Occupazione nel Duemila: i nuovi posti sono 589mila

15/01/2001

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Lunedì 15 Gennaio 2001
lavoro & carriere_testatal
Occupazione
: L’indagine Istat di ottobre sulle forze di lavoro rivela un generale rilancio nel Duemila: i nuovi posti sono 589mila.
La Lombardia fa da battistrada alla ripresa

La crescita più "spettacolare" di ottobre è quella della Lombardia che, nel solo settore dei servizi, ha creato 125mila nuovi posti (+5,8%) rispetto allo stesso mese del ’99. Un risultato che consente un saldo attivo di 76mila occupati in più il più alto — in termini assoluti — a livello regionale: in questa speciale graduatoria seguono il Veneto (+64mila nuovi occupati), L’Emilia Romagna (+55mila) e il Lazio (+49mila unità).

La fotografia regionale che emerge dall’indagine Istat di ottobre sulle forze di lavoro è di una complessiva ripresa dell’occupazione nel corso del 2000. Ma se la Lombardia, con quasi 4 milioni di occupati (poco meno di un quinto del dato nazionale complessivo), ha fatto da battistrada a un movimento che — in un anno — ha prodotto 589mila nuovi posti (+2,8%), le scoperte più significative arrivano soprattutto dalle regioni "minori" (per esempio l’Umbria) in particolare del Mezzogiorno.

Tutto il Sud ha tenuto il passo del resto del Paese mettendo a segno un incremento complessivo del 2,7% a cui corrisponde un calo della disoccupazione, scesa dal 21,1% dell’ottobre ’99 al 20,2% di un anno dopo; dati, comunque, ancora distanti dalla media nazionale (10%) e dalle aree del Settentrione dove i senza lavoro sono arrivati ai minimi come, nel Nord-Est, con il 3,5 per cento. Pur in discesa (54,3% contro il 56,4% dell’ottobre ’99) il Mezzogiorno deve fare i conti anche con un elevato tasso di disoccupazione giovanile (tra i 15 e 24 anni) che rimane al top delle graduatorie europee.

Il maggior impulso all’occupazione arriva dai servizi che hanno contribuiti con 521mila nuovi posti (+4%). In tutte le regioni il saldo complessivo è positivo. Il terziario è cresciuto in maniera più sensibile al Nord compensando in alcuni casi — per esempio nella stessa Lombardia — la perdita di posti dell’industria ancora interessata a processi di riorganizzazione e decentramento.

Il rilancio del Mezzogiorno è generale: in tutte le regioni è in espansione l’attività industriale registrando alcuni balzi significativi come in Calabria dove sono stati creati 19mila nuovi posti (+19%) oppure in Basilicata (+8,6%). Ma l’industria è cresciuta anche in regioni, come la Campania e la Sicilia, che negli ultimi anni avevano mostrato segnali di forte affaticamento. In due regioni (Puglia e Sardegna) tutti i settori sono risultati positivi, compresa dunque l’agricoltura. A livello complessivo le performance migliori sono state quella della Puglia (+3,2%), della Calabria (+3,6%) e della Basilicata (+5,5%) con un tasso di crescita superiore alla media nazionale.

Nel Nord il caso più interessante è quello della Liguria che, dopo molti anni di difficoltà, ha ripreso a marciare e, in particolare, è ripartita l’industria (+5,6%), un segnale che la stagione delle ristrutturazioni delle maxi-aziende pubbliche è alle spalle e si sta aprendo una nuova fase. E sul versante industriale l’Emilia Romagna guida la classifica generale con 48mila nuovi posti creati tra ottobre ’99 e lo stesso mese dell’anno scorso con un balzo del 7,6%. E proprio da questa regione, insieme al Nord Est (in Veneto gli occupati sono aumentati dell’1,4% e in Friuli Venezia Giulia dell’1,2%) parte l’allarme per la mancanza di personale al punto che gli industriali di Udine hanno avviato un piano di promozione del lavoro in fabbrica nelle scuole per avvicinare i giovani al mondo del lavoro. Ed è proprio dei giorni scorsi il caso Franco Tosi: l’azienda lombarda, infatti, si è rivolta al ministero dell’Industria per "coprire" 1.500 assunzioni in gran parte da reperire nelle aree del Mezzogiorno.

L’industria, invece, continua a perdere colpi nel Nord Ovest: la Lombardia lascia sul campo 57mila posti (-3,4%) e il Piemonte 4mila (-0,5%). Perdite che, come in altre aree del Centro Italia, sono state ampiamente compensate dalla forte spinta dei servizi: per esempio nelle Marche la crescita del terziario è stata superiore all’11 per cento.

Un altro dato in controtendenza, rispetto alle rilevazioni del passato, è la leggera risalita dell’agricoltura. In questo comparto due i casi esemplari: la Toscana e la Lombardia. Nel primo i nuovi occupati sono stati 15mila (+35%) con un aumento sia del lavoro dipendente (+5mila unità) sia di quello indipendente (+10mila), mentre nel secondo caso è cresciuta soprattutto l’occupazione alle dipendenze (+5mila addetti).

Guido Palmieri