“O Big Mac o sindacato”

16/10/2001



 
   


16 Ottobre 2001



 


"O Big Mac o sindacato"
La manager Paola, licenziata da un McDonald’s milanese perché delegata sindacale
ANTONIO SCIOTTO

Paola è stata licenziata. Era manager in un McDonald’s milanese. E, insieme, delegata sindacale della Cgil. Due ruoli inconciliabili, a quanto sembra. O accetti di essere la longa manus del direttore, chiudendo tutti e due gli occhi sulle irregolarità quotidiane compiute ai danni della "ciurma", i ragazzi che stanno dietro al bancone, o alzi la testa per affermare il rispetto delle regole. Non c’è una "terza via", la logica ferrea della multinazionale non concede deroghe.
Raccontiamo oggi la storia di Paola: il 16 ottobre è, tra l’altro, il giorno che i contestatori mondiali hanno scelto per manifestare perché si affermi nella catena di ristorazione più importante del pianeta un maggiore rispetto per i lavoratori e per l’ambiente (vedi scheda a lato). E Paola non è stata rispettata dal proprio datore di lavoro, il titolare della
Planet Food, impresa che gestisce in franchising (affitto del marchio) due McDonald’s, uno a Vercelli e l’altro a Corbetta, nel milanese.
"Ho cominciato a lavorare nel locale di Corbetta – racconta Paola Esposito, napoletana, 37 anni – dal 1998, quando fui trasferita da un altro McDonald’s per sostenere la Planet Food nell’apertura del nuovo locale. Lavoro nella ristorazione veloce da oltre 10 anni, stavo già nella catena Burghy prima che venisse acquistata dalla McDonald’s. Quando fui chiamata a Corbetta, ero manager di terzo livello, e mi fu promesso che avrei migliorato la mia posizione, che presto avrei avuto un contratto di primo livello".
Al primo livello, Paola non c’è mai arrivata. Dopo tre anni, in compenso, ha rimediato un licenziamento in tronco. "Appena giunta nel locale – continua – il nuovo direttore mi ha chiesto perché ero iscritta al sindacato. ‘E’ una detrazione inutile’, mi disse. ‘Posso cancellartela?’. Io risposi di no, ma sin dalle prime buste paga, vidi che la mia iscrizione al sindacato era comunque stata cancellata. Mi iscrissi così alla Filcams Cgil anonimamente. Avevo molte mansioni di responsabilità, tra le altre cose decidevo anche la tabella dei turni. Ma cominciai a notare che il proprietario compiva molte irregolarità, confermate successivamente dall’ispettorato del lavoro".
"Non venivano rispettati – spiega Paola – i turni e gli orari, c’era un abuso dei contratti di apprendistato, attivati per risparmiare, ma senza fare formazione e, goccia che ha fatto traboccare il vaso, non fu confermato un ragazzo che aveva concluso il contratto di formazione e contemporaneamente ne furono assunti due nuovi. Decisi a questo punto di farmi nominare delegata sindacale, non soppartavo tutti questi soprusi. Il capo la prese male, mi chiese di andare via e di accettare le offerte che nel frattempo mi arrivavano da altre sedi: ‘Ti consiglio di accettare’, disse, ‘altrimenti d’ora in poi la tua permanenza qui sarà difficile’".
Paola, però, decise di restare, e da quel momento in poi, il capo cominciò a tempestarla di lettere di contestazione – "cinque in un anno, quando non ne avevo mai ricevuta una in due anni" – le tolse la tabella dei turni e cominciò ad assegnarle orari che lei non poteva conciliare con la propria vita privata – "prima avevamo un accordo perché io potessi finire alle 16.00 o entrare dopo le 17.00: ho una bambina di 9 anni che devo prendere a scuola alle 16.30; dopo la nomina a delegato sindacale, ebbi un turno che finiva alle 17.00. Analogamente, anche i turni di altri 4 iscritti al sindacato peggiorarono visibilmente". Le lettere di contestazione sono oggi citate nella lettera di licenziamento, insieme a una non meglio precisata "fine del rapporto di fiducia con la direzione".
I rapporti tra McDonald’s e sindacato sono tradizionalmente difficili, e la quarantina di locali nel milanese presenta poche eccezioni: "Abbiamo inviato la piattaforma dell’integrativo al locale di Corbetta – spiega Fabrizio Ferrazzi, della Filcams di Milano – ma non abbiamo ricevuto risposta. Per il momento, abbiamo avuto un buon risultato con il licenziatario di Piazzale Loreto, che ha accettato di recepire l’integrativo nazionale, quando verrà siglato. Attendiamo quindi i risultati sul fronte dei rapporti con la Company". "Adesso nel locale di Corbetta i ragazzi hanno più timore nei confronti della direzione – aggiunge Lucia Anile, Filcams Ticino-Olona – ma noi vogliamo risolvere il caso di Paola per vie legali, in modo da dimostrare a tutti che certe ingiustizie non restano impunite".

La giornata anti-Mac

Da 16 anni, il 16 ottobre è la giornata mondiale dei contestatori anti-McDonald’s. La prima manifestazione fu organizzata nel 1985 dal gruppo inglese "London Greenpeace", che nell’anno successivo distribuì il famoso pamphlet di 6 pagine "Cosa non va nei McDonald’s? Tutto quello che non vogliono farti sapere". In quel libricino, che ebbe molto successo, il gruppo ambientalista accusava la multinazionale dell’hamburger di non rispettare i lavoratori, gli animali, l’ambiente e i bambini. La McDonald’s, nel 1990, citò in giudizio due attivisti di London Greenpeace, dando origine al più lungo processo della storia inglese, conosciuto come "McLibel trial".