Occupazione da McDonald’s

03/01/2001



03 Gennaio 2001

Occupazione da McDonald’s
E’ successo a Parigi, sotto le feste di Natale. Un sindacalista-friggitore spiega il perché
ANTONIO SCIOTTO – PARIGI

Boulevard Saint Germain, quartiere Latino. E’ la zona della Sorbona, frequentata da studenti che vengono da tutte le parti del mondo. Molti dei quali, ormai, lavorano anche da McDonald’s. Proprio loro stanno cercando di cambiare le regole del lavoro imposte dalla multinazionale. Nel cuore della capitale, nel locale su due piani che si affaccia sul boulevard Saint Germain, è stata sperimentata – cosa mai accaduta in Francia e all’estero – l’occupazione giorno e notte di un McDonald’s.
E se i dipendenti italiani proprio in questi giorni stanno attuando una serie di scioperi, i manager dei due archi dorati parigini hanno dovuto digerire un hamburger non previsto dai rigidi menù standard: dal 14 al 27 dicembre – per ben due settimane – solo una ventina di clienti ha avuto la possibilità di accedere all’agognato bancone. Tutti gli altri – e si tratta di parecchie migliaia – sono stati bloccati da una trentina dei 70 dipendenti del locale.
A pochi giorni dalla ripresa delle attività, Jean Claude Rilcy, 28 anni, delegato della Cgt (
Confédération générale du travail), ci accoglie nello stesso locale, senza temere gli sguardi sospettosi dei suoi superiori in giacca e cravatta. E dopo averci offerto una Mc-cioccolata calda, acqua bollente e una polvere di cacao in bustina, ci parla dell’occupazione del ristorante e dei problemi dei Mc-lavoratori francesi.
"Abbiamo preparato a lungo questa agitazione, e, tranne i manager, quasi tutti i membri della
crew (la ciurma; nel linguaggio dei McDonald’s indica i dipendenti del livello più basso, Ndr.) erano con noi. L’occupazione, però, l’abbiamo realizzata in trenta. Ogni sera, alle 18.00, stabilivamo tutti insieme chi si sarebbe fermato a dormire. Noi stavamo al piano di sotto, la direzione ha dovuto accontentarsi del piano di sopra. Da lì, tentava di riavviare continuamente le attività. Faceva venire dei sostituti da altri ristoranti, ordinava loro di lavorare comunque alle cucine, ha tentato più volte di far entrare i clienti. Ma senza risultati. Alla McDonald’s preferirebbero chiudere un locale, piuttosto che trattare coi sindacati".
I McDonald’s francesi si moltiplicano a un ritmo vorticoso: negli ultimi 53 giorni del 2000 sono stati aperti trenta ristoranti, una media di un locale ogni 42 ore. In tutto oggi sono oltre ottocento; danno lavoro a più di 35.000 persone, con un volume d’affari che supera i 4.000 miliardi di lire all’anno. Le quattromila assunzioni che ogni anno la multinazionale assicura ai francesi, però, non devono ingannare: il ricambio è altissimo, ogni dipendente dura in media 18 mesi, l’80% sono studenti con contratti part-time. "Un lavoro altamente instabile – continua Jean Claude – che è funzionale all’azienda, allergica al riconoscimento delle anzianità e alla sindacalizzazione: entrano sempre nuovi giovani, spesso alla prima esperienza di lavoro. Conoscono poco i propri diritti e possono essere facilmente sostituiti, una volta che si sono dimessi, perché il lavoro al bancone richiede una bassa professionalità: in pochi giorni impari a fare gli hamburger, a cuocere le patatine, a pulire il locale".
"Anche per i pochi che ci lavorano da anni la vita non è facile. Io ho avuto una promozione solo l’anno scorso, dopo 7 anni, e così è per tutti gli altri
crew, tranne che per pochi manager graditi all’azienda. I part time spesso non vengono rispettati: cambiamenti d’orario nei locali poco sindacalizzati, spesso sono comunicati con soli due o tre giorni d’anticipo. Ci fanno pressioni continue per aumentare la velocità: vogliono che serviamo un cliente al minuto. Anche le condizioni di sicurezza sono precarie. Tre mesi fa, in un locale di Thiais, un ragazzo è rimasto chiuso per un’ora in una cella frigorifera. Ha perso la sensibilità delle mani. Ora non può più lavorare ed è in causa con l’azienda. Anche il sistema di frittura delle patatine ci espone a continue bruciature. Quando estrai il contenitore dalla friggitrice, se hai fretta, l’olio può arrivarti sulle mani o in faccia. Da anni ne parliamo all’azienda, ma non cambia nulla".
Ma non basta. L’occupazione è stata fatta anche per problemi salariali. "Abbiamo il minimo contrattuale (12.700 lire lorde l’ora), e ultimamente i premi sono stati ridotti. La McDonald’s tratta solo per i 65 locali che gestisce direttamente, e non vuole rispondere per i locali in
franchising. L’organizzazione del lavoro e le gerarchie, però, sono controllate direttamente dalla Company".
Molti di questi problemi sono identici a quelli dei lavoratori italiani. E’ per questo che Jean-Claude vorrebbe dare una dimensione nazionale ed europea alle rivendicazioni. "Abbiamo interrotto le proteste, per il momento, perché, se avessimo continuato, le nostre energie si sarebbero esaurite. Oggi abbiamo ottenuto soltanto un premio più alto per Natale e impegni generici su anzianità e sicurezza. Il risultato più importante è stato il sostegno della gente del quartiere e dei turisti – la nostra petizione è stata firmata da 15.000 persone – oltre all’appoggio dell’associazione degli studenti
Unef, e di Atac, che difende i diritti umani e del lavoro. Stiamo cercando di incontrare anche i contadini, sensibilizzati dalla protesta di José Bové. Ma soprattutto vorremmo coinvolgere altri lavoratori della McDonald’s, in Francia e nel resto d’Europa". E chissà che l’appello di Rilcy non riesca a superare davvero le Alpi.