Occupazione: Grandi imprese, tengono i servizi

06/02/2004


        Venerdí 06 Febbraio 2004

        ITALIA-LAVORO
        Occupazione


        Grandi imprese, tengono i servizi


        MILANO – Sedicimila. È il numero di posti di lavoro che le grandi imprese hanno perso nei primi 11 mesi del 2003 rispetto all’anno precedente. A rilevarlo è l’Istat precisando che il calo complessivo dell’occupazione è dovuto a una diminuzione di 22mila posti di lavoro nell’industria, parzialmente bilanciata da un aumento di 6mila posti nei servizi. L’occupazione in novembre – su base congiunturale – è rimasta invariata sia al lordo che al netto della cassa integrazione. Nei primi undici mesi del 2003, complessivamente, l’occupazione delle grandi imprese è scesa dell’1,1% al lordo della Cassa e dell’1,2% al netto della Cassa rispetto ad un anno prima.
        Nel solo mese di novembre il calo tendenziale dei posti di lavori nell’industria è stato rispettivamente del 2,7% e del 2,9% al lordo e al netto della Cassa. Per i servizi, invece, c’è stato un aumento tendenziale dell’0,5% e dello 0,4% sia al lordo che al netto della Cassa. Su base congiunturale, le grandi imprese dei servizi hanno registrato una variazione positiva dell’occupazione tanto al lordo che al netto della Cassa integrazione (+0,2% al lordo e +0,1% al netto). Negativa, invece, la variazione congiunturale dell’industria (-0,2% sia al lordo sia al netto della Cassa).
        La retribuzione lorda media per dipendente è aumentata in novembre a livello tendenziale del 2,5%: complessivamente nei primi 11 mesi dell’anno l’incremento è stato del 2,1%, grazie al +2,9% registrato nell’industria e al +1,5% registrato nei servizi.
        Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, sottolinea che, nonostante la grande impresa sia in crisi, «il dato complessivo sull’occupazione in Italia resta comunque positivo, perché – aggiunge – in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei i posti di lavoro in Italia crescono e il tasso di disoccupazione è il più basso degli ultimi a 12 anni».
        Diversa l’opinione del leader della Cgil, Guglielmo Epifani, per il quale questo calo è «la conseguenza del fatto che la produzione industriale è ferma». Mentre per Savino Pezzotta della Cisl i 16mila posti di lavoro persi «dimostrano ancora una volta la difficoltà delle grandi aziende a essere competitive».