Nuovi contratti, debutto lento

11/10/2001

Il Sole 24 ORE.com







    Lavoro a termine – Pubblicato sulla «Gazzetta» il decreto legislativo che recepisce la direttiva n. 70 del 1999 – Riforma in vigore dal 24 ottobre

    Nuovi contratti, debutto lento
    La liberalizzazione fa salve le attuali quote alle assunzioni fino alla scadenza dei contratti collettivi
    Maria Carla De Cesari
    ROMA – Le quote stabilite dai contratti nazionali collettivi, che pongono un limite alla stipula di rapporti di lavoro a tempo determinato, continueranno a condizionare i datori di lavoro fino alla scadenza dei Ccnl. Sarà, infatti, scaglionata la liberalizzazione dei contratti a termine contenuta nel decreto legislativo 368/2001, che attua la direttiva 1999/70/Ce, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 235 del 9 ottobre. Dal punto di vista "formale" la deregulation sui contratti a termine, non più vincolati a precise fattispecie che via via sono state aggiunte come deroga al divieto generale contenuto nella legge 230/1962, scatterà dal 24 ottobre. Invece di fare appello alle eccezioni rispetto al rapporto subordinato a tempo indeterminato, i datori di lavoro potranno ricorrere a contratti a termine motivati da «ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo». In realtà, i datori di lavoro dovranno rispettare le clausole, cioè le quote definite dai contratti collettivi, che manteranno «in via transitoria e salvo diverse intese la loro efficacia fino alla data di scadenza» dei "patti" nazionali (si veda «Il Sole-24 Ore» del 15 agosto scorso). In questo senso va l’articolo 11, comma 2 del decreto 368/2001: la prevalenza delle norme contrattuali, oltre che da Marco Biagi (si veda il commento pubblicato in questa pagina), è sostenuta, tra gli altri, da Franco Toffoletto, avvocato ed esperto di diritto del lavoro. Sono, in particolare, le quote stabilite in base alla legge 56/1987 (articolo 23) a conservare la loro efficacia fino alla data di scadenza dei contratti collettivi: quest’ultima coincide – nel caso sia prevista una clausola di ultrattività – con la stipula del nuovo Ccnl. Tuttavia, mette in rilievo Arturo Maresca, professore di diritto del lavoro all’università Roma tre, per calcolare la reale portata dell’articolo 11, comma 2, occorrerà aspettare la lettura che si farà sul campo. Insomma, «per preservare le relazioni sindacali – dice Maresca – si potrebbe optare per un debutto scaglionato della deregulation, man mano che si rinnovano i contratti. Dal punto di vista giuridico, invece, ritengo che la persistenza delle vecchie clausole abbia una dimensione residuale, là dove non si possono far valere le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, come stabilisce l’articlo 1 del decreto. In caso contrario sarebbero penalizzati i datori di lavoro che applicano i contratti collettivi». Quello della disciplina transitoria non sembra l’unico elemento del decreto legislativo che alimenterà il contenzioso davanti ai giudici. A questo proposito la Cgil ha ribadito la contrarietà alla filosofia del decreto e ha offerto il proprio appoggio per ricorrere alla magistratura. Tra gli aspetti controversi più di un giurista mette proprio l’articolo 1 su cui è fondato il provvedimento in quanto, spiega Toffoletto, il ricorso a motivazioni «di carattere tecnico, produttivo, organizzativo sostitutivo darà modo ai giudici di esercitarsi a lungo». Per esempio, secondo Toffoletto, ci si potrebbe chiedere, in modo capzioso, se le ragioni devono neccessariamente coesistere o quando sia giustificato, per un imprenditore chiamato a pianificare l’attività, l’appello a ragioni organizzative. In mezzo a tante perplessità resta il Governo a difendere la bontà del suo operato. «Finalmente è stata recepita – ha detto il ministro del Welfare, Roberto Maroni – la direttiva europea che ci consente di fare un passo avanti verso l’obiettivo che si è posto il Governo: aumentare la percentuale di tasso occupazionale in Italia, attualmente tra i più bassi della Ue. Con questa legge abbiamo dato alle aziende una nuova possibilità di assunzione del personale. Il Governo continuerà ad adottare ogni possibile misura che serva a incrementare il tasso di occupazione».
    Giovedí 11 Ottobre 2001
 

 
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