Occupazione giovanile, italiani in coda

26/05/2003


              lunedì 26 maggio 2003

              vecchio continente

              Occupazione giovanile, italiani in coda
              Diminuisce il peso della contrattazione

              MILANO I giovani continuano ad essere i più enalizzati dal mercato del lavoro. In Italia e non solo. In base alle graduatorie dell’Ocse
              riportate dal Censis, il nostro Paese risulta, con la Grecia, il fanalino di coda dell’Europa per quel che riguarda il tasso di disoccupazione
              dei giovani. In questa fascia di età, da noi, i senza lavoro sono il 27% (23,2% maschi, 32,2% femmine). Circa il doppio della
              media europea (13,9%), che già, sul mercato del lavoro, vede i ragazzi notevolmente penalizzati rispetto alle altre persone in cerca di lavoro.
              Solo Polonia e Repubblica Slovacca presentano una condizione giovanile decisamente peggiore.
              Nel 2002 a fronte di un incremento complessivo dell’occupazione, il numero dei lavoratori under 30 è rimasto pressochè invariato, mentre la componente femminile ha addirittura registrato una vera e propria contrazione.
              Le uniche forme di lavoro ad essere cresciute sono state quelle temporanee e la scarsa appetibilità delle opportunità offerte ha avuto come effetto una drastica diminuzione della disponibilità dei giovani a presentarsi sul mercato del lavoro, che sono infatti diminuiti del 6,1%.
              Intanto, in ambito europeo, cala il numero degli iscritti al sindacato (cosa che porta ad un sempre più alto numero di fusioni tra le organizzazioni) e diminuisce nei singoli stati il peso della contrattazione. Sono questi i principali risultati del rapporto sulle
              relazioni industriali in Europa nel 2002, realizzato dalla Fondazione europea di Dublino per il miglioramento delle condizioni di
              vita e di lavoro.
              Secondo l’Osservatorio della Fondazione, nel 2002 la contrattazione collettiva ha continuato a coprire una larga parte dei lavoratori
              della Ue e della Norvegia. In tutti i paesi, comunque, il grado di copertura della contrattazione collettiva non ha subito grandi
              modificazioni negli ultimi dieci anni. In alcuni grandi paesi come la Germania e il Regno Unito, anzi, il livello è sceso. E, rispetto
              al 2001, nel 2002 gli incrementi salariali negoziati nella Ue e in Norvegia sono scesi dal 3,8 al 3,5%,. Una diminuzione in controtendenza
              con l’andamento degli anni precedenti.
              Molto diversificata la situazione nei diversi paesi: Se in Lussemburgo l’aumento è stato del 4,3% e in Francia e Spagna del 3,9, in Germania la crescita media è stata del 2,7% e in Italia solo del 2,5.