Occupati, crescita lenta

21/11/2002





            21 novembre 2002

            ITALIA-LAVORO


            Occupati, crescita lenta

            Secondo il Cnel tra il 1997 e il 2001 sono stati creati 1,3 milioni di posti in più

            Li.P.


            ROMA – È ancora lontano il traguardo tracciato dal vertice europeo di Lisbona. L’Italia, nonostante le buone performance che hanno portato a un un milione e 307mila nuovi posti, non riesce ancora a muovere passi significativi verso un aumento del tasso di occupazione come fissato dall’Unione (70% entro il 2010 contro il nostro 55% del 2001). È quanto emerge dal rapporto sul mercato del lavoro 1997-2001 in cui si parla di un «bilancio positivo ma non ancora soddisfacente» mentre sul fronte del welfare si rileva che «l’insieme degli ammortizzatori sociali è costoso e disorganico e stenta ad assicurare una copertura equa». Colpa anche del peso, più elevato che negli altri Paesi, dell’economia sommersa italiana che finisce per creare un mercato parallelo e non garantito. Proprio sul sommerso ieri è intervenuto il ministro del Welfare, Roberto Maroni, che ha promesso «tolleranza zero» nei confronti dello sfruttamento del lavoro minorile e del lavoro nero, in occasione della seconda Conferenza sull’infanzia e sull’adolescenza. Ma ieri, alla presentazione del Rapporto Cnel, il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, ha insistito soprattutto sulle misure messe in campo dal Governo con la delega-lavoro: in primis il nuovo collocamento e il part-time. «Rafforzare l’incontro tra la domanda e l’offerta del mercato del lavoro è ciò che si deve perseguire se si vogliono attrarre nuove fasce di lavoratori. Ma bisogna anche intervenire sulla modulazione dell’orario di lavoro che è un tema su cui siamo carenti». Ma ecco i punti salienti del Rapporto.
            I senza-lavoro. Il livello di disoccupazione, per quanto sia sceso di 400mila unità, mantiene un "nocciolo duro" di disoccupati di lunga durata: il 19% dei senza-lavoro lo sono da oltre sette anni. Un fenomeno che da noi è molto più alto della media europea, nConostante sia sceso nel 2001 il tasso di disoccupazione (al 9,3% mentre quello della disoccupazione di lunga durata è al 6,6%). Nel rapporto, comunque, si sottolinea anche come il mercato del lavoro sia cambiato grazie al pacchetto Treu.
            Sommerso. L’economia sommersa – denuncia il Cnel – incide per una quota sensibilmente maggiore rispetto agli altri paesi dell’Ue. Nel 1999 gli occupati non regolari – secondo il Rapporto – ammontavano a 3,3 milioni, poco meno del 15% del totale. Ma facendo riferimento al doppio lavoro si raggiungono i 5,5 milioni (18,6%). La percentuale del sommerso sale al 23% delle unità di lavoro nel Sud e scende all’11% al Nord. È il terziario il settore in cui il fenomeno pesa di più: genera il 75% del valore aggiunto attribuibile al sommerso. Il Cnel indica nel credito d’imposta un "antodoto" che è stato utile non solo alla crescita degli occupati ma che ha anche incentivato l’emersione dal nero. L’immigrazione extra Ue (per un sesto irregolare) – secondo il Cnel – è una «componente strutturale» del nostro mercato del lavoro, specialmente al Nord dove la metà dei nuovi posti è andata nel 2001 a manodopera extra-comunitaria. Divario territoriale. Livelli di disoccupazione «fisiologici» in molte aree del Nord e del Centro mentre nel Sud e nelle Isole la disoccupazione resta elevata (in particolare quella giovanile è il doppio della media europea). Nonostante nel Mezzogiorno si sia registrato un aumento di occupazione del 6,4%, vicino a quello del Centro-Nord, questo non è bastato a riassorbire la disoccupazione, rimasta al 19,3%, dato molto superiore alla media nazionale (9,2% nel 2001). Per il Cnel l’altro problema irrisolto è la quota troppa bassa di partecipazione femminile al mondo del lavoro anche se i due terzi della nuova occupazione (868mila unità) sono rappresentati da donne.
            Flessibilità. Il lavoro atipico è cresciuto tra il 1996 e il 2001 del 40% raggiungendo una quota vicina ai tre milioni di unità, una percentuale del 13,8% sul totale degli occupati. È aumentato soprattutto il lavoro temporaneo, toccando nel 2001 il 9,8%. Resta invece il problema del difficile reperimento di alcune figure professionali.
            L’OCCUPAZIONE
            Variazioni tra il 1997 e il 2001
            1.307.000
            È la crescita complessiva degli
            occupati: 868mila sono i nuovi posti
            creati dalle donne e 440mila
            dagli uomini

            + 8%
            È l’aumento del lavoro dipendente

            - 288.000
            Calano artigiani e commercianti

            + 400.000
            È l’incremento dei liberi professionisti
            passati da 1,2 e 1,6 milioni

            + 40%
            Aumenta l’impiego atipico che
            raggiunge la quota di quasi tre milioni di
            unità, pari al 13,8% nel totale degli
            occupati