Nuove pensioni, attuazione in 17 tappe

17/05/2004

        sezione: NORME E TRIBUTI
        data: 2004-05-15 – pag: 25
        autore: GIANLUCA DI DONFRANCESCO

          GUIDA ALLA RIFORMA • Il disegno di legge delega approvato dal Senato prevede una sequenza di interventi che arriva al 2015
          Nuove pensioni, attuazione in 17 tappe
          ROMA • Tra verifiche, provvedimenti ministeriali e decreti legislativi, la gran parte del riordino previdenziale resterà sulla carta anche dopo l’entrata in vigore. Né le cose potrebbero essere troppo diverse: quello approvato giovedì dal Senato, con voto di fiducia, è un disegno di legge delega, che affida, appunto, al Governo il compito di riscrivere le regole sulle pensioni (peraltro, manca ancora il voto definitivo della Camera).

          E, infatti, a parte gli interventi efficaci dal 2008 in poi (sui requisiti per l’accesso alla pensione), il cuore della riforma è contenuto in una serie di decreti legislativi, da emanare entro 12 mesi dall’entrata in vigore della delega, con i quali il Governo dovrà liberalizzare l’età pensionabile, eliminare il divieto di cumulo tra pensioni e redditi da lavoro, sostenere lo sviluppo della pensione complementare e rendere più accessibile la totalizzazione.

          Neppure il super-bonus per convincere i lavoratori a rimandare la pensione sarà subito operativo. Se, da un lato, la delega fissa i connotati del premio, dall’altro affida a un decreto dei ministeri di Lavoro ed Economia la messa a punto delle modalità d’attuazione. Bloccandolo fino al varo del nuovo provvedimento.

          Tra le disposizioni subito operative (quando la delega entrerà in vigore) c’è l’abrogazione del mini-incentivo a rimanere al lavoro per chi raggiunge 40 anni di contributi prima dei 65 di età. Una misura prevista dalla Finanziaria 2001 (articolo 75 della legge 388/2000) e rimasta inapplicata fino a dieci giorni fa. Quando sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 104 del 5 maggio 2004 (si veda «Il Sole-24 Ore» del 7 maggio) è comparso il decreto d’attuazione, licenziato dai ministeri di Lavoro ed Economia il 29 gennaio.

          In tutto, la delega inserisce nell’agenda del Governo dei prossimi 11 anni almeno 17 appuntamenti: otto decreti legislativi (ma potrebbero essere di più), sei decreti ministeriali e tre verifiche; l’ultima, fissata entro la fine del 2015, servirà a decidere se mantenere in vita la possibilità, per le sole donne, di andare in pensione con 35 anni di contributi e 57 d’età, optando per il trattamento contributivo. Il primo appuntamento è con il Casellario centrale delle posizioni previdenziali attive, istituito dalla delega presso l’Inps. Entro due mesi dall’entrata in vigore del riordino, i ministeri di Lavoro ed Economia devono individuare le informazioni da trasmettere al Casellario, comprese quelle contenute nelle dichiarazioni dei sostituti d’imposta.

          Il mandato più impegnativo è quello che assegna al ministero del Lavoro il compito di preparare un Testo unico delle discipline previdenziali, nei 18 mesi successivi all’entrata in vigore della delega. Lo sforzo ricadrà sulle spalle di un gruppo di lavoro ad hoc, coordinato da non più di cinque esperti. L’obiettivo è semplificare le procedure amministrative e armonizzare le aliquote contributive, modificando e abrogando, se necessario, le leggi in vigore.