Occupazione: corrono solo Centro e Nord

06/02/2004



        Venerdí 06 Febbraio 2004

        ITALIA-LAVORO
        Occupazione


        Lavoro, corrono solo Centro e Nord

        Istat: nel 2003 sono stati creati 225mila nuovi posti ma il Mezzogiorno resta al palo (+11mila unità)


        MILANO – Nonostante la crisi e a dispetto del rallentamento economico l’occupazione continua a crescita. I dati Istat sulla media delle forze lavoro nel 2003 mostrano come l’anno scorso l’occupazione sia aumentata dell’1% (pari a 225mila unità in più) rispetto al 2002. Ma le novità che arrivano dall’istituto di statistica non riguardano solo il dato complessivo ma anche il segmento di forza lavoro che più ha contribuito a questa crescita: per la prima volta a trainare il mercato del lavoro non sono i giovani ma i cosiddetti "over".
        Più occupati, dunque, soprattutto grazie al contributo dei cinquantenni (50-59 anni), che hanno fatto registrare un aumento di 152mila unità rispetto al 2002. In generale l’incremento dell’1% – spiega l’Istat – è la sintesi «di un incremento dell’occupazione femminile dell’1,6% (+128mila unità) e di quella maschile dello 0,7% (+97mila unità)». Ad aumentare, confermando così un trend già abbastanza consolidato è l’occupazione dipendente che è cresciuta dell’1,2% (197mila unità) mentre quella autonoma dello 0,5% (+28mila unità). A livello nazionale, l’occupazione dipendente a tempo pieno e indeterminato ha segnato un incremento di 149mila unità rispetto al 2002, quella a termine o a tempo parziale di 48mila unità. Questi incrementi hanno così portato il tasso di occupazione complessivo al 56% (55,4% nel 2002), quello maschile al 69,3% e quello femminile al 42,7 per cento.
        Le regioni che mostrano i tassi di occupazione più alti – sottolinea l’Istat – «prossimi all’obiettivo del 70%» fissato dal vertice di Lisbona, sono l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta, i più bassi si rilevano in Sicilia, Campania e Calabria. Quanto all’andamento della disoccupazione il numero delle persone in cerca di occupazione si è ridotto di 67mila unità (-3,1%): il tasso di disoccupazione (il rapporto cioè tra le persone in cerca di lavoro e la forza totale) è così sceso all’8,7% dal 9% del 2002, attestandosi ai livelli più bassi da oltre 10 anni.
        Si acuisce, pertanto, il divario Nord-Sud: nel Mezzogiorno si registra infatti una crescita «decisamente contenuta» dell’occupazione con un tasso che si è fermato allo 0,2%, pari a 11mila unità, contro il +1,3% del Nord ed il +1,6% al Centro (rispettivamente +144mila e +70mila unità).
        Al tempo stesso però l’Istat sottolinea anche un miglioramento più consistente, al Sud, per quanto riguarda il calo della disoccupazione, scesa dal 18,3% del 2002 al 17,7% contro una flessione, dal 4 al 3,8% al Nord e dal 6,6 al 6,5% al centro. "L’oasi" felice del lavoro è la provincia lombarda di Lecco che non solo può vantare il più basso tasso di disoccupazione complessivo (1,3% contro una media nazionale scesa nel 2003 all’8,7%), ma anche la minor percentuale nazionale di donne in cerca di occupazione (media del 2,5%) ed il secondo posto nella classifica maschile (0,6%).
        In testa alla classifica dei tassi di occupazione maggiori ci sono inoltre Reggio Emilia, Bolzano-Modena-Forlì, Mantova-Parma e Siena. L’altra faccia della medaglia sono Reggio Calabria e Vibo Valentia dove oltre un quarto della forza lavoro non trova sbocchi. La disoccupazione complessiva è rispettivamente del 27,5 e 24,9%, circa il triplo cioè della media italiana. Proprio Vibo Valentia, poi, può vantare il triste primato della disoccupazione femminile, pari addirittura al 37,8%. A fare da fanalini di coda, inoltre, ci sono – con i tassi più bassi – Crotone, Palermo, Agrigento ed Enna.

        SERENA UCCELLO