Nuovo diritto societario: via libera in commissione Le Coop: ricorso alla UE

20/09/2001






Un tetto per le stock option

Nuovo diritto societario: via libera in commissione

Le Coop: ricorso alla UE

Ivano Barberini: «Il governo ha usato un trattamento diverso nei nostri confronti»

      ROMA – Via libera dalla commissione Giustizia e Finanze del Senato alla riforma del diritto societario, ma la Lega delle cooperative alza il tiro nella sua lotta contro il provvedimento chiedendo l’intervento della commissione europea. Ivano Barberini, leader delle cooperative «rosse», si è così rivolto «in tempi brevi» al commissario alla concorrenza Mario Monti e a quelli del mercato e dell’impresa, contestando la «disparità di trattamento» rispetto ai consorzi agrari e alle banche di credito cooperativo, di fatto escluse dalla riforma. La maggioranza ha approvato il testo, senza modifiche rispetto alla versione passata alla Camera, confermando l’intenzione di procedere a un iter «blindato» della riforma. E’ stato però approvato un «ordine del giorno» per disciplinare l’erogazione delle stock option che non potranno superare il limite di tre volte l’ammontare del reddito annuo del manager interessato. Le opposizioni non hanno partecipato alla seduta in segno di protesta. Il provvedimento, che ha visto una dura lotta tra maggioranza e opposizione, contiene tra l’altro la revisione del reato di falso in bilancio, depenalizzandolo quando non colpisce la collettività e un nuovo regime fiscale delle cooperative che elimina le agevolazioni per quelle che non hanno i requisiti costituzionali. La battaglia si trasferisce ora all’aula del Senato al quale spetta il varo definitivo.
      Se il movimento cooperativo «rosso» (circa 130 mila miliardi di fatturato, 67 miliardi di euro) si è opposto sin dalle prime battute alla nuova formulazione della riforma del diritto societario, così come voluta dal nuovo governo, intercettando tra l’altro l’alleanza con la «Compagnia delle opere» (vicina al governo Berlusconi), non così per Confcooperative. Le cooperative «bianche» guidate da Luigi Marino (con un fatturato di 58 mila miliardi, 30 miliardi di euro) infatti, ieri hanno espresso un sostanziale «gradimento» alla riforma pur ritenendo «indispensabili ulteriori modifiche per valorizzare il più possibile la cooperazione autentica».
      Sarebbe stato l’intervento del leader della Lega Nord Umberto Bossi, che in agosto ha ottenuto l’esclusione dalla riforma delle banche popolari e del credito cooperativo, a fornire alle cooperative «rosse» il pretesto del ricorso a Bruxelles. Si basa, infatti, su questa «disparità» di trattamento il ricorso delle cooperative che, in caso di successo, potrebbe costringere il governo a rivedere il tutto.
Roberto Bagnoli


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