Occupazione, il laboratorio Milano

16/07/2002

16 luglio 2002


1) Occupazione, il laboratorio Milano

2) Piano della Regione Lombardia

Mercato del lavoro – Albertini e Maroni hanno sottoscritto un Protocollo per realizzare sei iniziative sperimentali
Occupazione, il laboratorio Milano
Il ministro: «Non baderemo a spese, per noi è un investimento»
MILANO – Un avamposto del riformismo nazionale, un laboratorio dove sperimentare nuovi interventi per l’occupazione. Era questa l’idea che aveva di Milano Marco Biagi, il giurista del lavoro ucciso dalle Br. È questa l’idea del capoluogo lombardo che il sindaco Gabriele Albertini e il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ripropongono oggi, a due anni dal Patto per Milano, con la stipula di un nuovo protocollo d’intesa tra l’amministrazione comunale e il Governo (il documento sul sito www.ilsole24ore.com/lavoro). Un testo diverso nella forma dal Patto – che, frutto del confronto tra le parti sociali, sollecitava all’impegno per l’attuazione sindacati, associazioni datoriali, enti e imprese – ma che nella sostanza al Patto si richiama espressamente. Così come si richiama espressamente all’impegno di Marco Biagi e alle proposte contenute nel Libro bianco sul mercato del lavoro. Un’ideale continuità chiarita nella premessa del documento e ricordata dal sindaco Gabriele Albertini, per il quale «è dal Patto per Milano che è partita la scintilla per il rinnovamento dei rapporti nel mercato del lavoro. È un’esperienza che ha generato decine di migliaia di occupati. Il Patto per l’Italia è figlio del Patto per Milano». Sul piano operativo l’intesa fissa lo sviluppo di sei azioni sperimentali. Il primo intervento prevede la realizzazione di un osservatorio comunale «sulle attività economiche e produttive e sulle caratteristiche dell’occupazione locale, con l’obiettivo di individuare i dati relativi al territorio milanese, così da avere informazioni utili alle specifiche politiche attive». Segue la creazione di un sportello unico per l’accesso al lavoro, un servizio che possa cioè favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, anche attraverso «un’adeguata valorizzazione degli strumenti formativi e dei servizi alle imprese, con attenzione alle dinamiche del mercato del lavoro sia in ordine alle figure professionali che alle tipologie contrattuali». Il terzo punto prende in considerazione gli interventi mirati «a incentivare la permanenza degli over 40 nel mercato del lavoro, nonché a prevenire e a ridurre la disoccupazione di lunga durata». Successivamente è prevista la creazione di uno sportello "Assistenti familiari". Si tratta di un servizio che punta a favorire «l’incontro tra la domanda e l’offerta nel mercato dell’assistenza domiciliare, a garantire l’accredimento degli operatori attraverso interventi formativi concordati con la Provincia e la Regione e ad assicurare l’assistenza per il disbrigo delle pratiche legali e amministrative». E sempre in accordo con la Regione Lombardia, il Comune nell’ambito del progetto "Casa Lavoro" mette a disposizione una prima tranche di 300 alloggi in affitto per i lavoratori che hanno un contratto di lavoro a termine o che sono inseriti in progetti di mobilità territoriale. L’ultimo punto del protocollo si concentra sull’innovazione tecnologica e anticipa la creazione di un Forum della Net Economy che, costituito da Comune, Provincia e Camera di commercio, contribuisca ad avviare un rapporto innovativo e diretto con le aziende della net economy «per raccoglierne sollecitazioni, approfondire la conoscenza del settore, proporre soluzioni, individuare modalità sperimentali di erogazione della formazione per questo specifico settore». I progetti, il cui avvio è previsto per la fine dell’anno, saranno finanziati con risorse del Fondo sociale europeo e del Fondo per l’occupazione. Per il momento niente cifre ma assicura il ministro Maroni «non baderemo a spese. Per noi si tratta di un investimento, pronti a replicare le azioni, in caso di successo». Perché ha continuato: «la politica del lavoro non può più essere disegnata solo da Roma ma deve essere composta da una rete di politiche locali, coordinate dal Governo di Roma e dall’Unione Europea ma attuate in prima persona dai governi locali». E in quest’ottica «sarebbe importante – ha sottolineato – che altre città seguissero l’esempio di Milano».
Serena Uccello



Piano della Regione Lombardia
MILANO – Regione Lombardia e parti sociali hanno dato il via formalmente a 18 progetti in materia di lavoro intitolati alla memoria di Marco Biagi. Al termine degli Stati Generali dell’economia lombarda che si sono svolti ieri a Milano è stata infatti firmata una dichiarazione congiunta che impegna imprese e sindacati a realizzare il pacchetto di iniziative. Questi i 18 progetti, raggruppati in cinque aree di intervento:
Politiche attive del lavoro: creazione di master universitari dedicati a Marco Biagi.
Servizi per le nuove forme di lavoro: monitoraggio delle situazioni lavorative, percorsi formativi, servizi di incontro domanda-offerta, strumenti innovativi di sostegno. Immigrazione extracomunitaria: emersione del lavoro non regolare: analisi del lavoro irregolare e delle modalità di inserimento, individuazione di nuove forme di sostegno per lavoratori e imprese; formazione mirata alla regolarizzazione; sostegno ad attività imprenditoriali, interventi sul bisogno abitativo, sostegno ai progetti territoriali e attivazione di proposte legislative; azioni sperimentali per lavoratori che assistono famiglie con componenti fragili.
Le donne nel mercato del lavoro: indagine sulla situazione; formazione continua, sostegno all’imprenditoria femminile, azioni per conciliare vita lavorativa e vita familiare.
Sicurezza sul lavoro: prevenzione di infortuni e malattie professionali. «Quella che abbiamo attivato – ha detto il presidente, Roberto Formigoni – è una soluzione lombarda per i problemi del contesto lombardo, ma speriamo che l’accordo sia di buon auspicio anche a livello nazionale». «Ci auguriamo – ha aggiunto Susanna Camusso, segretario regionale Cgil – che il metodo utilizzato mantenga la sua autonomia da quello nazionale, che consideriamo impraticabile». Replica Formigoni: «Il metodo consiste nel prendere atto sia di ciò che si condivide, sia delle differenze. Noi non abbiamo mai detto che bisogna essere d’accordo su tutto. È importante darci delle regole per confrontarci seriamente con l’obiettivo di trovare il punto di massima convergenza fra gli interessi di tutti».