Occupazione, crescita zero in Italia

29/06/2005
    mercoledì 29 giugno 2005

      Pagina 29 – Economia

      IL LAVORO

      Secondo i dati dell´Ocse nel 2005 torna a crescere il tasso di disoccupazione: 8,4% contro l´8,1 del 2004

        Occupazione, crescita zero in Italia
        ed è record per le disparità regionali

          LUISA GRION

          ROMA – L´occupazione è ferma, la disoccupazione è in crescita, abbiamo il divario record di posti fra il Nord e il Sud. E poi c´è la solita incapacità di utilizzare le donne.

          Il lavoro per l´Italia è un problema: lo segnala l´ultimo rapporto in materia dell´Ocse, fornendo le previsione per il 2005. Questo – si legge nell´«Employment Outlook» – non sarà un anno buono per nessuno, ma da noi le cose andranno peggio che altrove. Se nella media i paesi più sviluppati segneranno una lieve crescita occupazionale (1,1 per cento), l´Italia resterà al palo, inchiodata ad un avvilente 0,0. Ora e vero che a fare da traino nell´Ocse sono più che altro gli Stati Uniti (1,6) mentre tutta la vecchia Europa da segnali di sofferenza (0,7), ma le prospettive , per noi, non dovevano essere queste. Nel 2004 l´Italia aveva messo a segno una crescita dell´1,5, ora invece si apre un lungo periodo di stasi (per il 2006 si prevede un più 0,4 appena). Anzi i dati in arrivo dall´Istat (settemila posti persi in un anno fra le grandi imprese) confermano le previsioni più nere.

          Sembra quindi che gli oltre 2 milioni di disoccupati italiani siano destinati a rimane tali. Anzi – segnala sempre lo studio – il tasso di non lavoro è in crescita: fermo all´8,1 per cento nel 2004, toccherà l´8,4 nel 2005 e anche nel 2006. L´analisi dei dati Ocse lascia intendere che il paese sconta, rispetto agli altri, una serie di questioni mai risolte. Le divergenze fra Nord e Sud, per esempio.

          L´Italia , fra i paesi industrializzati, registra "gap territoriali" di gran lunga superiori alla media Ocse: fra la«migliore» e la «peggiore» delle regioni ci sono 23 punti percentuali di differenza contro i 5 scarsi degli altri paesi (solo la Turchia ha un 6,8): ciò sarebbe dovuto alle rigidità salariali, spiega lo studio. Non solo, il tasso d´occupazione femminile continua a restare troppo basso: 45,2 per cento contro una media Ocse del 55. E fra le donne che lavorano, molte – per far fronte alla mancanza di servizi in loro aiuto – cercano il part-time (cui ricorre il 28,8 per cento delle occupate).

          Opposte le reazioni: dal governo il sottosegretario al Welfare Sacconi fa notare come l´Ocse «riconosca i buoni risultati del 2004» e il ministro Maroni definisce comunque «virtuosa» la crescita dello 0,4 per cento nel primo trimestre. Opposizione e sindacato lanciano invece l´allarme. «Questi dati chiudono il cerchio sulla reale situazione italiana – ha detto Cesare Damiano- responsabile Ds per il lavoro – il governo intervenga e la smetta di nascondere la polvere sotto il tappeto». «Siamo in coma, ma la politica pensa ad altro» commenta Raffaele Bonanni, segretario confederale Cisl.