“NuoveBR” Intervista a Bonanni

16/02/2007
    venerdì 16 febbraio 2007

    Pagina 5 – Primo Piano

    LE NUOVE BR

    Intervista a Raffaele Bonanni

      “Controllare gli iscritti?
      Lo facciano i poliziotti”

        «Con gli altri segretari
        batteremo tutta Italia
        per parlare con la gente»

          AMEDEO LA MATTINA

          I timori che il corteo di Vicenza non degeneri, non sono soltanto chiacchiere. Ci sono contatti sotterranei tra ministero dell’Interno e partiti della sinistra radicale. Come ben sanno i protagonisti di tante manifestazioni, occorre un servizio d’ordine degno di questo nome. Si fa affidamento sugli uomini della Cgil: sembra che confluiranno ben millecinquecento quadri con l’incarico di garantire l’ordine. «Ma soltanto per lo spezzone dove si troveranno gli iscritti al sindacato», si dice ai piani alti della Cgil. Anche il partito di Diliberto s’è posto il problema. Guai se ci fossero incidenti: sarebbe come offrire la testa su un piatto d’argento alle polemiche. E dunque sembra che nel Pdci sia in atto un tam-tam per mettere su un servizio d’ordine all’altezza. Si parla di cento giovani e forti. E forse pure un po’ maneschi. Dai Verdi si fa sapere che «non è nella nostra tradizione organizzare un servizio d’ordine». E anche Rifondazione nega di mettere su un sistema di sicurezza. «Non vogliamo che ci siano cordoni che isolino i nostri dirigenti dal popolo della pace».

          Raffaele Bonanni potrebbe dire che quello delle infiltrazioni delle nuove Br è un problema che non riguarda la Cisl e che i richiami di Prodi alla Cgil affinché vigili di più non lo sfiorano minimamente. Eppure in questo momento Bonanni si sente vicino a Epifani mentre al presidente del Consiglio consiglia di essere «molto, ma molto più cauto e di riflettere sulle responsabilità di ciascuno: Prodi più di altri». Insomma, spiega il segretario della Cisl, «lo Stato, che meritoriamente ha portato a termine questa brillante operazione contro le nuove Br, deve fare di più, non deve mai abbassare la guardia: non possiamo essere noi a fare i poliziotti con i dodici milioni di iscritti che ha il sindacato».

          Non le sembra corretta la raccomandazione del premier a una maggiore sorveglianza dentro i sindacati?

            «E’ una raccomandazione giusta. E’ logico che tutti noi dobbiamo essere più attenti a certi fenomeni visto che nel sindacato si concentra molta gente, più che in altre organizzazione della vita civile. Ma noi la vigilanza l’abbiamo sempre fatta, più degli altri, spesso coprendo i grandi vuoti della politica e delle istituzioni. E continueremo a farlo. Io, Epifani e Angeletti abbiamo deciso di andare in giro per l’Italia a parlare con i cittadini e i lavoratori. Andremo soprattutto nelle città calde: io andrò a Torino a fine mese, Epifani a Milano e tutti e tre insieme a Padova il 26 febbraio. Spiegheremo che le nostre lotte, i nostri metodi sono alternativi, agli antipodi rispetto a coloro che attraverso la violenza credono di risolvere i problemi. Ma attenzione, nessun può scagliare la prima pietra. Prodi non può scaricare sugli altri i problemi. E’ risibile pensare che possiamo essere noi a fare l’esame del sangue ai nostri iscritti».

            Dunque lei pensa che ci sia un gioco di scaricabarile ai danni del sindacato?

            «Quando si alza la voce, si usa un certo linguaggio violento, si lanciano anatemi, bisogna capire che si crea un clima che permette a questi fantasmi del passato di fare proseliti tra i giovanissimi, che è la cosa che più mi ha colpito e addolora».

            A chi si riferisce?

              «Non faccio nomi. La Cisl è stata attaccata quando ha sottoscritto il Patto per l’Italia, è stata messa in croce perché siamo stati vicini a Biagi quando ha scritto la legge sulla flessibilità del lavoro, le nostre sedi sono state incendiate, io ancora vivo sotto scorta. Ecco, tutto questo non ha fatto bene e chi ha da riflettere, rifletta. Al governo dico che l’estensione di certi fenomeni è direttamente proporzionati alla risoluzione dei problemi che hanno i lavoratori. I canali della politica sono ostruiti, i partiti non sembrano in grado di favorire la partecipazione dei cittadini alla vita politica. I litigi interminabili per delegittimare l’avversario non aiutano a risolvere lo scollamento che vive la nostra società».

              Perché alcuni di questi nuovi brigatisti sono iscritti alla Cgil e non alla Cisl?

                «Credo che il problema riguardi il linguaggio, le linee che si portano avanti. Tutti sanno che la Cisl non è ideologica, ma pragmatica e questo stride con l’opinione di chi fa dell’ideologia la propria essenza».

                Come valuta l’allarmismo da parte di Amato e Rutelli sulla manifestazione di Vicenza?

                  «In questi casi è meglio parlare poco e fare più intelligence. Per quanto riguarda Vicenza, io non ci andrò e farò di tutto perché gli aderenti alla Cisl non vadano».

                  Bertinotti invece ci andrebbe se non fosse presidente della Camera.

                    «Non so su quali basi ci andrebbe, di grazia. Non ci andrebbe per motivi urbanistici o perché non condivide il rispetto degli accordi con gli Stati Uniti? Sul primo aspetto, noi diciamo che l’allargamento deve essere fatto lontano dalla città. Per quanto riguarda invece i rapporti con gli Usa, ricordo che ci sono degli impegni di questo governo, di quello precedente, di quello precedente ancora e così via. Ci sono delle alleanze storiche che il governo, di qualunque colore, non può disattendere. Tra l’altro ricordo che da Vicenza non sono mai partite offensive