Nuovo sciopero? I sindacati frenano

29/10/2003


29 Ottobre 2003
DUBBI DOPO LA PRIMA PROTESTA

retroscena
Roberto Giovannini

Nuovo sciopero? I sindacati frenano
I leader confederali rinviano tutto a gennaio
Adesso in agenda solo manifestazioni locali

ROMA
IL programma della mobilitazione lo hanno deciso lunedì sera seduti a tavola, i tre segretari generali di Cgil-Cisl-Uil. A cena, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti hanno convenuto senza particolare fatica un calendario di iniziative che punta a «far durare nel tempo» la mobilitazione; ma senza proclamare un nuovo sciopero generale di otto ore, come pure sembrava si volesse fare. Non mancherà l’appuntamento con la piazza, e nella versione «extralarge», con una maxi-manifestazione a Roma per sabato 6 dicembre che probabilmente vedrà per le vie della Capitale molte centinaia di migliaia di persone. Ma per il minacciato replay dello sciopero generale, che era stato ventilato per metà dicembre, per adesso non sono state fissate date.
Nei palazzi sindacali la spiegazione ufficiale per questa decisione è che si tratta di una scelta «logica»: di iniziative di lotta ce ne saranno già un mucchio, di qui alla pausa natalizia. E soprattutto lo sciopero «quasi full time» di otto ore servirà a gennaio, quando – come ormai appare chiaro – l’iter parlamentare della delega previdenziale in Parlamento andrà verso la stretta decisiva. Vero è che nei giorni scorsi si è avvertita con chiarezza – soprattutto in casa Uil – una grande cautela, e una certa riluttanza a mettere mano di nuovo allo strumento dello sciopero generale. Due sono le ragioni principali di questa cautela del sindacato di Luigi Angeletti, si apprende. La prima è «tattica»: bisogna dare tempo alla maggioranza perché eventuali differenziazioni nel centrodestra sulla riforma previdenziale si approfondiscano. Se «pressati» dalla proclamazione dello sciopero, i fautori della linea morbida in Parlamento e nell’Esecutivo potrebbero essere schiacciati su posizioni più chiuse. L’altra, invece, è più di fondo: c’è il timore che lo sciopero possa non riscuotere il successo di quello del 24 ottobre, tenendo conto del fatto che per i lavoratori rinunciare a otto ore di salario rappresenta un alleggerimento non indifferente della busta paga. Il corollario di questa tesi sarebbe che – in fondo – la campagna di informazione della «base» sulle ragioni di Cgil-Cisl-Uil non starebbe andando poi così bene, visto che – come sostiene qualcuno in casa sindacale – molti lavoratori penserebbero che in ogni caso la riforma scatterà dal 2008, e ci sarà sempre tempo per abolirla.
Timori che probabilmente nella cena di lunedì Luigi Angeletti avrà espresso ai suoi colleghi segretari generali. Resta il fatto che Pezzotta ed Epifani non si sono scandalizzati più di tanto, e hanno accettato di buon grado il calendario di mobilitazione «senza sciopero». Che resta notevole: il 15 novembre assemblea dei delegati a Reggio Calabria, il 29 novembre una manifestazione a Roma sulla scuola, il 6 dicembre il maxi-corteo sulle pensioni, il 18 dicembre un’iniziativa sull’immigrazione. Senza dimenticare lo sciopero generale (con corteo romano) della Fiom-Cgil in programma il 7 novembre.
Comunque, in casa Cgil non si considera un problema il rinvio a gennaio dello sciopero. «Una decisione giustissima – dice il segretario confederale Paolo Nerozzi – sarebbe stato un errore farlo a dicembre». E i timori sulla partecipazione? «Macché timori – risponde il sindacalista – il nostro messaggio sta passando, e le nostre iniziative vanno e andranno benissimo». Nessun problema nemmeno per i tentennamenti del centrosinistra, e Nerozzi sottolinea la centralità del rapporto unitario con la Cisl, con cui il sindacato di Corso d’Italia vorrebbe fare una strada «lunga». E Raffaele Bonanni, autorevole segretario confederale della Cisl, spiega che «il governo ha subito il nostro colpo, e noi abbiamo segnato un punto importante con lo sciopero. Se l’Esecutivo vorrà dialogare su base nuove e serie bene, altrimenti andremo avanti». Certo, colpisce la posizione così rigida e chiusa del sindacato di Savino Pezzotta, che al governo chiede per la ripresa del confronto (in perfetto «stile Cofferati») la cancellazione pura e semplice del progetto di riforma appena depositato in Parlamento. Per Bonanni, la spiegazione di questo atteggiamento è semplicissima: «se si cancella la concertazione, se si aggredisce la Cisl e il suo ruolo, il nostro sindacato reagisce. E diventa anche più aggressivo di altre organizzazioni».