Nuovo progetto, vecchia co.co.co.

09/01/2004

ItaliaOggi (Diritto & Fisco)
Numero
007, pag. 23 del 9/1/2004
di Daniele Cirioli


Circolare del ministero del lavoro spiega le collaborazioni dopo la riforma attuata dal dlgs n. 276.

Nuovo progetto, vecchia co.co.co.

Cambia la modalità di prestazione, non la natura del rapporto

Tutto come prima per le co.co.co. Il progetto è solo un modo di organizzare l’attività lavorativa; ciò che conta per definire una collaborazione coordinata e continuativa è l’autonomia del collaboratore, il coordinamento con il committente e l’irrilevanza del tempo nell’esecuzione della prestazione. Nessun vincolo alla durata nel caso di programma di lavoro: dipenderà dalla persistenza dell’interesse del committente ad avere la prestazione lavorativa. Piena libertà sulla determinazione del compenso che potrà anche essere escluso o ridotto quando il risultato non venga perseguito o la sua qualità ne comprometta l’utilità. Infine, per individuare le prestazioni occasionali, che restano co.co.co, i limiti di durata (non superiore a 30 giorni nell’anno solare) e di compenso (non superiore a 5 mila euro nello stesso anno solare) vanno valutati con riferimento allo stesso committente. Sono queste alcune delle precisazioni contenute nell’attesa circolare n. 1/04, firmata ieri dal ministro del lavoro, Roberto Maroni, che illustra la riforma delle co.co.co. attuata dal dlgs n. 276/03.

Le collaborazioni. La possibilità della loro conversione in rapporti di lavoro dipendente, in mancanza di una loro riconducibilità a un progetto, programma di lavoro o fase di esso svanisce nella prima circolare del 2004 del ministero del lavoro, interamente dedicata alla disciplina del lavoro a progetto introdotto dal dlgs n. 276/03 in vigore dal 24 ottobre 2003. Il requisito del ´progetto’, infatti, non è elemento costituente la co.co.co. (dopo il 23/10/03) ma mera forma di organizzazione del lavoro. Ossia, un semplice criterio per inserire il collaboratore nella struttura aziendale del committente.

Un primo aspetto chiarito è quello del labirinto delle collaborazioni conseguenti alla riforma del lavoro (si veda tabella). Il ministero, infatti, spiega che le ´prestazioni occasionali’ (ossia i rapporti di durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare e compenso complessivo non superiore a 5 mila euro nello stesso anno solare) sono comunque delle co.co.co. (mini co.co.co.) per le quali, però, data la loro limitata portata, non è necessario il riferimento al progetto; pertanto, sono rapporti che restano esclusi dall’ambito di applicazione della nuova disciplina. Sul piano operativo, la circolare precisa che i due limiti (durata di 30 giorni e compenso di 5 mila euro) vanno valutati con riferimento allo stesso committente; ciò significa che dal punto di vista del collaboratore questi potrà avere, in un anno solare, anche 12 rapporti di prestazioni occasionali (cioè di mini co.co.co), tutti di durata inferiore a 31 giorni e compenso non superiore a 5 mila euro purché con diversi committenti.

La qualificazione del lavoro a progetto. Il requisito del progetto, programma di lavoro o fase di esso, spiega la circolare, costituiscono mera modalità organizzativa della prestazione lavorativa. La quale, invece, per essere definita quale co.co.co. deve essere caratterizzata dall’elemento qualificatorio essenziale (ossia l’autonomia del collaboratore nello svolgimento dell’attività lavorativa dedotta nel contratto), dalla necessaria coordinazione con il committente e dall’irrilevanza del tempo impiegato per l’esecuzione della prestazione. Per di più, il ministero sottolinea che tali requisiti ´costituiscono il fulcro della differenziazione tra la tipologia contrattuale in esame e quelle riconducibili, da un lato, al lavoro subordinato e, dall’altro, al lavoro autonomo’. A sminuire ulteriormente il ´vincolo’ della riconducibilità delle co.co.co. al progetto, al programma di lavoro o fase di esso è la loro stessa definizione: il progetto, infatti, può essere connesso all’attività principale o accessoria dell’impresa e ´consiste in un’attività produttiva ben identificabile e funzionalmente collegata a un determinato risultato finale’; il programma o la fase di esso, invece, ´consiste in un tipo di attività cui non è direttamente riconducibile un risultato finale’ e si caratterizzano per ´la produzione di un risultato solo parziale destinato a essere integrato, in vista di un risultato finale, da altre lavorazioni e risultati parziali’.

Le tutele. Ai fini della determinazione del corrispettivo dovuto al collaboratore, il dlgs n. 276/03 individua il parametro, costituito dai compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro autonomo, nel luogo di esecuzione del rapporto. Al riguardo, il ministero spiega che non potranno essere in alcun modo utilizzate le norme in materia di salari per i lavoratori subordinati (i ccnl) e aggiunge che, poiché la quantificazione deve avvenire anche in considerazione della natura e della durata del progetto o programma di lavoro, resta aperta per le parti (committente e collaboratore) la possibilità di disciplinare nel contratto anche i criteri mediante i quali poter escludere o ridurre il compenso nel caso in cui il risultato non sia stato perseguito o la qualità dello stesso sia tale da comprometterne l’utilità.