Obiettivi comuni per Roma e Berlino

29/04/2003



              29 aprile 2003

              INCONTRO NELLA CAPITALE TEDESCA TRA IL NOSTRO RESPONSABILE DEL WELFARE E IL MINISTRO CLEMENT
              Obiettivi comuni per Roma e Berlino
              «Sulle politiche previdenziali a decidere sono i singoli Stati»

              retroscena
              Francesca Sforza

              corrispondente da BERLINO

              I cinque punti del programma di riforma dello stato sociale proposti dal ministro del Welfare Roberto Maroni come obiettivi del semestre di presidenza italiano sono piaciuti a Wolfgang Clement, il superministro tedesco dell’Economia e del Lavoro. In un incontro a tre che si è tenuto qualche giorno fa a Berlino, Roberto Maroni, Wolfgang Clement e la ministro della Salute e della Sicurezza sociale Ulla Schmidt – che non si erano ancora mai incontrati – hanno fatto il punto sui rispettivi orientamenti in tema di pensioni, lavoro e politiche di integrazione sociale. E a differenza di quanto era emerso all’ultimo vertice italo-tedesco a Brema – dove il presidente Berlusconi aveva annunciato a Gerhard Schroeder la prospettiva di un Welfare State su livello europeo – l’incontro a tre di Berlino è servito a riportare la discussione sullo stato sociale entro i parametri delle diverse realtà nazionali. Sia Maroni sia Clement, infatti, si sono trovati d’accordo sul fatto che le politiche previdenziali debbano rimanere di competenza dei singoli stati membri, e che l’Europa sia piuttosto il luogo in cui promuovere gli scambi e individuare gli obiettivi comuni tra i diversi paesi. L’aumento dell’età pensionabile e il progetto di sviluppare un sistema previdenziale su più pilastri per garantire la sostenibilità sociale e finanziaria a lungo termine sono priorità comuni di Italia e Germania; particolarmente interessante, agli occhi della Germania, è la promozione di una strategia europea – avanzata da Maroni – per contrastare il lavoro nero e far fronte alle conseguenze dell’allargamento a est. Tra le maggiori preoccupazioni dei cittadini tedeschi c’è infatti quella di vedersi scippare grosse fette del mercato del lavoro dalle imprese più concorrenziali dell’Est Europa. Assume particolare rilevo, da questo punto di vista, l’invito rivolto dal ministro Maroni ai colleghi tedeschi a partecipare alla Conferenza sull’Allargamento che si svolgerà prossimamente all’Università di Modena, dove aveva insegnato l’autore del Libro Bianco sul lavoro Marco Biagi. C’è stato accordo anche sul tema della responsabilità sociale delle imprese, che è in questo momento di grande attualità nel dibattito tedesco. Per le riforme dello stato sociale, ieri a Berlino è stata una giornata particolarmente calda; dopo aver vincolato il voto di fiducia del proprio partito all’accettazione dell’«Agenda 2010» – pacchetto che si propone di abbattere la disoccupazione entro sette anni – il cancelliere Gerhard Schroeder si è mostrato ottimista sul futuro corso del governo: «Le linee generali del programma non sono in discussione, ma dei dettagli si può sempre parlare. Chi si oppone al programma di riforme, mette in discussione il mio stesso ruolo e non posso non trarne le conseguenze». Una prima votazione all’interno della direzione Spd ha rassicurato il cancelliere: 28 voti a favore, quattro contrari e quattro astenuti. Se le proporzioni verranno mantenute alla votazione del prossimo congresso speciale – indetto per il 1° giugno prossimo – il cancelliere potrà andare in Parlamento con una maggioranza affidabile. Almeno dodici deputati continuano però a rifiutare il piano di riforme del cancelliere. Tra essi Florian Pronold che alla rete televisiva Zdf ha dichiarato: «Finora sembra che vengano penalizzati dalla riforma solamente i salari medi e bassi». Il dibattito sulle riforme si annuncia come il prossimo banco di prova della maggioranza rosso-verde e nel giorno in cui le previsioni di crescita del governo sono state corrette al ribasso (dall’1 allo 0,75 per cento) e il clima economico continua a registrare segnali di pessimismo, c’è da scommettere che non sarà una prova semplice.