Nuove prove di unità tra Cgil, Cisl e Uil

26/05/2003



              26/5/2003
              A MARGINE DEL CONGRESSO CES CONFRONTO SU «CASO FIOM» E PATTO PER LO SVILUPPO, RIFORMA PENSIONI E ART.18
              Nuove prove di unità tra Cgil, Cisl e Uil
              Domani a Praga delicato vertice a tre

              dall’inviato a PRAGA
              Il congresso della Ces, la Confederazione europea dei sindacati che raccoglie praticamente tutte le centrali sindacali dei Vecchio Continente, inizia oggi nella capitale della Repubblica Ceca. Ma a parte l’impegno sui temi internazionali – dalla pace al welfare, passando per il rafforzamento di un organismo come la Ces che per adesso conta pochino a Bruxelles – qui i leader di Cgil-Cisl-Uil si incontreranno (probabilmente martedì, probabilmente accompagnati dai membri delle segreterie confederali presenti a Praga) per fare il punto sul da farsi in Italia nelle prossime settimane. La carne al fuoco, per Epifani, Angeletti e Pezzotta, non è davvero poca: ci sono le "solite" pensioni, c’è la trattativa sulla crisi industriale in corso con Confindustria, e naturalmente c’è il clima pessimo che intercorre tra i militanti cigiellini e quelli (soprattutto) della Cisl. Non sarà affatto facile far decollare questa «Road map» del sindacato italiano, a parte la buona volontà (che non è nemmeno detto che ci sia sempre e comunque in tutti i protagonisti). Come nel caso del Medio Oriente, troppo veleno è stato versato nei mesi scorsi, troppo dolenti sono ancora le ferite, e soprattutto troppo distanti sono proposte e obiettivi perché il terreno possa essere facilmente sgombrato dalle diffidenze e dalla sfiducia. Servirà molto tempo perché le tre confederazioni possano (almeno sulle cose su cui sono d’accordo) lavorare di conserva. Dal summit praghese ci si attende comunque un «messaggio forte e unitario di condanna» verso gli episodi di contestazione violenta o intollerante, ed è possibile che si varino iniziative comuni con l’obiettivo di «tenere alta la guardia», soprattutto nei luoghi di lavoro. Ma sembra impossibile che – come vogliono Cisl e Uil – la Cgil possa isolare e abbandonare la Fiom, che non ha firmato il contratto dei metalmeccanici e continua le agitazioni. Anche Epifani è tutt’altro che convinto della bontà della linea seguita dalla Fiom, ma il leader Cgil è davvero convinto che non sia accettabile che due organizzazioni minoritarie (come Fim-Cisl e Uilm-Uil) possano chiudere un contratto senza il «sì» del sindacato più forte quanto a iscritti, o senza un pronunciamento di tutti i lavoratori. Ma dalla Cgil partirà un chiaro messaggio alla base: smetterla con le contestazioni «pesanti». Di «media difficoltà» sarà la definizione di una linea comune sulle pensioni e il pubblico impiego. La posizione sulla delega previdenziale di Roberto Maroni appare piuttosto salda, tanto più che nel governo (si sa) molti prospettano un giro di vite ben più drastico che non potrebbe che ricompattare il sindacato, come peraltro avvenne nella prima metà del 2002 sull’articolo 18. L’appuntamento è per l’8 giugno, per decidere se concretizzare la mobilitazione già minacciata al ministro del Welfare. Sui contratti pubblici, la retromarcia del governo che aveva seguito la firma del contratto per i ministeriali ha già provocato uno sciopero generale unitario di categoria, e non è da escludere che se ne possa programmare un altro. Ma un nuovo terreno minato sarà quello del «Patto per lo sviluppo» che i sindacati (Cgil compresa) e Confindustria stanno per siglare: venerdì 30 ci sarà l’ultimo incontro sul capitolo infrastrutture, mentre su ricerca, Mezzogiorno e formazione esistono già documenti congiunti. A quel punto, bisognerà decidere che farne, ed evidentemente le strade delle confederazioni rischiano di dividersi. Per la Cisl e la Uil, quest’intesa dovrà concretizzarsi in un negoziato col governo, che dovrebbe assicurare le ingenti risorse necessarie: una sorta di fase due del «Patto per l’Italia», che potrebbe affrontare anche i temi del sistema contrattuale e del mercato del lavoro. Per la Cgil, sul «Patto» (che conteneva lunghe indicazioni proprio su sviluppo, Sud, formazione e ricerca, tutte disattese, come è successo per gli obiettivi di crescita) l’unica cosa da fare è metterci una pietra sopra. E il sindacato di Epifani sostiene il «sì» al referendum sull’art.18, che affosserebbe anche le concessioni sui licenziamenti di Cisl e Uil. Se non riuscirà a ricompattare le confederazioni sulle pensioni, il governo ha le carte in regola per spaccarle un’altra volta sul Dpef.

              Roberto Giovannini