Occupazione in calo nei settori liberalizzati

21/06/2004

    20 Giugno 2004

      Convegno di studio della Fondazione Rodolfo De Benedetti sulle riforme strutturali. Scarsi i benefici anche sul versante dei prezzi

      Occupazione in calo nei settori liberalizzati

        r.ec.

          MILANO «Quando dicono che c’è la ripresa è una statistica come quella del pollo di Trilussa». L’ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, commenta con ironia i recenti dati sulla crescita economica in Europa. Lo fa da Lecce dove è intervenuto al convegno internazionale di studi sulle riforme strutturali organizzato dalla Fondazione Rodolfo De Benedetti.

          «La ripresa che comincia ad attraversare l’Europa – ha detto Amato – è molto diseguale. Nel Mezzogiorno, per alcune parti, cominciamo ad usufruirne, però restano i dati di fondo di una disoccupazione che è più alta e che ha bisogno di riforme che facciano modificare qualitativamente le nostre produzioni».

          «Noi nel Mezzogiorno – ha spiegato Amato – abbiamo una quantità elevatissima di giovani che sono preparati per lavori che non trovano e quindi finiscono o per non lavorare o per adattarsi a lavori molto meno qualificati della loro preparazione. E qui che ci manca qualcosa e anche di grosso».

          Un giudizio critico sulle liberalizzazioni e su come sono state attuate in questi ultimi anni nel nostro Paese è venuto invece dall’intervento di Carlo De Benedetti al convegno di Lecce.

          «Le liberalizzazioni in Italia hanno avuto scarsa incisività – ha spiegato De Benedetti – L’intervento si è concentrato solo su alcuni servizi o segmenti di mercato (parte delle telecomunicazioni e parte delle linee aree), lasciando il livello di regolamentazione degli altri settori pressochè invariato».

          Secondo l’imprenditore, «siamo in ritardo nella competizione internazionale e nel trovare una missione italiana nell’economica globalizzata». «Il peso dello Stato in alcuni dei mercati dei prodotti non-manufatturieri, così come l’incapacità del governo di attuare concrete riforme, hanno rallentato – ha aggiunto – il processo di liberalizzazione dei mercati, che oggi ha bisogno di nuovo slancio».

          Le riforme strutturali fatte in Europa – secondo gli esperti intervenuti al convegno – hanno avuto effetti positivi sulla produttività: «I servizi liberalizzati – è stato detto – hanno tutti vissuto miglioramenti di efficienza». Meno soddisfacenti invece vengono giudicati i risultati per quanto riguarda i prezzi: «C’è stata solo una piccola riduzione».

          Altrettanto poco soddisfacenti sono i risultati per l’occupazione: «In alcuni settori liberalizzati sono state registrate riduzioni dell’occupazione, ma – secondo gli esperti – gli effetti positivi si vedranno soprattutto negli altri settori, quelli non liberalizzati, perchè se migliora l’efficienza delle industrie liberalizzate migliorerà la competitività delle nostre industrie di esportazione e questo porterà ad un aumento dell’occupazione anche nelle industrie liberalizzate».

          Tra i Paesi europei in cui le riforme strutturali sono state portate avanti producendo esiti positivi, spicca il Regno Unito, dove «c’erano più forze che volevano queste liberalizzazioni, a partire dal Parlamento e dalla rappresentanza nel Parlamento nazionale». «Nel Parlamento inglese – è stato detto – ci sono molti meno liberi professionisti, avvocati e commercianti di quanti ce ne siano nel Parlamento italiano; addirittura nella coalizione oggi al governo in Italia c’è quasi il 50% di parlamentari che rappresentano questi gruppi e che hanno chiaramente interesse a che non vengano fatte le liberalizzazioni».