«Occasionali» al bivio dei compensi

27/10/2003



      Sabato 25 Ottobre 2003

      NORME E TRIBUTI


      «Occasionali» al bivio dei compensi

      Legge Biagi – Dopo l’entrata in vigore della riforma da chiarire le regole sull’ammontare annuale dei guadagni

      GIUSEPPE MACCARONE


      L’entrata in vigore, avvenuta ieri, della «legge Biagi» impone la necessità di approfondire i nuovi istituti subito in vigore e le modifiche alle regole precedenti. In materia di lavoro occasionale, per esempio, l’articolo 61 del decreto legislativo 276/03 stabilisce che si possano considerare occasionali le prestazioni che non superano i 30 giorni con lo stesso committente o i 5mila euro nel corso dell’anno solare. Il comma 2 dell’articolo 70, analogamente, dispone, in relazione al lavoro accessorio, che possono essere considerate accessorie e occasionali le attività che non hanno una durata superiore a 30 giorni con lo stesso committente e il cui compenso non sia, complessivamente, superiore a 3mila euro per anno solare. Per entrambe le fattispecie richiamate, si pone il problema di comprendere se i 5mila euro (o i 3mila euro) annui, debbano intendersi riferiti a tutte le collaborazioni (lavori) instaurate dal prestatore nell’anno o solo a quelle intrattenute con lo stesso committente. È augurabile che l’interpretazione che verrà data propenda per la seconda soluzione: sarebbe, infatti, opportuno che ci si debba riferire alla collaborazione (o lavoro) instaurato con il medesimo commettente. Se così non fosse, infatti, i problemi pratici sarebbero di non poca rilevanza. In primo luogo perché bisognerebbe far dichiarare dal prestatore il suo status. In altri termini, il prestatore dovrebbe rilasciare un’autocertificazione che attesta l’esistenza o meno di altri rapporti di lavoro dello stesso tipo. Nel caso dei lavori accessori, poi, l’indagine potrebbe anche non essere semplice dato che, vista la particolarità delle attività, queste dovrebbero essere affidate per la maggioranza a stranieri con possibili difficoltà a muoversi nell’ambito del nostro ordinamento. Un’interpretazione diversa da quella auspicata creerebbe altri problemi: per esempio per le conseguenze derivanti dall’instaurazione di rapporti di collaborazione occasionale (o lavoro accessorio) ritenuti tali per effetto di una dichiarazione del lavoratore che, a posteriori, si rivela mendace. In questo caso, considerato che la collaborazione non era occasionale ma doveva ricondursi a un progetto e che il lavoro accessorio non poteva essere instaurato del tutto, su chi cadrà la responsabilità? E quali saranno le conseguenze? Un secondo problema è, invece, collegato a una sorta di iniquità che potrebbe venire a concretizzarsi. Si pensi, per esempio, a una collaborazione di tipo occasionale legittimamente instaurata dal committente Alfa con il collaboratore Tizio, per la durata di 28 giorni e con un compenso di 4.850 euro. Come si può notare, ipotizzando che questo sia il primo rapporto dell’anno, non vi sono dubbi nel qualificarla come occasionale. Al termine di questa collaborazione Tizio viene incaricato dal committente Beta di svolgere una prestazione la cui natura è meramente occasionale, della durata di soli tre giorni e con un compenso irrisorio di soli 200 euro. Se l’interpretazione che verrà data alla norma sarà quella che individua il limite dei 5mila euro come riferito a tutti i rapporti intrattenuti nello stesso anno solare, anche con più committenti, la seconda collaborazione individuata nell’esempio dovrà necessariamente essere ricondotta a un progetto. Altrimenti non potrà essere instaurata. Il problema è, inoltre, particolarmente rilevante se si considera che le disposizioni sul lavoro occasionale sono operative già da questi giorni. Un esempio analogo si potrebbe fare per il lavoro accessorio. Ma questa soluzione non sembra rispondere alla logica della nuova normativa.