Occupazione, Italia indietro

02/11/2004


             
             
             
             
            Numero 262, pag. 13
            del 2/11/2004
            di Sabina Monaci
             
            Occupazione, Italia indietro
             
            I dati Ocse sul lavoro alla conferenza ´More people at work’ di Amsterdam.
            Il tasso di impiego è tra i più bassi dell’Unione
             
            L’Italia resta un fanalino di coda tra i paesi europei nella speciale classifica sull’occupazione. Secondo i dati Ocse, infatti, il tasso di impiego rispetto alla popolazione attiva è uno dei più bassi dell’Unione. E nel cammino che la divide dall’ambizioso traguardo fissato dal programma di Lisbona che ha stabilito al 70% il livello di partecipazione al lavoro della popolazione attiva entro il 2010, l’Italia si piazza persino dietro l’Ungheria, la Grecia e ben sotto alla Repubblica Ceca. Questi i dati emersi dalla conferenza che si è svolta ad Amsterdam, organizzata dalla presidenza di turno dell’Ue, dal titolo ´More people at work’. Tra i suoi partecipanti i rappresentanti della Commissione europea, del Parlamento europeo, dell’Ocse, del Cedefop, la fondazione europea per la formazione e le delegazioni ufficiali dei 25 stati membri e delle parti sociali. L’iniziativa è stata organizzata per supportare la prossima Commissione europea con un lavoro di studio e di approfondimento sulle modalità di raggiungimento degli obiettivi comunitari fissati nella conferenza di Lisbona del 2000.

            Per l’Italia erano presenti Tito Boeri (ordinario di economia internazionale Bocconi), Paolo Reboani, del ministero del lavoro e delle politiche sociali, e Stefano Di Niola, dell’ufficio mercato del lavoro di Cna nazionale. Il tema dell’occupazione è un argomento molto caro anche alle piccole imprese. ´La strategia europea per arrivare a raggiungere tutti gli obiettivi di crescita fissati a Lisbona passa necessariamente per la crescita occupazionale’, ha chiarito Sergio Silvestrini, direttore della divisione economica e sociale della Cna, ´siamo tutti consapevoli degli effetti della congiuntura internazionale sfavorevole, ma il nostro paese resta ancora fra quelli più lontani dalla meta. Il basso tasso di natalità, tra l’altro, ci rende particolarmente difficile questo percorso: occorrerà un grande sforzo nello spingere la nostra popolazione attiva a cercare un’occupazione’. Ma un ruolo importante, da questo punto di vista, possono svolgere anche le pmi. ´Per poter meglio implementare le strategie per l’occupazione dobbiamo far crescere la spinta motivazionale anche nel comparto delle piccole imprese’, aggiunge Silvestrini, ´si tratta di un cambiamento di mentalità che potrebbe essere agevolato dall’introduzione, anche su vasta scala, di sistemi di formazione per i piccoli imprenditori’. La pmi, secondo la Cna, va valorizzata di più dalle strategie europee. ´Finora si è invece avuta l’impressione che la pmi sia stata considerata solo marginale rispetto alle politiche sull’occupazione messe in campo dall’Ue mirate a coinvolgere il lavoro dipendente che fa capo al pubblico e alle grandi imprese’, conclude Di Niola, ´ e invece in Italia dal 2000 a questa parte l’artigianato e la piccola impresa sono stati gli unici settori a creare posti di lavoro’.