“NuoveBR” Nella Cgil scocca l’ora della prima espulsione

15/02/2007
    giovedì 15 febbraio 2007

    Pagina 4 – Interni/Primo Piano

    E nella Cgil scocca l’ora
    della prima espulsione

      FRANCESCO GRIGNETTI

      ROMA
      Un pugno terribile. Ecco la Cgil, due giorni dopo. Non bastavano gli otto iscritti tra i presunti brigatisti. Ci sono anche intrecci sentimental-rivoluzionari. A Milano, una dirigente del sindacato, Angela Ferretti, viene pizzicata nella notte mentre attacca manifestini a favore degli arrestati. Angela è la convivente di Massimiliano Gaeta, uno del gruppo. A Padova, un altro terrorista lo hanno preso nel letto della responsabile della segreteria provinciale della Cgil. Avevano una storia che marciava a giorni alterni. Capita poi che fuori dalla sala padovana dove centocinquanta delegati si sono radunati con Gianni Rinaldini, il capo Fiom, vengano diffusi volantini imbarazzanti («Libertà agli operai in galera. Libertà per tutti i comunisti rivoluzionari») dai militanti dell’Autonomia. Rinaldini, quando esce, trova addirittura affisso un manifesto di solidarietà agli arrestati ed è costretto a scandire: «Dobbiamo prendere atto che siamo in un Paese in cui il terrorismo sembra riprodursi senza fine».

      Sì, il colpo è davvero duro. Oggi nel palazzone della Cgil è indetto un vertice con Epifani per prendere le contromisure. Il primo atto è stata l’espulsione di quel militante torinese, Vincenzo Sisi, che s’è dichiarato «prigioniero». Al vertice del sindacato sono convinti che non è finita qui. Altri avvisi di garanzia sono nell’aria. Carla Cantone, responsabile dell’organizzazione, avverte che è l’ora di «avere un quadro». Dice: «Faremo un piano complessivo di intervento e vigilanza. In particolare per i territori e le categorie coinvolte». Sono le giovani leve che li preoccupano. Nella liturgia sindacale, quel riferimento alla «vigilanza» non può significare altro che la Cgil prende atto di avere abbassato la guardia. Per dirla ancora con le parole di Rinaldini: «Inutile minimizzare quello che è successo».

      Ai piani alti della Cgil non è piaciuta l’intervista di Giorgio Cremaschi, sulla «Stampa» di ieri. Tutto quell’insistere sul «garantismo» è suonato fuori luogo. Perciò è anche a Cremaschi che Epifani parlava quando ha detto, da Bari, «quando dovessimo accorgerci che c’è qualche mela marcia, come sempre saremo inflessibili». Ma il leader Cgil aggiunge: «Non intendiamo accettare lezioni da parte di nessuno. In questi giorni – ha aggiunto – ho sentito cose giuste e anche cose profondamente ingiuste, cose dette a proposito e cose dette molto a sproposito. Si rassicurino tutti: siamo e restiamo quelli che siamo, e cioè impegnati in prima linea per combattere il terrorismo, per prevenirlo e per non scordarcelo il giorno dopo».

      Le parole di Cremaschi hanno suscitato polemiche in Parlamento. In campo Domenico Nania, An («la Cgil non ha alcuna responsabilità ma deve prendere le distanze da dirigenti come Cremaschi»), Maurizio Sacconi di Forza Italia («è il consueto approccio a sinistra: prima si giustifica e solo eventualmente poi si reprime»). Contro Cremaschi toni duri anche dalla maggioranza. Fabris dell’Udeur: «Cremaschi si pone solo il problema che agli arrestati siano concesse le stesse garanzie che hanno avuto Berlusconi e Dell’Utri».