Obiettivo: far tornare la Cgil a trattare

31/05/2002

31 maggio 2002



Obiettivo: far tornare la Cgil a trattare

Vertice di maggioranza. In caso di stop più facile l’intesa separata con Cisl e Uil

      ROMA - L’appuntamento è fissato all’ora di pranzo a Palazzo Grazioli, la residenza romana di Silvio Berlusconi. Il premier vedrà i leader della maggioranza più i ministri Roberto Maroni (Welfare) e Giulio Tremonti (Economia). Obiettivo del vertice: evitare la rottura immediata con la Cgil. O meglio: consentire a Luigi Angeletti (Uil) e Savino Pezzotta (Cisl) di reggere l’urto polemico di Sergio Cofferati e di avviare un negoziato su lavoro e flessibilità (articolo 18 compreso) senza essere accusati di «tradimento» rispetto alle ragioni dello sciopero generale. Il governo, dunque, si presenta al tavolo delle trattative con una correzione di linea. Nelle ultime settimane, smaltito l’effetto della protesta sindacale, i ministri più esposti (da Maroni e Tremonti), il vicepremier Gianfranco Fini, i leader della maggioranza (Umberto Bossi, Rocco Buttiglione e Marco Follini) si sono trovati di fronte un problema politico: come togliere l’iniziativa a Cofferati, finora in grado non solo di bloccare «le riforme», ma anche di ridurre al minimo i margini di manovra a disposizione di Angeletti e Pezzotta.
      In questi giorni Berlusconi (ma sarebbe più esatto dire il sottosegretario Gianni Letta) ha scartato la linea dura: tentare di sfiancare la Cgil, accettando lo scontro permanente. Il vertice, quindi, metterà a fuoco un’altra strategia: formulare una proposta «globale» che, commenta un ministro, «non sia preclusiva» nei confronti della Cgil. Da qui lo sforzo di allargare il più possibile l’agenda del confronto, come suggerito da An e dai centristi, partendo dal fisco (meno tasse per i redditi più bassi), passando dalle pensioni e approdando, solo alla fine, al capitolo lavoro e flessibilità. Ieri, fino a tarda sera, ministri, sottosegretari, tecnici e consulenti si sono esercitati a limare la proposta sull’articolo 18 dello Statuto (modifiche ai licenziamenti). Oggi si cercherà una sintesi. L’importante è che si cominci a trattare tutti insieme. E, confidano nella maggioranza, che il governo «non dia l’impressione di voler distinguere tra sindacati buoni e sindacati cattivi». Al contrario l’esecutivo deve presentarsi con uno schema «ragionevole», declassando l’articolo 18 e sgonfiando i conflitti.
      A quel punto, ed è il passaggio finale del piano, se Cofferati decidesse di rompere comunque, Angeletti e Pezzotta avrebbero la possibilità di andare fino in fondo senza passare per «traditori», ma anzi figurando come i «moderati» capaci di portare a casa risultati su tasse, pensioni e ammortizzatori sociali.
Giuseppe Sarcina


Economia