O il profitto o la vita (L.Cancrini)

11/12/2007
    martedì 11 dicembre 2007

      Prima Pagina (segue a pagina 28) – Commenti

      Lavoro e sicurezza

        O il profitto o la vita

          Luigi Cancrini

          La morte orribile degli operai di Torino ci ripropone l’evidenza di un fatto di cui troppo spesso ci si dimentica. La violenza che uccide gli operai è quella, disarmante, di una organizzazione del lavoro per cui il profitto conta più della loro vita. È esperienza diretta di un conflitto che esiste ancora, anche in un Paese democratico, fra capitale e lavoro, fra chi sta dalla parte in cui si guadagna molto e chi deve mettere a rischio la sua salute e la sua vita per portare a casa un salario appena sufficiente, spesso, per vivere modestamente. L’azienda che nega ogni addebito è, di questo conflitto e della sua gravità, la prova più diretta e più evidente.

          Qualche precisazione va fatta, tuttavia, nel momento in cui una intera città e il cuore di molti di noi si fermano per ricordare quelli che non ci sono più, sulla questione della legge di cui, si dice, abbiamo bisogno.

          Per dire subito, con chiarezza, che la legge n. 123 sulla salute e sulla sicurezza sui luoghi di lavoro c’è. Fortemente voluta da questo Governo e da questa maggioranza essa è stata approvata, infatti, il 1 agosto 2007. Essa non è ancora completamente in vigore, tuttavia, perché si tratta di una legge delega: una legge, cioè, che impone al Governo di emanare, entro nove mesi dall’approvazione (entro l’aprile, dunque, del 2008) i decreti che concretamente determineranno un sistema nuovo di tutela dei lavoratori. Provvedendo, in particolare, ad una riformulazione e razionalizzazione dell’apparato sanzionatorio, amministrativo e penale, per la violazione delle norme vigenti e per le infrazioni alle disposizioni contenute nei nuovi decreti: tenendo conto della responsabilità e delle funzioni svolte da ciascuno dei soggetti coinvolti, con riguardo in particolare alla responsabilità dei titolari dell’azienda o dell’impresa, nonché della natura sostanziale o formale della violazione. Ma provvedendo anche (il grande tema della prevenzione) ad una revisione sostanziale del sistema degli appalti che ha dato un contributo decisivo in questo paese alla frequenza delle morti bianche soprattutto, ma non soltanto, nel settore dell’edilizia.

          Toccherà ai decreti rendere pienamente solidale, infatti, le responsabilità civile e penale, degli appaltatori (che non potranno più liberarsi delle loro responsabilità) e degli appaltanti. Così come toccherà ai decreti modificare il sistema di assegnazione degli appalti pubblici al massimo ribasso, garantendo che l’assegnazione all’uno anziché all’altro non sia determinata, come tanto spesso accade oggi, da una diminuzione del livello di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Modificando, ancora, la disciplina dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, dove i costi relativi alla sicurezza dovranno essere specificamente indicati nei bandi di gara e risultare congrui rispetto all’entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture oggetto di appalto.

          Rivisitando con cura, infine, le modalità di attuazione della sorveglianza sanitaria, adeguandole alle differenti modalità organizzative del lavoro, ai particolari tipi di lavorazioni ed esposizioni (quello che è evidentemente mancato, mi pare, nella ThyssenKrupp di Torino), nonché ai criteri ed alle linee guida scientifiche più avanzate, anche con riferimento al prevedibile momento di insorgenza dell’incidente o della malattia.

          Ricordarlo è importante, credo, per due motivi. Per dare conto a questo Governo e a questa maggioranza, prima di tutto, di aver affrontato sul serio questo problema nel primo anno della legislatura. Per ottenere, in secondo luogo, che i decreti siano all’altezza delle aspettative dei lavoratori e che arrivino presto. Anche se non piaceranno a chi, da destra e dal centro, di lavori usuranti e/o pericolosi non vuole sentir parlare. Quello su cui dobbiamo riflettere oggi, infatti, è che anche questi morti potevano essere evitati se la legge e i decreti fossero stati approvati prima quando il paese era nelle mani delle destre.