Nuovo picco storico della spesa per le pensioni

26/11/2004

    venerdì 26 novembre 2004

    LA FOTOGRAFIA DELL’ISTAT: PREVALGONO DONNE (53%) E NORD (47,4%)
    Nuovo picco storico della spesa per le pensioni
    Nel 2003 toccata quota 197 miliardi, il 4,1% in più dell’anno prima
    Il bilancio della nostra previdenza raggiunge così il 15,15% del Pil

    Alessandro Barbera

    ROMA
    La spesa per le pensioni continua a crescere, raggiunge un nuovo picco storico, ma oltre un quarto dei pensionati percepisce meno di cinquecento euro al mese. L’anno scorso, si legge nell’indagine Istat sulle prestazioni nel 2003, la spesa ha raggiunto il 15,15% del Pil. La dinamica della spesa ha in realtà rallentato – è stata il 4,1% contro il 4,6% nel 2002 – ma resta comunque superiore alla crescita del Prodotto interno lordo. I pensionati italiani restano abbastanza giovani (il 32,9% dei beneficiari ha meno di 65 anni contro il 33,7% del 2002), sono residenti al Nord (il 47,4% contro il 30% al Sud) e sono in prevalenza donne (il 53%) anche se con retribuzioni più basse.


    Vediamo in numeri più in dettaglio. Anzitutto quanti sono i pensionati: nel 2003 erano 16.369.382 (+0,1% rispetto ad un anno prima) per un totale di 22.828.365 assegni da 12.039 euro lordi medi all’anno. Il 69% è titolare di una sola pensione, il 24% ne ha due, il 5,7% tre, l’1,3% quattro o più. La spesa totale per pensioni (di vecchiaia, di invalidità, assistenziali, per superstiti e indennitarie) ha raggiunto nel 2003 197.078 milioni di euro (il 4,1% in più rispetto ad un anno prima) e pari al 15,15% del Pil, la percentuale più alta in assoluto. Nel 2002 il dato si era attestato al 15,02%. Sui 197 miliardi complessivi 168.961 milioni di euro sono stati spesi per la previdenza, da suddividersi in 128.606 per il comparto privato e 40.354 per il pubblico. Altri 28.118 sono stati spesi per l’assistenza.


    Il 26% dei pensionati, 4,2 milioni di persone, percepisce meno di 500 euro al mese. Il 33%, altri 5,4 milioni di beneficiari, ha assegni tra i 500 e i 999 euro. Il 22,4% – 3,6 milioni di persone – può contare su trattamenti tra i 1.000 e i 1.500. L’ultima fascia, poco più di un milione di persone, riceve più di 2.000 euro mensili. Anche se il dato tende lentamente a scendere, nel complesso i pensionati italiani restano molto giovani: il 32,9% non ha ancora compiuto 65 anni. Un anno prima erano il 33,7%. Si tratta in numeri assoluti di 5,4 milioni di persone. Fra loro però ci sono le donne (che possono contare sulla pensione di vecchiaia a 60 anni), gli invalidi, i superstiti e i pensionati di anzianità (il 36,6% del totale). Tra i 65 e i 79 anni ci sono 8.032.365 persone. Gli ultraottantenni sono 2.931.937.
    Le donne in pensione sono in maggioranza (il 53% del totale), ma possono contare solo sul 44% del reddito complessivo. Gli uomini sono il 47% e contano sul 56%. Ciò lo si deve al fatto che i loro importi medi sono più alti delle entrate pensionistiche: 14.320 euro annui contro i 10.028 delle donne.
    Al dato per sesso veniamo a quello per aree geografiche. La maggior parte delle prestazioni (il 48,6%) e della spesa erogata (il 51,7%) si concentrano al nord. Nel Sud le pensioni erogate sono pari al 30,9%, la spesa raggiunge il 27,1% del valore complessivo. Nelle regioni del centro ci sono il 20,5% dei trattamenti pari al 21,3% della spesa. Appurato che sul totale dei pensionati la fa da padrona il nord, i dati disaggregati rivelano dell’altro. Se al nord infatti si concentra il 51,5% delle pensioni cosiddette “Ivs”, e cioé di invalidità, di vecchiaia e destinate ai superstiti, al sud vengono erogate il 49,75% delle pensioni “assistenziali”, vale a dire quelle sociali. Benché il numero in termini assoluti sia ancora molto alto, grazie all’aumento dell’occupazione scende il rapporto tra pensionati e popolazione occupata: nel 2003 i pensionati erano 72 lavoratori su 100 contro i 73 di un anno prima e i 78 del 1997. Al sud il rapporto resta ancora molto alto: 80 lavoratori su 100.


    Da segnalare infine il discreto successo dell’introduzione del «superbonus» per chi decide di rimanere al lavoro pur avendo maturato i requisiti. L’Inps, ha detto il coordinatore statistico attuariale Alberto Fontana, ha accolto finora 23 mila domande.