Nuovo Fisco entro il 2010 Tasse dai redditi ai consumi

12/01/2010

La conferma del premier: ma pesa il debito. Fini: priorità ai salari bassi
Silvio Berlusconi conferma la volontà di aprire al più presto la partita della riforma fiscale ma sui tempi per una effettiva riduzione delle tasse già nel 2010 si è mostrato molto cauto. «Le ragioni di bilancio al momento non ce lo consentono» avrebbe detto. Nel primo incontro di maggioranza a Palazzo Grazioli, dopo due settimane di convalescenza, il presidente del Consiglio ha spiegato che «abbiamo una montagna di debito pubblico, ma c’è un sistema vecchio di quarant’anni che non regge più, bisogna fare la riforma fiscale al più presto». In merito alle due aliquote il premier ha sostenuto la versione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, cioè che si tratta di una delle ipotesi. Ha invitato l’opposizione a collaborare e ha confermato che in questi giorni ha lavorato «con Tremonti e che ci sono idee molto buone».
La sensazione è che il governo si prenda tutto il tempo della legislatura per portare a termine una riforma complessiva del fisco ma che già nei prossimi mesi possa dare qualche segnale concreto su tre fronti. Nell’ordine: avviare la semplificazione (che non costa niente), introdurre il quoziente familiare e spostare gradualmente il prelievo dal reddito ai consumi come stanno facendo la Germania e la Gran Bretagna. Una road map del resto già prevista dal programma di governo del Pdl presentato nell’aprile del 2008 ma condizionata «ai vincoli dell’attuale instabile equilibrio dei conti pubblici». «Non facciamo e non promettiamo miracoli», si legge nel testo redatto sei mesi prima dello tsunami che nel settembre successivo avrebbe messo in ginocchio l’economia mondiale.
In questo quadro di grande incertezza un primo paletto è arrivato dal presidente della Camera Gianfranco Fini che ha mostrato un forte asse con Tremonti. «Ridurre le tasse è un imperativo morale— ha affermato a Palermo a margine della presentazione del suo ultimo libro — ma una politica seria deve chiedersi dove prendere la copertura finanziaria, altrimenti il dibattito si riduce a propaganda». E se l’altro giorno il sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva posto la condizione di procedere alla riforma solo dopo aver introdotto il quoziente famigliare (stessa richiesta fatta ieri dal leader Udc Pier Ferdinando Casini), Fini ha sostenuto che la priorità di una eventuale riduzione del carico fiscale vada «ai redditi medio-bassi e bassi».
Il Pd mostra di non credere troppo all’ultima uscita berlusconiana. Il segretario Pierluigi Bersani ricorda che il governo due mesi fa «voleva abolire l’Irap, adesso riprende la proposta del 1994 sulle due aliquote, comunque noi siamo pronti a discutere anche da domani ma ci devono dire su cosa». Antonio Di Pietro torna a sfidare «il governo con dei sì, alla riforma fiscale, a ridurre i costi della politica, sì alle riforme che interessano i cittadini». Sulla vicenda è intervenuto anche il sindacato. Come anticipato nei giorni scorsi, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha inviato una lettera al premier chiedendogli «formalmente» l’apertura di un tavolo con tutte le parti sociali per «dare un segno di equità ai redditi dei lavoratori dipendenti e pensionati». Allegate alla missiva anche dodici cartelle di proposte il cui contenuto è già stato reso noto.