Nuovo lavoro dopo i 40? Un sogno

31/03/2004

ItaliaOggi (Focus)
Numero
077, pag. 4 del 31/3/2004
di Chiara Cinti



L’Istat rivela che a Milano è più difficile ricollocarsi per chi ha iniziato a lavorare negli anni 80.

Nuovo lavoro dopo i 40? Un sogno

A rischio le donne dai 40 ai 44 e gli uomini dai 45 ai 49 anni

Milano da bere? Mica tanto, proprio per chi ha iniziato a lavorare negli anni 80 oggi è più alto il rischio di ritrovarsi senza un’occupazione. Negli ultimi 20 anni il capoluogo lombardo ha cambiato pelle: se una volta rappresentava l’approdo sicuro verso un’occupazione nella più ricca realtà industriale italiana, oggi non è così. Lo spiega l’Istat che, in collaborazione con l’università Cattolica e la provincia di Milano, traccia l’identikit dei quarantenni disoccupati nella provincia di Milano: ben 15.182 nel solo primo semestre 2002. E rivela che sempre in questo periodo il 15,2% di chi ha iniziato a lavorare nel 1980 si è ritrovato senza un posto fisso, soprattutto personale del mondo dei servizi finanziari. Percentuale che sale vertiginosamente al 23,5% per chi è stato assunto dopo il 1990 contro il 4,9% di disoccupati tra chi firmato un contratto d’assunzione nei lontani anni 60 e il 10,8% di chi ha iniziato nel 1970.

Non più solo anziani, disabili e giovani con scarsa scolarità fanno parte dell’area del disagio sociale. ´Da qualche anno trovare lavoro dopo 40 anni è diventato un problema e se è vero che la disoccupazione in questa fascia d’età è molto bassa, al di sotto del 4,5% generale’, dichiara Cosma Gravina, assessore al lavoro della provincia di Milano, ´molti segnali ci dicono che è bene tenere alta la guardia’. Vanno, quindi, seguiti e aiutati per il reinserimento in un sistema economico che li considera già vecchi.

´A Milano è cambiata la domanda e l’offerta di lavoro: la popolazione dei laureati è aumentata del 70% e quella dei diplomati del 40′, spiega Bruno Paccagnella, direttore dell’ufficio regionale per la Lombardia. ´È ancora un grande bacino per il mercato di lavoro che non è autosufficiente ma presenta il più alto tasso di disoccupazione di tutta la regione Lombardia’.

La ricerca. I più a rischio di rimanere senza stipendio? Le donne, le persone meno giovani e gli individui con un livello di istruzione troppo basso hanno circa il 25% di probabilità in meno di trovare un nuovo impiego rispetto a chi ha un’istruzione media. I settori che non facilitano la ricerca di un nuovo impiego per gli over 40? Commercio e servizi finanziari. Sono questi i principali risultati dello studio che prende in esame un campione di 15.182 individui di età compresa tra i 40 e i 58 anni, residenti nella provincia di Milano, che nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2002 hanno perso il posto di lavoro. Sono coloro che hanno iniziato a lavorare negli anni 80 a rischiare di più il posto. E dall’analisi per età (40-49 anni; 50-58 anni), sesso, tipo di rapporto, area di residenza, settore di attività è stato tracciato il quadro sulle condizioni del disoccupato over 40 nella provincia di Milano che rappresenta il 23,8% della disoccupazione totale. Nel periodo tra i 40 e 44 anni perdono il posto molte più donne rispetto ai loro colleghi maschi (38% contro il 28%). La fascia d’età più critica per gli uomini, invece, è il periodo 45-49 anni (37,7% contro il 32,4% di femmine). Una volta superata la soglia dei 50, il rischio di perdere il posto si abbassa per entrambi: dai 50 ai 54 anni è rimasto disoccupato il 19% delle donne e il 16,8% di uomini, dopo i 55 anni la percentuale scende rispettivamente al 10,6% e 17,5%.

Dal 1° gennaio 2002 al 30 giugno 2003 nella lista di chi ha perso il lavoro primeggia il personale non qualificato toccando la soglia del 60%. Infatti il 28% è rappresentato da personale non qualificato, il 22% da operai e conduttori di impianti. L’altro 35%, invece, ha una qualifica tecnica: si va dal 16% dei tecnici all’11% di addetti alla vendita e servizi alle famiglie e, infine, il 18% di impiegati. Nel campione di disoccupati solo il 5% erano dirigenti o liberi professionisti.

Commercio e servizi lasciano a piedi chi ha superato la soglia dei 40. Secondo la ricerca il tasso di permanenza nella disoccupazione è più basso nel settore agricoltura, industria, edilizia dove sfiora il 16,7%. La percentuale sale al 32,8% nel commercio e al 29% nei servizi finanziari e alle imprese, scende al 15,6%per gli altri servizi. Comunque nel complesso il 22,4% non trova lavoro neanche a distanza di un anno dalla sua perdita.

Il rapporto di lavoro si è interrotto nel 40% dei casi perché l’impresa ha chiuso oppure perché ha licenziato o messo in mobilità i dipendenti (46,9% uomini contro 33,4% donne). Per il 33%, invece, si è trattato di pensionamento e nel 26% della conclusione del rapporto di lavoro a tempo determinato.

Ma a fine 2003 hanno trovato un nuovo posto solo il 65% dei 15.812 disoccupati over 40. Più facile per chi ha un’età tra 40 e 49: infatti in questa percentuale rientra oltre il 77% di chi ha trovato un impiego. E nonostante il lavoro, la bellezza del 35% di costoro si dichiara ancora alla ricerca di un posto, evidentemente per l’insoddisfazione professionale legata alla nuova attività, e il 15% dichiara di aver svolto esperienze intermedie, ovvero lavori non andati a buon fine. Delle 5.349 persone che ancora non lavorano il 53% si dichiara alla ricerca di un nuovo posto, addirittura il 36% ha rinunciato a cercarlo e il 10% lo cerca ma non attivamente.

Le strade del collocamento. La percentuale è ancora la stessa: almeno due terzi dei nuovi contratti sono a tempo indeterminato, un terzo invece è a termine. Si tratta nel 46% dei casi di esperienze che non durano più di sei mesi. E nel 44,8% dai sei fino a non più di due anni. La probabilità di trovare lavoro è maggiore per i maschi e per le persone che provengono dal settore manifatturiero. Gli individui con un livello medio di istruzione hanno maggiore probabilità di trovare lavoro, sia rispetto agli istruiti che a chi ha una laurea. Probabilmente perché questi ultimi, oltre ad avere un salario di riserva più alto, si caratterizzano per un minore livello di flessibilità di fronte ad offerte poco qualificate. Le possibilità di trovare lavoro si riducono anche per chi ha avuto esperienze lavorative intermedie.