“NuoveBR” Prodi: il sindacato vigili di più

16/02/2007
    venerdì 16 febbraio 2007

    Pagina 5 – Primo Piano

    LE NUOVE BR
    L’ALLARME DEL GOVERNO

    La correzione Telefonata con Epifani, poi la nuova dichiarazione
    «E’ un baluardo democratico»

      Prodi: il sindacato vigili di più

        FABIO MARTINI

        INVIATO A NEW DELHI

        Nella lussuosa villa con giardino che ospita gli ambasciatori italiani di stanza in India, Romano Prodi aveva appena finito di gigioneggiare, schivando le domande dei giornalisti su questioni italiane con una raffica di ripetuti – e persino autoironici – «no comment», «comment no», «vi dico subito che mi riservo tre no comment». Alla fine i giornalisti si erano arresi e, dopo sei giorni di resistenza vittoriosa, il portavoce Silvio Sircana stava per cantar vittoria. Ma, conclusa la conferenza stampa finale sul viaggio in India, nei corridoi dell’ambasciata il presidente del Consiglio cedeva. All’ultimo assalto dell’inviato del Tg3 sul rapporto Br-Cgil («Preoccupa che l’ambiente di germinazione del nuovo terrorismo si trovi anche all’interno del sindacato?», Prodi replicava: «Sì, questo è un elemento preoccupante, è chiaro che dovranno esercitare una sorveglianza molto più forte e molto più attenta», anche se «la cosa è giunta come una sorpresa per i sindacalisti stessi». E secondo Prodi preoccupa «la contiguità e l’attrazione di consenso che si sta registrando in questi giorni», con allusione al volantinaggio pro-Br fuori da un’assemblea della Fiom.

        Quel richiamo ad una maggiore vigilanza da parte della Cgil, oltretutto espresso senza un parallelo elogio delle virtù storiche del sindacato, nel giro di pochi minuti si trasformava in un caso politico, che si sarebbe spento diverse ore dopo con una nota sdrammatizzante di Palazzo Chigi. Ma a caldo – siamo nel primo pomeriggio – il caso si era subito infiammato, tanto più che alcune agenzie avevano rilanciato una versione apocrifa e ancora più ambigua delle dichiarazioni di Prodi. Alla Cgil il segretario generale Guglielmo Epifani confidava di essere molto sorpreso per le parole del premier, e il segretario di Rifondazione Franco Giordano bollava come «superfluo» il richiamo del premier.

        Nel giro di tre ore la dichiarazione «politicamente scorretta» di Prodi si stava trasformando in un vero e proprio incidente. E il premier? Da Palazzo Chigi lo cercavano da ore per segnalare che a Roma stava montando. Finalmente, tra un incontro e l’altro con i politici indiani, Prodi ha potuto chiamare Guglielmo Epifani, in qualche modo scusarsi con lui. Alle 18 italiane usciva la nota di Palazzo Chigi: «La storia e i valori del sindacato italiano sono e saranno un baluardo democratico». A quel punto il caso poteva dirsi chiuso.

        Molto ha contribuito l’incomunicabilità tra Palazzo Chigi e la Cgil. Nei giorni scorsi lo staff del premier aveva messo in agenda una telefonata ad Epifani, ma quel contatto era stato sempre rinviato. E d’altra parte anche il ministro dell’Interno Giuliano Amato – che pure con la Cgil ha un rapporto storico – da Bruxelles aveva distillato una goccia agrodolce: «Mi ha offeso moralmente affermare che io abbia assimilato i pacifisti ai terroristi. Ho detto che in un corteo di pacifisti si deve evitare che si infiltrino spezzoni con personaggi turbolenti. D’altra parte non ci sarebbe un servizio d’ordine di 1500 persone della Cgil se le mie preoccupazioni non fossero anche le loro».