Nuovo duello D´Amato-Cofferati

11/03/2002








Del 9/3/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
Nuovo duello D´Amato-Cofferati
«La Cgil fa politica». «No, l´art. 18 non si tocca»

inviato a PALERMO

Le buone maniere sono salve. Arrivano perfino gli applausi degli imprenditori per l’avversario numero, il segretario della Cgil Sergio Cofferati. Accade due volte, nella penombra del suggestivo Teatro Massimo di Palermo prestato per un convegno della Confindustria sul «Sud che vogliamo». Quando Cofferati termina il primo intervento in una tavola rotonda. E addirittura quando invita il viceministro dell’economia Mario Baldassarri a riflettere «su questa parola: dignità» per comprendere il no della Cgil alle modifiche dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori con le garanzie per i licenziamenti senza giusta causa. Ma Cofferati avversario era e avversario resta. Appena salita la scalinata esterna del Teatro Massimo, proprio sulla porta, il presidente della Confindustria Antonio D’Amato gli imputa la «strumentalizzazione politica» del dibattito sulle riforme: «La Cgil ha detto con chiarezza che il suo obiettivo è battere il governo. Confindustria è interessata a fare sviluppo e creare occupazione; il sindacato, in particolare la Cgil, mi pare più interessato a fare un braccio di ferro politico». Il duello continua. Cofferati lamenta che le modifiche all’articolo 18 contenute nel disegno di legge delega sul mercato del lavoro violano un «diritto di civiltà» ovvero le garanzie contro i licenziamenti ingiustificati. D’Amato sostiene invece che «bisogna garantire diritti offrendo lavoro e non facendo slogan polemici che fanno solamente politica e non danno risposte vere a chi ha bisogno di lavoro». L’articolo 18 dunque scalda sempre gli animi e divide. Anche al Teatro Massimo dove le orecchie sono tese per capire cosa si muove: a Trieste il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha escluso una marcia indietro del governo sulle modifiche all’articolo 18 pur annunciando una nuova versione. «Attendiamo con attenzione la proposta del governo» commenta D’Amato sostenitore di quelle modifiche giudicate troppo timide rispetto al necessario. No secco invece a qualsiasi «manomissione» dello statuto dei lavoratori da parte di Cofferati: «Noi non siamo disponibili ad accettare nessuna ipotesi che preveda interventi sull’articolo 18, in nessuna forma». Ugualmente «inalterate» sono poi «le posizioni» del segretario della Cisl Savino Pezzotta, anche lui al Teatro Massimo e contrario a qualunque revisione delle regole per i licenziamenti senza giusta causa. Pezzotta rivendica però di aver costretto il governo a ragionare sulla situazione sedendosi al tavolo per negoziare: «Credo che chi ha scelto la strada della trattativa abbia scelto la strada coerente, coerentissima perché obbliga il governo a dare delle risposte». Pertanto, secondo Pezzotta, «la linea del confronto» ha «scompaginato un po’ le carte». E ora? «Il governo non si tira indietro» assicura Baldassarri. Baldassarri sostiene che Massimo D’Alema, quando era presidente del consiglio, si era spinto molto più avanti sottoscrivendo un documento sul lavoro con il premier britannico Tony Blair. Da questa affermazione comincia un acido scambio di battute. «La sua ricostruzione è di pura fantasia» obietta il leader della Cgil facendo presente che il vertice europeo di Lisbona non accolse il «documento prepatorio Blair-D’Alema». Quindi Cofferati, rivolto a Baldassarri che è un economista, fa un affondo: «Si vede che ha già preso tutti i vizi della politica». Il viceministro l’interrompe: «Sbaglio o prima ci davamo del tu? Ma questo fa parte dell’ipocrisia italica…». Baldassarri rinfaccia poi al leader della Cgil di non prendere atto che «negli ultimi tre anni l’occupazione è cresciuta» proprio grazie alla flessibilità. E chiede come il governo possa accogliere le indicazioni delle parti sociali «se poi c’è chi» come la Cgil «non si siede al tavolo». Cofferati rilancia, parlando di «rumoroso silenzio» del convegno sulle norme per l’emersione del lavoro nero giudicate con «effetti zero». Anche D’Amato rimprovera a Cofferati di tirarsi indietro dal confronto: «In questo momento Confindustria è ancora seduta a un tavolo al quale ci sono interlocutori che non vogliono presentarsi perché da anni rifiutano il confronto sui temi veri, dal Mezzogiorno allo sviluppo del lavoro». Il presidente della Confindustria attacca chi mette «la testa sotto la sabbia» e scatena «battaglie di piazza solo per fare politica». Cofferati rivendica invece il successo della sua strategia: «il governo si è preso una bella paura» e per questo annuncia una nuova proposta. Aggiunge il segretario della Cgil: «Vedremo cosa scriveranno. Una cosa è chiara, si sono spaventati delle iniziative che sono state messe in campo, in particolare dalla Cgil: la manifestazione e lo sciopero che abbiamo promosso». Chiude il ministro delle attività produttive Antonio Marzano. Afferma che per lo stralcio non c’è alcuna decisione, assicura che il governo vuole «la pace sociale» e osserva che se «lo sciopero non è contro il governo» è «contro i giovani con contratti a tempo determinato».

Roberto Ippolito