia, che archivia il 2001 con un saldo attivo di 44mila posti di lavoro in più rispetto al 2000 ed un incremento del 3,2% con il dato nazionale fermo al 2,1 per cento. La "fotografia" scattata dall’Ufficio regionale dell’Istat mostra un mercato del lavoro in ripresa, dopo la stagnazione della prima metà degli anni Novanta. Il dato che colpisce di più nel bilancio tracciato dall’Istituto di statistica, non è tanto, però, quello numerico, quanto, invece, il fatto che l’economia regionale accentua il processo di terziarizzazione. Non a caso, infatti, il commercio (+ 4,7%), ed i servizi (+ 3,7%), complessivamente considerati, con 983mila addetti, detengono nel 2001 il 70,5% dell’occupazione totale (1 milione e 394mila unità), con uno 0,5% in più sul 2000 e, addirittura, oltre il 6% nel raffronto con il 1993, quando riuniva il 64,3% dei posti di lavoro. «È un dato – spiega Pietro Busetta, economista e direttore scientifico del Dipartimento di studi territoriali della Fondazione Curella – che va letto criticamente. In un’economia sviluppata è una conseguenza logica, in una come quella siciliana, bisogna stare attenti che i servizi non siano assistiti, ma avanzati altrimenti non sono espressione di una realtà che cambia in meglio». Desta una certa sorpresa la performance del settore delle costruzioni che, per il secondo anno consecutivo, ha registrato un aumento del 6,5% e 9mila posti di lavoro, probabilmente dovuto dalla ripresa del mercato dell’edilizia privata ma, soprattutto delle ristrutturazioni, grazie alle agevolazioni. L’industria rifiata (-1% e quasi mille posti di lavoro in meno), mentre prosegue l’espulsione di manodopera dall’agricoltura (47mila i posti di lavoro andati perduti negli ultimi otto anni). «La fuga dalle campagne – spiega Italo Tripi, segretario generale Flai Cgil – si motiva con il fatto che i giovani ritengono che il lavoro sia pesante e renda poco». L’agricoltura è, inoltre, il settore nel quale si registra il maggior ricorso al sommerso: un addetto su due non è ingaggiato nel rispetto delle norme contrattuali e previdenziali. Colpisce ancora, per le dimensioni del fenomeno, la disoccupazione giovanile che pur essendo in contrazione rispetto al record del 1999 (60,7%), con il 54,7% resta uno tra i valori in assoluto più alti del Paese. Sulla ripresa del lavoro ha giocato un ruolo favorevole, i nuovi strumenti di flessibilità, introdotti negli ultimi anni, dal legislatore: come, ad esempio, l’occupazione a tempo parziale (+8,2%), ed i contratti a tempo (+8,4%), ben distribuiti tra agricoltura (+13,5%), servizi (+7,6%), e industria (+4,4%). «L’effetto leva è innegabile – dice Paolo Mezzio, segretario generale della Cisl -, ma il problema è che la disoccupazione appare un elemento strutturale di aree in cui lo sviluppo ancora non c’è e manca la delocalizzazione produttiva ed una politica di adeguamento infrastrutturale che lo renda conveniente per il capitale di rischio».
Giambattista Pepi

Mercoledí 13 Marzo 2002