«Nuovi» contratti, intesa più vicina

13/01/2005

    giovedì, 13 gennaio 2005

      sezione: ECONOMIA ITALIA
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        POLITICA DEI REDDITIIconfederali stringono il confronto interno per definire una posizione comune sulla riforma
        «Nuovi» contratti, intesa più vicina
        Niente inflazione programmata, riduzione del numero e durata dei rinnovi: su questi punti sindacati pronti all’accordo

          LINA PALMERINI

            ROMA • Salta l’inflazione programmata, si tagliano i 420 contratti nazionali, si allunga la vita di un accordo superando la scadenza dei due bienni, si ridefiniscono i pesi tra contrattazione nazionale e decentrata. Scambio di documenti, ieri, tra Cgil, Cisl e Uil sulla riforma dell’accordo del ’93 in vista dell’incontro di giovedì prossimo.

            Le tre confederazioni — che a luglio avevano rotto il dialogo con Confindustria proprio su questo tema — hanno finalmente cominciato i lavori di ristrutturazione sui modelli contrattuali. Ma i fatti — anche in questo caso — hanno sorpassato la discussione. È quello che è accaduto martedì scorso con la piattaforma dei sindacati metalmeccanici, finalmente unitaria, ma già un passo avanti rispetto al dibattito sulla riforma del ’93. Ne anticipa, infatti, le soluzioni superando il riferimento all’inflazione programmata (superato già da tutti gli altri contratti fatti) e creando un nuovo equilibrio tra contrattazione centrale e decentrata con la determinazione di una quota di produttività fissa. Se, quindi, tra le confederazioni resta una distanza significativa sui pesi dei due livelli contrattuali, i meccanici hanno già provveduto ad azzerarla con la loro piattaforma su cui ieri c’è stato il via libera della Fim.

            Un punto resta fermo: la contrattazione nazionale mantiene il suo ruolo di tutela del potere d’acquisto per tutti i lavoratori. Ed è qui che si apre un varco tra Cgil, Cisl e Uil: il sindacato di Epifani crede che una parte della produttività debba essere distribuita anche dal contratto nazionale mentre al secondo livello è affidato il negoziato sul salario per obiettivi. Per la Cisl, invece, solo gli accordi integrativi — che dovranno essere «esigibili» per tutti i lavoratori — potranno negoziare salario sulla produttività e redditività dell’azienda. Addirittura, gli accordi integrativi potranno fare anche quello che è affidato al contratto nazionale: cioè, integrare la tutela del salario colmando lo scarto tra inflazione reale e programmata.

            Insomma, per la Cisl la contrattazione decentrata diventa pesante tanto quanto il contratto nazionale. La ricetta Uil è, invece, la più flessibile perché parla di un secondo livello che ripartisca l’effettiva produttività (che varia quindi da azienda ad azienda) e che l’«esigibilità degli integrativi non può essere imposta» — come invece dice la Cisl — ma incentivata. Resta, nel sindacato di Angeletti, una forte spinta salarista in cui si sottolinea che l’inflazione da recuperare sarà quella reale.

            Nessuna, nelle tre organizzazioni, drammatizza le distanze. Anzi, a guardare bene, alcune mediazioni sono già scritte. Altre sono addirittura già in essere, come la piattaforma dei metalmeccanici. Le mediazioni possibili sono quegli spiragli che si intravedono nel testo. E cioè, quella clausola di garanzia di cui parla la Cisl (che potrebbe garantire a livello nazionale la distribuzione della produttività a tutti) o anche l’attivazione delle procedure per la contrattazione decentrata che, sempre nell’idea cislina, deve essere affidata al contratto nazionale. Un dato è identico per tutte e tre: la contrattazione territoriale non si aggiungerà agli accordi aziendali.

            Su tutto il resto, l’accordo è cosa fatta. È pacifico che salta l’indicatore dell’inflazione programmata per calcolare gli aumenti per la tutela del potere d’acquisto. Al suo posto, spunta l’inflazione prevedibile che potrà essere decisa anche tra le parti sociali in assenza di concertazione con il Governo (come dice la Cisl). Per la Cgil e la Uil la "nuova" inflazione dovrà essere vicina a quella reale modificando la base di calcolo del costo della vita anche attraverso una riforma del paniere Istat. Poi c’è il superamento dei bienni contrattuali: passaggio reso esplicito da Cisl e Uil che parlano di tre o quattro anni come unica scadenza contrattuale mentre la Cgil glissa. E, ancora, la semplificazione e lo sfoltimento dei 420 contratti nazionali.

            Infine, su concertazione e politica dei redditi si definiscono i nuovi temi: fiscalizzazione degli oneri sociali sui bassi salari, ridefinizione dell’inflazione programmata e — aggiunge la Uil — lotta all’evasione fiscale e trasformazione di una parte del cuneo fiscale in spazi di negoziato sul welfare.