«Nuove pensioni sì, ma in Finanziaria»

07/11/2001

Il Sole 24 ORE.com






    Cgil, Cisl e Uil: niente delega, meglio ricorrere a un maxi-emendamento su liquidazioni, fondi integrativi e innalzamento dell’età

    «Nuove pensioni sì, ma in Finanziaria»
    Domani la risposta del Consiglio dei ministri – Definiti i criteri sugli aumenti a 516 euro per le «minime»
    Marco Rogari
    ROMA – No alla delega, sì a un emendamento alla Finanziaria per incentivare l’innalzamento dell’età pensionabile, sviluppare la previdenza integrativa, anche con l’uso del Tfr, e abolire il divieto di cumulo. E piena disponibilità a sviluppare in una seconda fase il confronto su altre questioni previdenziali, come ad esempio il riallineamento delle aliquote contributive. È questa la proposta presentata ieri unitariamente da Cgil, Cisl e Uil in due riprese (al confronto ufficiale della mattina e in un’appendice di trattativa in serata) al sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla, per evitare la chiusura anticipata del negoziato sulla riforma previdenziale. Nel pomeriggio l’incontro con gli imprenditori, seguito da un colloquio tra Silvio Berlusconi e Antonio D’Amato. I sindacati, insomma, anche sulla base dell’intesa raggiunta l’altra sera da Cofferati, Angeletti e Pezzotta, hanno nuovamente fatto muro contro la delega. E, soprattutto, hanno rilanciato. A questo punto il Governo dovrà decidere domani al Consiglio dei ministri quale strada percorrere: abbandonare la delega e "accettare" una riforma soft, oppure tenere duro rischiando lo scontro frontale con Cgil, Cisl e Uil. Una decisione che non potrà essere rinviata a meno che il Governo non riesca a far slittare dal 15 novembre al 15 dicembre il varo dei collegati alla Finanziaria. Già ieri sera i ministri Maroni e Tremonti, che ha confermato che i fondi pensione faranno parte con la cartolarizzazione della fase due delle privatizzazioni, erano orientati a tenere un mini-vertice immediato per esaminare la situazione prima del Cdm di domani. Che darà anche il via libera ai criteri per l’aumento a 516 euro al mese agli «over 71» con assegni minimi e agli «over 65» invalidi e inabili. Al di là dell’eventuale utilizzo della delega, il Governo sembra comunque orientato a realizzare sulle pensioni un’operazioni in due tappe: varo immediato delle misure su cui c’è accordo con le parti sociali, a cominciare da quelle su previdenza integrativa e Tfr; definizione non a strettissima scadenza degli altri interventi per riordinare il sistema previdenziale. Domani nuovo round con i sindacati. Ieri Brambilla, che ha di fatto realizzato e ultimato la verifica con le parti sociali, non si è pronunciato sullo strumento legislativo che il Governo intende adottare, comunicando ai sindacati prima e alle organizzazioni imprenditoriali dopo che una decisione sarà presa dal Governo domani. E sulla base delle indicazioni che arriveranno dal Cdm, domani pomeriggio riprenderà il confronto con le parti sociali. Proprio per verificare meglio la disponibilità di Cgil, Cisl e Uil ieri sera Brambilla ha avuto un nuovo incontro, dopo quello della mattina, con la delegazione sindacale. Al di là dello strumento legislativo restano due problemi ancora irrisolti: il no a disincentivare (con penalizzazioni o riduzioni delle aliquote) i pensionamenti in giovane età dei sindacati, comunque favorevoli a incentivare l’innalzamento del l’età pensionabile; i meccanismi di decontribuzione. Pronti gli aumenti delle "minime". L’emendamento alla Finanziaria che otterrà domani il via libera del Governo prevede gli aumenti a 516 euro mensili per gli «over 71» con assegni sociali e al minimo e per gli «over 65» con trattamenti di invalidità e inabilità con un reddito individuale annuo di 6.714 euro (11.100 euro in presenza del coniuge).
    Mercoledí 07 Novembre 2001
 
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